Riscuotevano i crediti e truccavano le partite di Campionato, scacco al clan Coluccia. Due arresti

Gli agenti della Squadra Mobile di Lecce hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare  a carico di  Pasquale Danilo Coluccia e nei confronti di  Luciano Coluccia, accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione oltre ai reati connessi alla frode sportiva.

Avevano dato vita a una sorta di vero e proprio “welfare parallelo” occupandosi, su richiesta e previa percentuale, di riscuotere i crediti altrui e recuperare, altresì, beni oggetto di furto. Inoltre avevano acquisito il controllo della squadra di calcio locale, facendo sì, che nel Campionato 2015/2016, questa ottenesse il salto di categoria dal Torneo di Promozione a quello di Eccellenza. Alterando il risultati della competizione, però.

Questa mattina gli agenti della Squadra Mobile di Lecce hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere, a carico di  Pasquale Danilo Coluccia, nato a Galatina 37 anni fa  e una agli arresti domiciliari (solo per frode sportiva),  considerata anche l’età dell’indagato, nei confronti di  Luciano Coluccia, nato a Noha di Galatina, 68enne.
Sette gli indagati a piede libero: si tratta di Lorenzo Adamuccio, 47 anni, di Maglie, dirigente della squadra di calcio; Alessio Antico, 37 anni, di Nardò, imprenditore; Daniele Gatto, 38 anni, di Maglie, nelle vesti di Presidente della squadra di calcio; Mauro Giordano, 37 anni, di Lecce, calciatore del Maglie; Pierpaolo Maiorano, 26 anni, di Torchiarolo; Cosimo Manta, 69 anni, di Tuglie, dirigente del Galatone; ed Antonio Renis, 38 anni di Copertino, allenatore del Maglie.

L’indagine ha evidenziato come il clan Coluccia, nonostante fosse stato colpito già in passato nei suoi vertici da varie operazioni di contrasto alla criminalità organizzata, coordinate dalla Procura della Repubblica e che ha visto l’intervento operativo anche dalla Polizia di Stato, ha saputo mantenere nel corso degli anni il controllo dei traffici illeciti sul territorio di riferimento.

Le accuse

Agli arrestati vengono contestati dalla Procura , i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione oltre ai reati connessi alla frode sportiva per avere alterato, offrendo anche somme di denaro, il risultato di alcune partite del campionato Regionale Pugliese di calcio, stagione 2015/2016, al fine di favorire la promozione alla categoria superiore dell’A.S.D. Pro Italia Galatina, società di cui, all’epoca dei fatti contestati, era presidente Luciano Coluccia.

L’indagine ha provato il «riconoscimento della capacità criminale del clan ad imporsi sul territorio grazie alla forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di sottomissione che ne deriva».

Gli arrestati confidavano, proprio perché sino a ora entrambi incensurati, nella possibilità di eludere ulteriori attività di contrasto da parte della Magistratura e delle Forze dell’Ordine.

I settori in cui operavano

I due avevano indirizzato gli interessi del clan anche verso settori del tutto nuovi e apparentemente leciti rispetto a quelli già oggetto di controllo, tramite il vincolo associativo, da parte del sodalizio sul territorio galatinese ed individuabili con: l’aggiudicazione di appalti pubblici nel comprensorio di Galatina; il reimpiego di capitali, provento di traffici illeciti attraverso l’avviamento di attività commerciali ( alcune pescherie annesse a supermercati della provincia); l’apertura  di uffici per l’attivazione di contratti per la fornitura di energia elettrica e gas.

Singolare si è anche rilevata la gestione dei servizi cimiteriali presso il camposanto di Galatina dove, pur oprerando una ditta regolarmente vincitrice di appalto, era di fatto gestita da Luciano Coluccia.

Il controllo sulla compagine calcistica

Ulteriore attività controllata dall’associazione criminale era la squadra di calcio «A.S.D. Pro Italia Galatina», con annesso stadio comunale «G. Specchia».

L’esito dell’indagine ha messo in evidenza una “costante e pressante richiesta di somme di denaro” a commercianti e imprenditori di Galatina e dei comuni limitrofi a titolo di «sponsorizzazione» per la compagine calcistica.

La Polizia di Stato è riuscita anche a documentare la capacità criminale del clan e la sua forza d’intimidazione nell’ambito delle richieste di «recupero crediti».

Il servizio di riscossione crediti

Dalle indagini è emerso che i creditori, anziché rivolgersi ad avvocati per riscuotere quanto dovuto vantato nei confronti di commercianti e imprenditori locali, preferivano rivolgersi ai Coluccia, confidando nella forza di intimidazione riconosciuta loro.

Tanto era forte l’impatto del clan sulla comunità galatinese che anche in occasione di furti patiti le vittime si sono rivolte agli arrestati per ritornare in possesso dei beni rubati.

Altra circostanza illecita evidenziata dalle indagini della Squadra Mobile ha riguardato l’interferenza su imprenditori e commercianti per ottenere, in favore dei propri protetti,  l’assunzione o il licenziamento di lavoratori occupati in aziende del comprensorio galatinese.

Dal quadro complessivo delle indagini è emerso uno spaccato di illegalità così devastante sul territorio che ha  visto il clan Coluccia evidenziarsi quasi come un “organo giurisdizionale” per dirimere controversie private.

Ultima modifica: 17 maggio 2018 20:36

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