Falso invalido con la complicità di moglie, nipote e tre medici? Chiesto il rinvio a giudizio per sei imputati

Il signore ha continuato a sostenere la propria grave invalidità anche dopo aver visionato i filmati girati dai militari, dichiarando che, grazie all’uso di alcuni farmaci, poteva, sebbene in maniera temporanea, condurre prodigiosamente una vita “normale”.


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Si finse invalido per beneficiare di trattamenti pensionistici, grazie alla compiacenza di tre medici, della moglie e del nipote? La Procura leccese, nelle settimane scorse, ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati che rischiano, dunque, di finire sotto processo.

Questa mattina, innanzi al Gup Alcide Maritati, si doveva svolgere l’udienza preliminare che è stata però rinviata al 25 gennaio. In quella sede, il giudice stabilirà se rinviarli a giudizio o proscioglierli dall’accusa. I loro difensori potrebbero anche avanzare richiesta di rito abbreviato.

Rispondono delle ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato: F.M., 73 anni, di Trepuzzi; la moglie A.A.D.V, 61 anni; M.C., 48 anni, di Lecce, reumatologo in servizio presso l’unità operativa universitaria dell’azienda ospedaliera di Pisa; F.G., 65 anni, di Novoli, medico fisiatra della Asl di Lecce ed M.P, 59 anni, medico di base leccese.

Gli stessi F.M. e A.A.D.V, assieme al nipote S.P, 35 anni di Lecce, ed a M.P., ( il medico di base) devono difendersi dall’accusa di tentata truffa.

Dopo la chiusura delle indagini, alcuni hanno chiesto di essere interrogati dal pm fornendo la propria versione dei fatti o hanno prodotto memorie difensive, attraverso i propri legali.

L’accusa

Secondo la tesi accusatoria, grazie ai certificati prodotti dal medico di base e da due specialisti, il 73enne di Trepuzzi sarebbe riuscito a trarre in inganno tre commissioni mediche della Asl.

Nello specifico: la “Commissione medica di prima istanza” che gli riconobbe l’invalidità e la necessità di assistenza continua, grazie ai certificati del medico curante e del fisiatra; la “Commissione medica superiore”, in virtù dei certificati del fisiatra e dello specialista in servizio a Pisa; la Commissione medica per l’accertamento dell’handicap che riconobbe all’uomo una patologia permanente, esonerando F.M. da ulteriori controlli.

Grazie al responso favorevole delle tre Commissioni, F.M. avrebbe percepito oltre 24mila euro di indennità di accompagnamento da agosto del 2012 a luglio del 2016. Inoltre, avrebbe ottenuto altre agevolazioni come 64 giorni di permessi retribuiti per la moglie, dipendente pubblico; le riduzioni previste per l’acquisto di un’auto per disabili; ma anche due pass auto rilasciati dai Comuni di Lecce e di Trepuzzi.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati: Francesco Fasano, Luigi Covella, Antonio De Mauro, Maurizio Memmo e Gianluca Bianco.

Le indagini

Le indagini, durate circa 8 mesi, sono state condotte dagli uomini del Comando Provinciale di Lecce della Guardia di Finanza e coordinate dal pubblico ministero Donatina Buffelli. F. M. “ufficialmente” incapace di provvedere autonomamente e di deambulare senza l’ausilio di un accompagnatore, è risultato in grado di svolgere ogni normale attività, riuscendo così a guidare la propria autovettura, ad effettuare la spesa quotidiana, a recarsi in edicola, al bar ed in ogni dove, senza necessità di alcun ausilio o accompagnatore.

In particolare, nel corso delle investigazioni, l’anziano è stato monitorato e video-ripreso, anche mentre in compagnia del nipote che, poco prima di entrare presso la sede dell’INPS di Lecce per andare a sostenere la visita di revisione riguardante la dichiarata invalidità, gli apriva la sedia a rotelle e lo faceva premurosamente “accomodare” per spingerlo davanti alla Commissione e non destare sospetti.

I tre professionisti, invece, sono stati segnalati, per i rispettivi provvedimenti, all’Ordine Nazionale dei Medici. In aggiunta, la Procura, ha disposto il sequestro per equivalente di beni per un controvalore di oltre 25.000 euro nei confronti del “falso invalido”. Ciò a ristoro delle somme indebitamente percepite in danno non solo del sistema previdenziale dello Stato, ma anche delle cosiddette categorie protette.

Il signore, fermo sulle proprie posizioni anche di fronte all’evidenza, ha continuato a sostenere la propria grave invalidità anche dopo aver visionato i filmati girati dai militari, dichiarando che, grazie all’uso di alcuni farmaci, poteva, sebbene in maniera temporanea, condurre prodigiosamente una vita “normale”.

Ultima modifica: 13 ottobre 2017 14:02

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