Perforò gli organi di una paziente, ginecologa condannata a 2 anni anche in Appello

Il giudice ha ritenuto la 60enne Anna Maria Guacci di Lecce colpevole del reato di omicidio colposo, anche nel secondo grado di giudizio. La signora leccese morì il 27 ottobre del 2009 a distanza di nove mesi dal ricovero.


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Avrebbe perforato gli organi di una paziente durante un’operazione chirurgica e per una ginecologa della Casa di Cura “Petrucciani” è arrivata la conferma della condanna a 2 anni.

I giudici della Corte di Appello hanno ribadito la stessa pena maturata in primo grado, con il beneficio della sospensione, subordinata al pagamento di una provvisionale. Non solo, anche l’interdizione dalla professione medica per la durata della pena.

L’accusa contestata ad Anna Maria Guacci, 61enne di Nociglia ma residente a Lecce, è omicidio colposo. Il figlio della paziente, Damiano ed il marito Domenico, difesi dagli avvocati Roberto e Luigi Rella si erano costituti parti civili. La Corte di Appello ha confermato in loro favore, il risarcimento da liquidarsi in separata sede e una provvisionale di 163.990 euro ciascuno.

L’accusa

Secondo il pubblico ministero Paola Guglielmi l’imputata è da ritenere colpevole del decesso di Emma Vergari. La vittima, una signora leccese, 50enne all’epoca dei fatti, morì il 27 ottobre del 2009 a distanza di nove mesi dal ricovero. La donna si era recata presso la Casa di Cura “Petrucciani” per una “isteroscopia “(un’esame di routine generalmente praticato in day hospital), al fine di verificare la presenza di un piccolo polipo nell’utero.

Secondo l’accusa, il medico operò la donna attraverso la resezione di una parte dell’intestino, ma nell’effettuarlo, le avrebbe però perforato l’utero e l’intestino tenue causando una peritonite. Successivamente, in seguito alla richiesta di un esame istologico, la ginecologa per imperizia derivante da insufficiente preparazione tecnico-anatomica, avrebbe descritto un polipo endometriale, mentre si trattava di strutture adiacenti alla tuba. Inoltre, in base a quanto sostenuto dal pm, il medico avrebbe omesso per negligenza di comunicare alla paziente, il giorno successivo all’errato intervento, l’assoluta necessità di sottoporsi urgentemente a un intervento chirurgico di laparoscopia; ciò, al fine di scongiurare le conseguenze della peritonite, causata dalla perforazione dell’utero.

Non essendo ancora consapevole della “potenziale” gravità della situazione, la paziente si sarebbe rifiutata di sottoporsi all’operazione, cosicché l’intervento laparotomico sarebbe avvenuto con evidente ritardo; tale da spingere i medici, visto l’aggravarsi delle condizioni della donna, al trasferimento presso un’altra struttura.

Infatti, solo a cinque giorni di distanza dall’operazione, il medico decise di trasferire la donna presso l’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase; qui i sanitari fecero il possibile per migliorare le condizioni di salute della paziente, ma purtroppo la signora finì per ben due volte in Rianimazione. Una volta dimessa e trascorsi nove mesi dall’operazione, la 50enne leccese è morta tra le mura della sua abitazione.

Fu proprio la signora Vergari a sporgere denuncia in seguito alle sue dimissioni dalla clinica.

Il sostituto procuratore Paola Gugliemi aprì un fascicolo d’indagine, per lesioni personali colpose; dopo il decesso della donna, l’accusa è stata riformulata in omicidio colposo.

L’imputata è difesa dall’avvocato Luigi Covella.

Ultima modifica: 13 ottobre 2017 14:41

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