Anche Lecce ospita ‘Sulla mia pelle’: il film dedicato a Stefano Cucchi

Appuntamento stasera alla rassegna estiva del Db D’essai con il film che racconta la storia del ragazzo deceduto dopo sei giorni di arresto.



Il cinema Db d’Essai di Lecce proietterà oggi, alle ore 21.00, il film di Alessio Cremonini che racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, dall’arresto fino alla morte.

Il caso di Stefano, grazie all’attivismo della sorella Ilaria, ha avuto una grande visibilità mediatica, con un notevole impatto sull’opinione pubblica italiana, facendo tra l’altro emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata.

La trama del film

La storia narra della terrificante vicenda della morte del giovane geometra romano di 31 anni, avvenuta nell’ottobre del 2009 in seguito all’arresto per detenzione (e presunto spaccio) di stupefacenti. Morto “di fame e di sete” (si legge nella sentenza della Cassazione) nell’ospedale, dove era stato ricoverato per le violente percosse, questo è un evento ancora sotto giudizio e in nove anni di processi ha prodotto più di diecimila pagine di verbali.

Proprio da questi documenti inizia il lavoro di Alessio Cremonini, che racconta gli spostamenti di Stefano Cucchi tra caserme dei carabinieri, aule di tribunali ed ospedali.

‘Sulla mia pelle’ è uno di quei film che fa male, malissimo a ogni inquadratura. La violenza emerge dappertutto: dai comportamenti al limite dell’autolesionismo di Stefano Cucchi, che per sfiducia, rabbia o paura decide di non collaborare con i giudici e con i medici; dal senso di colpa della madre, che a un certo punto confessa di aver sperato che una notte in carcere sarebbe servita al figlio; dal timore del padre di intervenire durante la prima udienza per pretendere che si chieda al figlio quali siano le cause reali dei lividi che lo segnano.

Nei panni di Stefano, nello strazio dei suoi ultimi giorni passati tra il carcere di Regina Coeli e il reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini di Roma, si è calato Alessandro Borghi, dimagrito più di dieci chili per poter interpretare il personaggio, che nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte era arrivato a pesare 43 chili.

Un ruolo difficile, non soltanto per il peso del fatto di cronaca, ma per la complessità di una figura ambigua, introversa, dai tratti indecifrabili come lo era la vittima.

L’emozionante racconto degli ultimi giorni di vita del giovane e della settimana successiva all’arresto, ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia: “Questo film è ciò che dovevo a mio fratello” afferma così Ilaria Cucchi, una sorella che con la sua famiglia continua a cercare giustizia.

di Serena Pacella Coluccia

Ultima modifica: 16 settembre 2018 10:21

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