Presunta truffa Antiracket, confermata l’interdizione per un anno nei confronti di Attilio Monosi

Il Tribunale del Riesame ha rigettato i ricorsi presentati dalla difesa e dalla pubblica accusa che avevano impugnato l'ordinanza del gip. Ieri, si è tenuto un serrato 'botta e risposta' tra le parti, durato circa quattro ore.



Nella giornata di ieri, si era tenuta la discussione sulla posizione dell'assessore al bilancio dimissionario di Palazzo Carafa, ma eletto nuovamente al primo turno delle ultime elezioni comunali, in merito al presunto maxi raggiro per ottenere contributi ed agevolazioni, attraverso i fondi pubblici destinati all'Associazione Antiracket Salento. Il Tribunale del Riesame  (Presidente Silvio Piccinno, relatore Maria Pia Verderosa a latere Antonio Gatto) ha rigettato i ricorsi  presentati dalla difesa e dalla pubblica accusa che avevano impugnato l'ordinanza del gip Giovanni Gallo.
 
Ieri, hanno preso la parola sia i difensori del politico salentino che la Procura, nel corso di circa quattro ore di acceso ma corretto " botta e risposta" tra le parti. Infatti, si è discusso il ricorso presentato dagli avvocati Riccardo Giannuzzi e Luigi Covella per Monosi. I legali hanno chiesto l'annullamento dell'ordinanza del gip che dispone la misura interdittiva per 1 anno dai pubblici uffici. Ricordiamo infatti che il giudice Gallo aveva respinto la richiesta di revoca della misura cautelare per  il 45enne di Lecce e in seguito, la difesa ha impugnato l'ordinanza innanzi al Riesame. I legali Giannuzzi e Covella hanno chiarito la posizione di Monosi sui presunti fondi erogati illegittimamente dal Comune di Lecce all'imprenditore Giancarlo Saracino, per i lavori di ristrutturazione presso l'associazione Antiracket Salento. Anzitutto, la difesa ha spiegato che il primo pagamento non dipese da lui. Come riportato nell'ordinanza del gip, infatti, "non emerge la prova che Monosi fosse a conoscenza dell'avvenuto pagamento indebito da parte del Comune di Lecce in favore del Saracino”. Successivamente egli venne a conoscenza del fatto e si adoperò per recuperare il versamento.
 
Inoltre, sempre nella giornata di ieri innanzi agli stessi giudici, si è tenuta la requisitoria dei pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci. La Procura ha infatti a sua volta proposto Appello avverso l'ordinanza del gip, chiedendo la misura cautelare nei confronti del politico leccese, anche per l'accusa di peculato. I pm invocano, infatti, per Monosi l'applicazione degli arresti domiciliari (inizialmente era stata richiesta al gip la misura carceraria ).
 
L'accusa fa riferimento alle opere infrastrutturali effettuate tra febbraio e marzo del 2013 presso lo sportello Antiracket di Lecce, in esecuzione dell'appalto aggiudicato a firma di Giuseppe Naccarelli. Il progetto venne approvato in attuazione di una convenzione sottoscritta con l'Ufficio Straordinario del Governo per le iniziative Antiracket  (grazie ad un finanziamento con i fondi PON ), nonostante nella determina dirigenziale fosse escluso che la spesa relativa a tali lavori potesse transitare nel bilancio dell'amministrazione comunale, ed essere invece liquidata alla ditta esecutrice. Monosi, secondo l'accusa, si sarebbe dimostrato pronto ad intervenire in prima persona, per risolvere tutti gli eventuali ostacoli della pratica "Saracino". Anche attraverso la "sistemazione" di atti come quelli relativi alla fideiussione che necessitava di una autenticazione postuma. In un'intercettazione telefonica tra Gorgoni e Monosi, quest'ultimo fa riferimento alla problematica sorta con i fondi erogati illegittimamente dal Comune di Lecce all'imprenditore, per i lavori presso l'associazione Antiracket Salento.
 
Attilio Monosi 45enne di Lecce, è indagato per truffa aggravata, peculato e falso materiale. Egli ha chiarito ogni aspetto della vicenda nel corso di un ora e mezza d'interrogatorio di garanzia. 
 

Ultima modifica: 23 agosto 2017 11:44

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