Il Consiglio di Stato ha deciso: a Lecce è anatra zoppa. Salvemini perde la maggioranza

Il Consiglio di Stato ha deciso: a Lecce è anatra zoppa. I giudici romani hanno confermato la sentenza del Tar di Lecce che aveva accolto il ricorso dei consiglieri di centrodestra.


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Il Consiglio di Stato ha deciso: a Lecce è anatra zoppa. Ci sono voluti due gradi di giudizio per stabilire ciò che, fin da subito, sembrava chiaro a tutti gli elettori: Palazzo Carafa rientra in quei casi in cui un dibattuto marchingegno previsto dalla legge consente ad un sindaco eletto di governare senza maggioranza. Almeno sulla carta.

Eppure, in questi mesi, sono stati spesi fiumi di parole a favore o contro le diverse interpretazioni dell’articolo 73 del Testo Unico degli Enti Locali.

Carlo Salvemini non ha più i numeri per governare. I giudici romani hanno confermato la sentenza del Tar di Lecce che aveva dichiarato illegittima l’interpretazione della Commissione Elettorale presieduta dal Giudice Alcide Maritati che aveva riconosciuto il premio di maggioranza all’attuale primo cittadino.

Si tratta di una sentenza importante sia sotto il profilo giuridico che sotto l’aspetto politico-amministrativo, come dichiara l’avvocato Pietro Quinto, difensore di cinque consiglieri ‘esclusi’.

“In claris non fit interpretatio

«Sono stato sempre convinto – ha dichiarato Quinto – che l’interpretazione dell’Ufficio Elettorale di Lecce contrastava con il tenore letterale e logico-sistematico-giurisprudenziale dell’art. 73 10° comma del T.U. degli Enti Locali».

«Anche il riferimento ad una sentenza della III Sezione contenuta nel provvedimento dell’Ufficio Elettorale era frutto di un’errata lettura della decisione, che si limitava a ribadire la definizione del voto valido nel procedimento elettorale, inteso come sommatoria dei voti di lista e di quelli conseguiti dai candidati Sindaci nel primo turno».

Importanza del principio di rappresentatività e rispetto del voto degli elettori

«La pretesa di sommare nei voti validi anche i voti espressi nel turno di ballottaggio assume un carattere di irrazionalità – aveva sostenuto l’Avvocato Quinto nel corso del dibattito al Consiglio di Stato – tenuto conto della diversità delle volontà espresse dagli elettori e dell’oggetto del giudizio di ballottaggio nel quale non vengono più in considerazione le liste sulle quali si sono espresse le preferenze.

I voti al primo e secondo turno non sono cumulabili ai fini dell’attribuzione del premio. Ciò perché nel turno di ballottaggio la prospettiva cambia sensibilmente e gli apparentamenti al secondo turno non hanno nessun valore dal punto di vista giuridico amministrativo rispetto alle coalizioni sulle quali si è votato nel primo turno.

«Una diversa interpretazione – aveva affermato l’Avv. Quinto innanzi al Consiglio di Stato – violerebbe i principi della democrazia rappresentativa».

«La sentenza del Consiglio di Stato, molto articolata, risolve una volta per tutte le questioni interpretative della norma del testo Unico e conferma – dichiara l’Avv. Quinto – quanto sostenuto in tutti gli scritti difensivi e nella ricostruzione sistematica della disciplina elettorale nei comuni al di sopra dei 15.000 abitanti. Il sistema elettorale è di tipo proporzionale con eventuale correttivo maggioritario, ma non è possibile che tale correttivo possa snaturare l’impianto proporzionale della disposizione specifica. D’altro canto, non avrebbe avuto senso logico prevedere una disciplina diversa tra i comuni al di sotto dei 15.000 abitanti e i comuni al di sopra dei 15.000. Solo per i comuni minori è previsto un sistema maggioritario. Nei comuni maggiori rimane ferma la centralità del Consiglio Comunale, sicché la sua rappresentatività come espressione del voto popolare non può essere distorta con interpretazioni strumentali che configgono con la disciplina legislativa. In conclusione cambia la composizione del Consiglio Comunale del Comune di Lecce».

“Fin dal primo momento abbiamo ritenuto suggestiva, ma infondata la tesi in base alla quale dovevano essere valutati anche i voti ottenuti dai candidati sindaci nel ballottaggio, che é invece destinato solo a decidere quale tra i due candidati ammessi ricoprirà la carica di sindaco” affermano gli avvocati Felice e Luciano Ancora, Giovanni Garrisi e Daniele Montinaro che hanno difeso Mauro Giliberti, Roberto Marti e Paolo Perrone innanzi al giudice amministrativo.

Ora sarà nominato un commissario ad acta per l’esecuzione immediata della sentenza. Si occuperà della sostituzione dei consiglieri illegittimamente nominati.

Chi arriva e chi saluta

Ritornano in Aula Federica De Benedetto, Giorgio Pala, Angelo Tondo, Attilio Monosi, Paola Gigante e Laura Calò mentre sono costretti a salutare Silvano Vitale, Giovanni Castoro, Roberta De Donno, Ermenegildo De Giovanni, Maria Paola Leucci ed Ernesto Mola quelli, cioè, che erano stati chiamati in Via Rubichi dalla decisione della Commissione Elettorale.

Ultima modifica: 20 febbraio 2018 11:57

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