Duplice omicidio Parabita: la Corte d'Appello condanna De Matteis a 16 anni e 8 mesi di carcere

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Epilogo per l'omicidio di Parabita in cui persero la vita Paola Rizzello e la figlioletta di appena due anni, avvenuto la sera del 16 marzo del 1999. De Matteis si conferma esecutore dell'efferato crimine, nonchè complice di Biagio Toma.


Il Tribunale di Lecce
Il Tribunale di Lecce

Parabita. Si conclude con la conferma della condanna a 16 anni ed 8 mesi per Luigi  De Matteis, il processo di secondo grado sul duplice omicidio di Parabita, nel quale si consumò l’efferato assassinio di madre e figlia.
 
La Corte di Assise d’Appello ha confermato la sentenza del gup Vincenzo Brancato emessa al termine del rito abbreviato ( consente lo sconto di un terzo della pena) nell'aprile 2016. De Matteis è  l’omicida reo confesso di Paola Rizzello, madre della piccola Angelica Pirtoli, brutalmente assassinata 26 anni fa. L'uomo rispondeva del reato di duplice omicidio, con  l'aggravante di avere agevolato l'associazione mafiosa.
 
Il 50enne di Parabita ha beneficiato tuttavia delle attenuanti generiche per il suo ruolo di collaboratore di giustizia. Inoltre, è stata disposta la prescrizione del reato in merito alla detenzione d'arma da fuoco in luogo pubblico e la distruzione, soppressione e sottrazione del  cadavere della madre, quanto della figlia. Confermato anche il risarcimento del danno da quantificare in via successiva e subordinata.
 
Si  erano costituiti parte civile, chiedendo circa 1 milione di euro, la sorella della vittima, Marilena Rizzello, con l’avvocato Leonardo Marseglia; i fratelli Nadia e Gerardo con il legale Giancarlo Zompì; Maria Antonia Sabato, nel doppio ruolo di nonna e madre, per il tramite del difensore Serena Tempesta; Alessandro Pirtoli, in qualità di figlio e fratello, con l’avvocato Emanuela Piscopo. Luigi De Matteis è stato invece patrocinato dall’avvocato Francesco Maria De Giorgi.
 
Quest’ultimo aveva chiesto la condanna del proprio assistito, in continuità con la sentenza della Corte di Assise di Lecce, che aveva riconosciuto il 416 bis in capo all’uomo, unitamente ad altri. Ad ogni buon conto, il 26 marzo 2001, la Corte, presieduta da Centonze,  aveva condannato all’ergastolo il capo clan, Luigi Giannelli, la moglie, Anna De Matteis e Donato Marcuri, stretto collaboratore di questi.
 
Secondo quanto emerso dall'inchiesta coordinata in primo luogo dal pm Giuseppe Capoccia e successivamente dal Procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, Paola Rizzello, ritenuta testimone scomoda e d’intralcio alle attività del clan, fu uccisa per mano di De Matteis con un colpo di pistola. La piccola Angelica, testimone oculare ed inconsapevole del fatto, restò accanto al corpo esanime della madre e riuscì a sopravvivere nonostante le ferite riportate.
 
L’accusa ipotizza che , il giorno immediatamente successivo, De Matteis e Toma, fecero ritorno sul luogo del delitto per sbarazzarsi definitivamente di quel corpicino. A colpire l’intera comunità salentina, fu certamente la brutalità di questa seconda "esecuzione". La piccola sarebbe stata presa per i piedi da Toma e percossa contro una parete, senza pietà alcuna.  
 

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