Brutale pestaggio di Porto Cesareo: il gip convalida i tre fermi

Il Giudice ha convalidato i tre fermi disposti dalla Procura Leccese. Non solo, ha confermato la misura cautelare in carcere per gli ‘aggressori’ del 33enne di Porto Cesareo


bastone-aggressione-porto-cesareo-2

Il giudice convalida i tre fermi disposti dalla Procura leccese per il brutale pestaggio ai danni di un 33enne, in un casolare di Porto Cesareo. Inoltre, il gip Cinzia Vergine ha confermato la misura cautelare in carcere per Lorenzo Cagnazzo, 27enne di Porto Cesareo, Kevin Soffiatti, 19enne originario di Foggia, ma residente a Porto Cesareo e Maikol Pagliara, 27enne di Arnesano.

Ieri mattina, nel Carcere di Borgo San Nicola, si è svolta l’udienza di convalida dei fermi. I tre indagati, assistiti dagli avvocati Giovanni e Gabriele Valentini e Cosimo D’Agostino, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Invece, la persona offesa è difesa dall’avvocato Riccardo Giannuzzi.

I tre si sono costituiti in caserma dopo alcuni giorni. Rispondono, nel decreto emesso dalla Procura, delle accuse di lesioni personali aggravate, sequestro di persona, minacce e violenza privata, tortura e porto abusivo di arma da fuoco.

Il possibile movente

Il gip Cinzia Vergine ha “confermato” l’ipotesi della tortura, ritenendo però le lesioni un “aggravante” e il sequestro di persona un elemento costitutivo di tale reato. Infatti, rifacendosi ai pronunciamenti della Cassazione, ritiene il giudice, siamo di fronte ad un “soggetto in stato di privazione della libertà personale, affidato alla custodia dell’aggressore…o in stato di minorata difesa”. Inoltre, la condotta degli indagati richiama “un trattamento inumano o degradante per la dignità della persona” e per crudeltà deve intendersi ” insensibilità a basilari richiami umanitari”.
Secondo il giudice, quindi, sussistono i gravi indizi di colpevolezza e ricorrono le esigenze cautelari del carcere per il pericolo di fuga ed inquinamento probatorio, anche in considerazione della ” pessima personalità dei fermati”.
Invece, il gip pur ritenendo attendibili le dichiarazioni della vittima, aggiunge ” forse non del tutto limpide quanto ai possibili motivi della patita aggressione”.

Le indagini, condotte dal Carabinieri della Tenenza di Copertino e dai colleghi di Campi Salentina, continuano per cercare di fare luce sul movente che avrebbe indotto i tre a picchiare selvaggiamente il 33enne di Porto Cesareo. La pista più accreditata, al vaglio degli investigatori, è la vendetta. La vittima avrebbe indicato Pagliara e Cagnazzo come gli autori di un furto in casa della madre (regolarmente denunciato). Il messaggio sarebbe stato “recapitato” ai due, attraverso una terza persona. A quel punto sarebbe scattato il violento pestaggio.

Naturalmente, nessuna altra ipotesi è scartata: si scava anche nel passato dei tre aggressori. Pagliara è un volto noto alle cronache giudiziarie: è stato condannato a 2 anni con il rito abbreviato per aver ferito a un piede Alessio Rizzello, 30enne di Porto Cesareo (condannato a 1 anno e 6 mesi per favoreggiamento), per questioni legate alla vendita di stupefacenti. Non è stata esclusa nemmeno la pista del controllo del territorio o di presunti debiti di droga, ma queste strade sembrerebbero, al momento, poco plausibili.

Il pestaggio

La sera del 29 novembre, il 33enne si trovava insieme agli amici e alla fidanzata in un bar di Porto Cesareo, quando è stato prelevato con una scusa. Il giovane li ha seguiti, ma intuendo che sarebbe successo qualcosa di brutto, aveva allertato gli amici. Una volta giunto in un casolare in costruzione nelle campagne di Porto Cesareo, dove stava aspettando il terzo complice, sono iniziate le sevizie. Prima è stato costretto a spogliarsi, poi è stato picchiato ripetutamente con un bastone. Poi, come se non bastasse, è stato minacciato con una pistola e umiliato ripetutamente.

Una volta finita la ‘tortura’ lo hanno lasciato per terra. Nonostante fosse ridotto male, il 33enne è riuscito a trovare la forza di chiamare un amico che lo ha accompagnato in Caserma per denunciare l’accaduto. Poi è stato condotto in Ospedale, prima al San Giuseppe di Copertino, dove i medici gli hanno riscontrato la frattura di diverse costole, delle dita di una mano e un trauma cranico con ferita lacero-contusa, poi al “Vito Fazzi” di Lecce

Arrivare ai tre non è stato facile. Gli uomini in divisa hanno unito le parziali ammissioni della vittima, terrorizzata e ancora confusa dall’accaduto, le telecamere di video-sorveglianza istallate nella zone e alcune preziose testimonianze che hanno permesso di risalire all’auto usata per spostarsi.

Ultima modifica: 8 dicembre 2017 9:57

In questo articolo