‘​Li ho sorpresi mentre facevano sesso’. Marco Barba ammette l’omicidio, ma accusa la figlia ‘lei ha colpito per prima Khalid’

Marco Barba, accusato di aver ucciso Khalid Lagraidi per una partita di droga non pagata, ha dato una versione diversa del brutale omicidio, negando categoricamente la premeditazione. Il primo colpo con la pietra - ha dichiarato - lo ha dato mia figlia Rosalba.



Poco più di un’ora. Tanto è durato l’interrogatorio di Garanzia di Marco Barba, l’ex pentito accusato di aver ucciso a sangue freddo, per una partita di droga non pagata, Khalid Lagraidi l’ambulante di origini marocchine, ritrovato in un contenitore per carburanti in contrada ‘Madonna del Carmine’, alla periferia di Gallipoli. Nel Carcere di Bari, U Tannatu – assistito dall’avvocato Fabrizio Franco – ha risposto alle domande del Giudice e, forse un po’ a sorpresa, ha ammesso l’omicidio, ma non la premeditazione.
  
La versione dei fatti fornita dall’ex collaboratore di giustizia, però, è diversa da quella raccontata dalla figlia Rosalba che, non riuscendo a sopportare il rimorso, ha vuotato il sacco accompagnando i Carabinieri in quella pineta che per mesi ha custodito la “bara improvvisata” in cui era stato nascosto il corpo.  
  
Cambia la dinamica dell’accaduto e, soprattutto, il movente. Barba ha raccontato di aver accompagnato Khalid nelle campagne di Gallipoli insieme alla figlia per chiarire la natura del loro rapporto. Il sospetto che i due fossero legati da una relazione sentimentale lo aveva spinto a cercare delle risposte, per questo aveva messo in scena una sorta ‘tranello’. U Tannatu ha dichiarato di averli lasciati da soli, in quella zona dove poi si sarebbe consumata la brutale esecuzione, quando erano da poco passate le 12.00, ma al suo ritorno ha trovato i due nel bel mezzo di un rapporto sessuale.  
 
È nato un alterco, degenerato in pochi minuti. L’ex pentito, insomma, ha ammesso di aver ammazzato l’ambulante, ma che il primo colpo con la pietra gliel'ha inferto la figlia che poi lo ha aiutato a nascondere il corpo senza vita del poveretto.
  
Infine, ha chiesto scusa alla famiglia di Lagradi ribadendo che non voleva ammazzarlo e voleva solo avere un chiarimento con lui. L'interrogatorio, come detto, si è svolto nel carcere di Bari innanzi al gip Francesco Anglani.

Ultima modifica: 2 agosto 2017 11:56

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