Costretto a casa dai suoi 250 chili e da varie patologie, la storia di Matteo ‘il sindaco Salvemini risponda alla mia richiesta di aiuto!’

Abbiamo raccolto la richiesta di aiuto di un uomo di 51 anni, costretto all'immobilismo a causa dell'obesità e di varie patologie. L'intervista di Leccenews24.it

Non deambula più a causa del peso eccessivo e l’immobilità non può che far innalzare l’ago della bilancia. In più con una lesione alla base della colonna vertebrale a causa di un incidente.

E’ una condizione di grave disabilità che oggi raccontiamo per tentare di arrivare dritto non soltanto alla sensibilità dei nostri lettori, ma soprattutto a chi può fare qualcosa per dare una mano a Matteo Pane, 51 anni, costretto a letto o su una sedia, con la difficoltà di poter svolgere anche le azioni più elementari.

Matteo era un gran lavoratore, ha svolto le mansioni di cuoco e vanta una lunga carriera nel settore turistico-alberghiero. Ha trascorso tanti anni al Nord, in Trentino dove ha conosciuto sua moglie che purtroppo lo ha lasciato dopo una lunga malattia. Nel 2012 è tornato a Lecce dove, se pur a fatica, è riuscito a trovare occupazione presso una struttura turistica a Frigole.

“Il mio era già un peso massimo, è vero, ma ero agile e riuscivo a gestire le mie esigenze dentro e fuori casa. Dopo l’incidente in moto la situazione è precipitata”. Sì, un banalissimo incidente che lo ha portato in giro per ospedali e studi medici, senza però poter trovare la causa di “quei dolori lancinanti che mi affliggevano notte e giorno” ci spiega Matteo. Una diagnosi difficile perché? A causa del peso, dicevano i medici. E allora il sig. Pane arriva a Bari dove gli è consentito effettuare una Tac grazie alla presenza di strumentazioni adeguate per chi si avvicina ai 200 chili. Nel capoluogo pugliese il responso: frattura ad una vertebra della colonna.

Da qui il peggioramento della situazione che porta Matteo a non riuscire più a muoversi, tanto da veder emergere alle gambe delle ulcere dolorose e purulente.

Matteo vive con suo fratello Giovanni che, nonostante sia affetto da alcune patologie, come può gli dà una mano nelle esigenze quotidiane. Ma è difficile andare avanti, tra scartoffie e burocrazia a cui ti costringono gli uffici a cui presenti domanda per avere ciò che spetterebbe di diritto: non basta l’assistenza domiciliare (gli operatori OOSS si fermano per appena un’ora al giorno), fatta salva la visita del personale infermieristico della Asl che si occupa delle medicazioni! Occorre avere la possibilità di deambulare, di muoversi.

“E’ tanto tempo ormai che non esco più alla luce del sole!”

racconta Matteo che con i suoi 250 chili ormai vede il mondo soltanto attraverso la tv, pc e gli altri mezzi di comunicazione.

“Ho inviato via messenger un appello al sindaco Carlo Salvemini affinchè possa fare il suo per aiutarmi a muovermi da casa, così non posso nemmeno raggiungere un centro di fisioterapia dove intraprendere un percorso utile ad alleviare i miei problemi o, ancora, raggiungere quei centri specializzati nelle patologie come le mie; ce ne è uno a Castrignano del Capo, ma come ci arrivo se è stato estremamente difficoltoso un giorno raggiungere anche soltanto l’ospedale Vito Fazzi di Lecce a causa di totale indisponibilità di carrozzine bariatriche, le uniche che consentirebbero il trasporto di una persona obesa?”.

Del caso si è interessato Tommaso Prima, presidente dell’associazione Pronto Soccorso dei Poveri, che il sig. Pane ha avuto modo di conoscere grazie ad un servizio in tv.

E poi al danno si aggiunge la beffa! Nei mesi scorsi Matteo ha ricevuto due comunicazioni dall’Inps per la restituzione di somme indebitamente percepite! “Le trattenute sono iniziate dal primo di questo mese ed ora mi ritrovo con quasi 250euro in meno sulla pensione, con un affitto di circa 450 euro, utenze ed esigenze minime di vita quotidiana!”

E allora, l’appello di Matteo diventa il nostro e chiediamo che almeno il sindaco Salvemini risponda al messaggio che gli è stato inviato e si attivi per fare il possibile, perché della burocrazia non se ne può più.

Matteo chiede aiuto con grande dignità e gentilezza nei modi, la dignità di chi ha lavorato una vita e di difficoltà ne ha conosciute tante ed ora meriterebbe l’assistenza dovuta e una vita migliore. Niente di più.

Ultima modifica: 15 marzo 2018 14:10

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