“Siate primi cittadini nel testimoniare dialogo e solidarietà”, Mons. Seccia scrive ai sindaci eletti

 A meno di una settimana dal rinnovo di alcuni consigli comunali in provincia l’Arcivescovo metropolita di Lecce invia una lettera aperta ai neo sindaci eletti. Nella missiva alcuni consigli e le parole di Papa Francesco.



«Carissimo Signor Sindaco,

mi permetto di scriverLe per complimentarmi per il risultato ottenuto nell’ultima tornata elettorale per le Amministrative nel suo Comune. La volontà del popolo è il sale della democrazia e se la sua gente L’ha scelta come guida civica per i prossimi cinque anni vorrà dire che ha intravisto in Lei, una persona degna e capace di assumersi le responsabilità che L’attendono», a meno di una settimana di distanza dalla tornata elettorale che ha visto coinvolto anche il Salento, l’Arcivescovo Metropolita di Lecce, Mons. Michele Seccia, prende carta e penna per inviare una lettera ai neo sindaci eletti domenica scorsa.

Il governatore della Curia leccese, nella missiva pone l’accento, sulle aspettative che i cittadini hanno riposto nella persona al momento del voto: «Ma insieme al riconoscimento e alla fiducia che spettano ad ogni leader, i Suoi concittadini Le hanno affidato anche innumerevoli attese e grandi speranze. E questo sarà probabilmente per Lei l’impegno più duro e più faticoso da mantenere.

Per questi motivi, Le auguro di cuore di testimoniare alla Sua gente di essere “primo cittadino” non perché in testa ad una graduatoria di merito, ma perché sarà in grado di essere di esempio per tutti – primus inter pares – nell’esprimere col suo servizio i valori della legalità, del dialogo, dell’accoglienza, della solidarietà…»

Per formulare gli auguri e dispensare consigli ai primi cittadini, Mons. Seccia, fa sue le parole di Papa Francesco utilizzate dal Santo Padre nel corso dell’incontro con una delegazione dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani guidata dal Sindaco di Bari, Antonio De Caro: «Con le parole di Papa Francesco che lo scorso 30 settembre ha incontrato una delegazione dell’Anci, auspico per Lei e per tutti i suo colleghi eletti di poter costruire “una città che non ammette i sensi unici di un individualismo esasperato, che dissocia l’interesse privato da quello pubblico. Non sopporta nemmeno i vicoli ciechi della corruzione, dove si annidano le piaghe della disgregazione. Non conosce i muri della privatizzazione degli spazi pubblici, dove il ‘noi’ si riduce a slogan, ad artificio retorico che maschera l’interesse di pochi”.

Un sindaco – ha detto ancora Francesco – deve avere la virtù della prudenza per governare, ma anche la virtù del coraggio per andare avanti e la virtù della tenerezza per avvicinarsi ai più deboli”».

L’Arcivescovo Michele dispensa una raccomandazione ai primi cittadini. Quella di stare sempre al fianco della comunità e di condividere sempre con lei le decisioni, anche le più difficili: «Per questo Le auguro di poter godere sempre del sostegno, dell’incoraggiamento e della collaborazione della comunità per la quale spenderà gran parte del Suo tempo e le Sue preziose competenze. La vicinanza e la familiarità con ogni Suo concittadino Le consentiranno di non sentirsi mai solo “nell’avventura dell’amministrare” nemmeno quando dovrà prendere decisioni difficili e impopolari: la condivisione dei problemi Le consentirà di fare sempre scelte giuste e sostenibili.

“Non bisogna – concludeva Papa Francesco incontrando i Suoi colleghi – alzare ulteriormente la torre, ma (occorre) allargare la piazza, fare spazio, dare a ciascuno la possibilità di realizzare sé stesso e la propria famiglia e di aprirsi alla comunione con gli altri”. Anzi consigliava ai sindaci di “frequentare le periferie, quelle urbane, quelle sociali e quelle esistenziali. Il punto di vista degli ultimi è la migliore scuola, ci fa capire quali sono i bisogni più veri e mette a nudo le soluzioni solo apparenti”.

Un’ultima raccomandazione. Poiché il bene comune, cioè il benessere di tutte le persone che vivono nel Suo comune, è un obiettivo che si può perseguire e raggiungere soltanto in un clima di unità d’intenti e di concordia sociale, avverto come Pastore l’esigenza di ribadirLe la fondamentale funzione sociale che ricoprono nei nostri territori le comunità parrocchiali e tutte le realtà associative che ruotano intorno ad esse».

Infine la benedizione e la disponibilità dell’aiuto della Curia in qualsiasi momento: «Dio benedica Lei con il suo nuovo servizio, la sua famiglia che, forse, dovrà un po’ privarsi della sua presenza e, soprattutto, tutta la comunità cittadina che si è affidata a Lei e che non merita delusioni e tradimenti.

Per quanto Le potrà essere necessario ed utile sappia che anche dal vescovo troverà sempre la porta aperta.

Buon lavoro».

Ultima modifica: 16 giugno 2018 21:26

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