Attentati incendiari per estorcere denaro agli imprenditori, patteggiano i tre arrestati

I tre leccesi rispondevano dei reati di danneggiamento, incendio e tentata estorsione aggravata in concorso. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia si "giustificarono" affermando che i soldi servivano per acquistare della droga.


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Si conclude con il patteggiamento a complessivi 10 anni di reclusione per tre persone l’operazione investigativa “Leonardo” sugli attentati incendiari a imprenditori e commercianti, messi in atto per estorcere denaro.

Il giudice Alcide Maritati ha accolto l’istanza dei difensori che avevano “concordato” la pena con i pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Antonio Negro. I tre leccesi rispondevano dei reati di danneggiamento, incendio e tentata estorsione aggravata in concorso.

Nello specifico sono stati inflitti: 4 anni e 3 mesi a Massimiliano Elia, 41enne considerato il “mandante”. L’uomo, che rispondeva di tre episodi di tentata estorsione aggravata, è assistito dall’avvocato Giuseppe De Luca. 3 anni e 4 mesi, invece, per il 36enne Andrea Bisconti, detto Cinese o Cina (contestati due episodi), difeso da Erlene Galasso e 2 anni ed 8 mesi nei confronti di Andrea Podo, detto “Puzzune”, 22enne, (un solo episodio), difeso da Pantaleo Cannoletta.

Le indagini

Gli episodi contestati si sarebbero verificati tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.
Mettere insieme tutti i pezzi del puzzle non è stato facile per gli uomini della Squadra Mobile di Lecce. Da un lato, c’erano le immagini delle telecamere di videosorveglianza che avevano consegnato nelle mani degli inquirenti indizi ‘preziosi’ per risalire all’identità degli autori dei misteriosi incendi, dall’altro c’era il racconto di un testimone che aveva assistito, suo malgrado, all’attentato ai danni di un cantiere.

Fondamentale è stata la collaborazione di una vittima, il proprietario di una ditta che aveva presentato denuncia. L’intento degli attentati incendiari era quello di estorcere denaro. 50mila euro: tanto era stato chiesto al poveretto dopo che era stato completamente bruciato il bagno chimico del cantiere. In questo caso, i malviventi si erano spinti anche oltre facendo recapitare presso la sede della ditta una busta contenente tre proiettili calibro 9×21.

I tre arrestati sono considerati responsabili almeno di altri due casi: il rinvenimento di due bottiglie ‘sospette’ all’interno di un centro polivalente in costruzione e l’attentato ai danni di una tabaccheria. Inoltre, gli investigatori hanno intercettato numerose conversazioni telefoniche tra gli indagati. Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto anche lo scooter Leonardo (da cui, il nome dell’inchiesta) nascosto all’interno di un garage.

I tre indagati, nel corso dell’interrogatorio di garanzia innanzi al gip Giovanni Gallo si “giustificarono” affermando che i soldi servivano per acquistare della droga.

Ultima modifica: 16 ottobre 2017 11:38

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