Omicidio Noemi, il fidanzato: ‘è stato un raptus. Ero esasperato dai contrasti tra le famiglie’. Il padre indagato per occultamento di cadavere

Al termine di una lunghissima giornata, L.M. è stato ascoltato a tarda ora nella caserma dei Carabinieri di Tricase: alla sua uscita saluti e sorrisi ironici verso la folla che inveiva contro di lui. Sottoposto a fermo, il ragazzo risponde di omicidio volontario.



L.M., il 17enne di Montesardo, fidanzato di Noemi e reo confesso della sua uccisione, è stato sottoposto a fermo di Polizia Giudiziaria. Dopo la confessione rilasciata in mattinata, il giovane è stato nuovamente ascoltato, e per svariate ore, nel corso della tarda serata di ieri all’interno della caserma dei Carabinieri di Tricase: qui il giovane ha risposto alle domande degli inquirenti, assistito da una psicologa e dal suo difensore, l’avvocato Paolo Pepe.
 
Nel corso dell’ascolto, L.M. ha confermato di essere l’autore della terribile uccisione di Noemi Durini, 16enne di Specchia di cui si erano perse le tracce dalla giornata di domenica 3 settembre. Sarebbe stato lui, quindi, a contattarla alle primi luci dell’alba, raggiungerla sotto casa, per poi condurla in un luogo isolato di Castrignano del Capo, dove poi è avvenuto il triste ritrovamento del cadavere della giovanissima.
 
Dopo aver condotto gli investigatori sul luogo dell’occultamento del corpo, sepolto da alcune pietre nei pressi di un muretto a secco in località San Giuseppe, nella serata di ieri il 17enne è stato messo nuovamente sotto torchio e, nel corso dell’ascolto in caserma, avrebbe riferito alcuni particolari della vicenda.
 
Alla base dell’uccisione della sua fidanzatina, il reo confesso avrebbe spiegato di essere stato colto da un raptus: un eccesso di ira provocato dall’esasperazione per i continui contrasti tra le due famiglie. Infatti – stando alla sua versione – i nuclei familiari della coppia ostacolavano la loro relazione lunga oltre 365 giorni, divenuta oramai morbosa.
 
Secondo la versione dell’assassino, Noemi era diventata ossessiva, troppo gelosa del suo fidanzato, adducendo addirittura l’intenzione, a lui rivelata, di voler uccidere i genitori di quest’ultimo, poiché di traverso nel loro rapporto. A tarda ora della sera, dopo una lunghissima giornata, il 17enne ha lasciato la caserma dei militari di Tricase, tra l’ira della folla a cui, al momento dell’uscita, ha rivolto sorrisi ironici e persino una linguaccia.
 
Adesso sui di lui indaga la Procura dei Minori (con le indagini affidate al PM Anna Carbonara): dovrà rispondere di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Nei prossimi giorni si terrà l’udienza di convalida del fermo innanzi al GIP del Tribunale dei Minori, alla presenza degli avvocati Paolo Pepe e Luigi Rella.
 
Al dolore della famiglia di Noemi, si aggiunge la rabbia dovuta ad alcune denunce sui comportamenti del ragazzo che, in passato, avrebbe usato violenza e comportamenti aggressivi nei confronti della figlia e dei suoi genitori. Atteggiamenti particolarmente irruenti che avrebbero costretto il ragazzo a un paio di trattamenti sanitari obbligatori.
 
Ma sotto la lente di ingrandimento non c’è solo la posizione del ragazzo. Infatti, nel registro degli indagati è finito anche il nome di B.M., padre del reo confesso, 41 anni di Montesardo. L’uomo è accusato di sequestro di persona e concorso in occultamento di cadavere.
 
La sua posizione è al vaglio della Procura ordinaria, con le indagini coordinate dal PM Donatina Buffelli.

Ultima modifica: 15 settembre 2017 18:04

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