Nuovo agguato a Casarano, ‘compare’ di Augustino Potenza raggiunto da colpi d’arma da fuoco. E’ grave

Un nuovo episodio di cronaca insanguina il territorio salentino. Un uomo vicino ad Augustino Potenza, freddato in un agguato il 26 ottobre scorso, è stato gravemente ferito in un agguato.


Lo aveva detto il procuratore Cataldo Motta dopo l’omicidio di Augustino Potenza freddato con undici colpi di kalashnikov nel parcheggio di un supermercato: «la pax mafiosa è stata violata». Un mese dopo, giorno più giorno meno, a Casarano si torna a sparare. Un episodio che ha tutti i contorni di un’esecuzione in piena regola. Nel mirino, questa volta, è finito Luigi Spennato, 41enne volto noto alle cronache locali. Stando ad una prima ricostruzione dell’accaduto, ancora sommaria, l’uomo si trovava in macchina a pochi passi dalla sua abitazione, in zona Madonna della Campana, quando è stato raggiunto da almeno due sicari che, senza alcuna esitazione, hanno aperto il fuoco. Diversi i colpi sparati, uno ha colpito il 41enne alla testa, l’altro alla schiena. Con altrettanto scrupolo, i killer sono scappati via lasciando l’uomo in una pozza di sangue.
  
L’ambulanza del 118 è arrivata sul posto pochi minuti dopo. I sanitari a bordo hanno intuito subito la gravità delle condizioni di Spennato, che sembra non fosse cosciente, tant’è che lo hanno trasportato con urgenza all’ospedale ‘Vito Fazzi’ di Lecce, dove è arrivato in codice rosso. Le sue condizioni sono critiche. Ha subito nella notte un delicatissimo intervento chirurgico e si trova nel reparto di Rianimazione piantonato dalle Forze dell'Ordine. I medici non si sbilanciano ma qualora dovesse sopravvivere sono concrete le possibilità che rimanga paralizzato e perda l'uso della vista.
  
Con il passare del tempo, i dettagli emersi hanno reso l’agguato ancor più inquietante: il nome di Spennato, infatti, è legato da un doppio filo a quello di Potenza. Il 41enne, che ora lotta tra la vita e la morte, era stato condannato a vent'anni in primo e secondo grado nel processo sul duplice omicidio di Cosimo e Fabrizio Toma, salvo poi essere assolto, dalla Corte d'Assise d'Appello di Taranto, nel 2014. Secondo l’accusa, era stato lui ad informare gli uomini del clan Di Emidio dei movimenti di padre e figlio. Potenza, invece, fu condannato all’ergastolo e poi assolto, per l’omicidio di Barbara Toma (figlia  di Cosimo e sorella di Fabrizio), e di suo marito Fernando D’Aquino, consumato il 5 marzo del 1998. Troppe le cose in comune per non pensare che i due fatti siano collegati. 

Ultima modifica: 23 agosto 2017 12:43

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