Sigilli ai “caseddhi” di Alliste, il Riesame conferma alcuni sequestri. Le conclusioni

Le opere sono state realizzate nell’ambito del progetto pilota “Abaco dei Trulli”, destinato alla riconversione dei "caseddhi" in esclusivi residence estivi.


Tribunale

“Un sensibile aggravamento del carico urbanistico della zona, peraltro paesaggisticamente tutelata”. Sono le conclusioni del Tribunale del Riesame sul sequestro preventivo eseguito nel gennaio scorso, nelle campagne della marina di Alliste. Il giudice estensore Antonio Gatto, nelle motivazioni della sentenza, illustra le ragioni per cui viene rigettato il ricorso della difesa.

Infatti, tre proprietari dei “caseddhi” avevano chiesto l’annullamento del decreto emesso dal gip Michele Toriello, eseguito nel gennaio scorso dagli uomini della Polizia Provinciale, su richiesta del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone. Le opere, considerate abusive dal pm, sarebbero state realizzate nell’ambito del progetto pilota “Abaco dei Trulli”, destinato alla riconversione dei “caseddhi” in esclusivi residence estivi.

Il Riesame (Presidente Silvio Piccinno), ha “confermato” il sequestro ritenendo che sussiste il concreto pericolo di aggravamento o protrazione del reato. Nello specifico, non è stata prodotta alcuna documentazione attestante il possesso della qualifica di imprenditore agricolo e il manufatto realizzato, inoltre, viene qualificato come “dimora turistica residenziale”.

Inoltre, le pareti della costruzione non sono in “pietra a secco”, come previsto dal PRG del Comune di Alliste, bensì in conci di tufo intonacati, come consentito dall’“Abaco dei Trulli”, che tuttavia contrasta con lo strumento urbanistico generale cui è subordinato. La copertura del manufatto è in cemento, non in legno o muratura. Infine, il progetto presentato prevede la realizzazione di un’ampia piscina interrata annessa alla dimora turistica, in palese violazione dell’“Abaco dei Trulli”, che non consente la creazione di alcun locale interrato ad eccezione della sola cisterna per l’acqua.

Dunque, afferma il relatore, che il fabbricato in esame, sebbene formalmente assentito con il permesso di costruire richiamato dalla difesa, si pone “in contrasto con lo strumento urbanistico generale del Comune di Alliste ed ha uno scopo spiccatamente residenziale, nonostante sia collocato in Zona agricola, senza alcuna connessione con la conduzione del fondo in cui insiste”.

Viene poi richiamato nel provvedimento, quanto accertato dal Prof. Dino Borri, consulente tecnico del Pubblico Ministero, che afferma come sarebbero addirittura 2.000 gli antichi caseddhi presenti in Zona E2, con la conseguenza che, qualora venisse assentita in futuro la realizzazione di una villetta con piscina per ciascuno di questi, la zona in questione ne risulterebbe totalmente urbanizzata, con il definitivo stravolgimento della sua vocazione agricola-ambientale in turistica-residenziale.

Le accuse, a vario titolo ed in diversa misura, sono di lottizzazione abusiva, distruzione e deturpamento di paesaggio, violazione del vincolo paesaggistico e abuso d’ufficio.

Tra i 34 indagati, i proprietari dei caseddhi, i rispettivi progettisti e anche alcuni funzionari del comune di Alliste. Il sequestro riguarda numerose costruzioni residenziali in zona agricola, in un’area di oltre 6 mila metri cubi di superficie. La maggior parte delle abitazioni era munita anche di piscine, costruzioni in cemento armato e vialetti. Il tutto, secondo la Procura, in una zona agricola di notevole valenza paesaggistica e sottoposta a numerosi vincoli.

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Fasano, Luigi Corvaglia, Saverio Sticchi Damiani, Silvio Verri, Massimo Fasano.

Ultima modifica: 13 marzo 2018 18:34

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