Lecce. A 42 anni dalla sua scoperta, è possibile ammirare la "Grotta dei Cervi" di Porto Badisco grazie ai sei diorami realizzati sulla base del materiale fotografico disponibile, in mostra al museo archeologico Faggiano di Lecce
I salentini hanno avuto la fortuna di essere nati in una terra museo. Circondati da ulivi secolari che parlano di streghe e folletti, da muretti a secco, da dolmen e menhir che hanno resistito allo scorrere del tempo, da grotte che mormorano preghiere. Le giovani generazioni non sono ancora sintonizzate con la bellezza che gli è toccata in sorte eppure le pietre e i miti che hanno ispirato i nostri avi sono ancora lì, lì dove batte il cuore antico di un popolo, lì dove è nascosta la dignità della memoria collettiva rimasta intatta ed immutata nel tempo. Il Salento ha anche un'altra fortuna. In un lembo di terra poco conosciuto, dove si racconta che sia approdato l’eroe di Virgilio, Enea nel suo viaggio in Italia dopo la fuga di Troia, c’è la “cattedrale più bella del mondo” come è stata battezzata dalla dott.ssa Mara Guerri del dipartimento di Scienze delle Antichità dell’università di Firenze. La grotta dei Cervi di Porto Badisco, il “santurario della Preistoria”, scrigno prezioso per l'incommensurabile valore artistico e culturale, potrà essere ammirato in tutta la sua bellezza grazie ad un piccolo ma importante lavoro di riproduzione in scala, voluto da Luciano Faggiano, proprietario dell’omonimo Museo Archeologico dove è stata inaugurata la mostra “diorami della Grotta dei Cervi di Porto Badisco.
Diorami. È questo il termine tecnico per indicare un modello tridimensionale utilizzato per ricreare ambienti di interesse naturalistico o storico nei Musei. In realtà si tratta di piccole opere d’arte, sei in tutto, realizzate con cartapesta, gesso e terracotta dagli artisti Antonio Di Paola , Claudio Capone, Angelo De Leonardis, Antonio Grazioli, Cosimo Iaconisi con il loro presidente Angelo Congedo dell’associazione italiana Amici Del Presepio- sezione di Lecce. L’intento è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle inadempienze connesse con i processi di valorizzazione del monumento più bello del mondo. Come ci spiega il titolare del museo, infatti, il sig. Faggiano “questa nostra terra da tutti definita magica e misteriosa, di antichi contrasti e di tradizioni remote, rimane, ancora oggi, sospesa tra incuria e sensibilità, non essendo collocata al giusto posto nella storia europea, mediterranea e mondiale”. Per questo, proprio nel giorno dell’anniversario della storica giornata del primo Febbraio 1970 quando a Severino Albertini, Daniele Rizzo, Remo Mazzotta, Isidoro Mattioli, ed Enzo Evangelisti apparve la grotta di Enea poi ribattezzata “Dei Cervi”, Luciano Faggiano ha voluto ricordare l’importanza di quella scoperta che ebbe una risonanza mondiale non solo per la complessa architettura ipogeica, ma anche e soprattutto per l’arte parietale mobiliare, incisioni e nuove pitture risalenti al paleolitico superiore ossia ben più antiche di quanto non fossero state dichiarate al momento della scoperta. “Un amore per la terra che mi ha spinto –afferma Faggiano – insieme all’amico Salamina, primo fotografo entrato in grotta con gli scopritori, ad omaggiare gli scopritori con questa manifestazione e gli eredi degli scopritori che non hanno visto premiati gli sforzi dei propri cari con un adeguato riconoscimento”.
Un particolare del diorama