Dispersione scolastica e ingresso nel mondo del lavoro. Esperti a confronto in un convegno

Dispersione scolastica e ingresso nel mondo del lavoro. Questo il tema del convegno tenutosi oggi nell'aula consiliare di Palazzo dei Celestini. Iniziativa organizzata dall'Ufficio della Consigliera di Parità, Filomena D'Antini Solero.

I dati sull’abbandono scolastico raccontano chiaramente che la Puglia è tra prime cinque regioni italiane in cui un minore su quattro vive in condizioni di povertà relativa (il 27,8%). In particolare, le scuole secondarie di secondo grado sono colpite da un tasso di abbandono del 4,7% ( per una media nazionale del 4,3%). Dati, questi, sciorinati dalla Consigliera di Parità della Provincia di Lecce, Filomena D’Antini Solero, nel corso di un convegno svoltosi oggi a Palazzo dei Celestini dal titolo “Dispersione scolastica e ingresso nel mondo del lavoro”.

Il convegno

Nel corso dell’incontro – fortemente voluto da Filomena D’Antini ed organizzato dall’Ufficio della Consigliera di Parità – svoltosi in mattinata nell’aula consiliare di palazzo dei Celestini, sono intervenuti, tra i relatori, nomi ben conosciuti nella realtà della tutela dei minori. Tra questi, i Dirigenti Scolastici, il presidente del Tribunale dei Minorenni di Lecce, Lucia Rabbinical, e la Camera di Commercio sono stati sciorinati, tra gli altri, alcuni dei dati diffusi nell’ottavo Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” a cura di Save the Children, pubblicato da Treccani.

La ricerca

La ricerca ha evidenziato come la diseguaglianza sociale incida sul rendimento scolastico, con oltre un quindicenne su quattro bocciato in contesti socio-economici svantaggiati e quasi la metà dei ragazzi in tali condizioni che non raggiunge il livello minimo di competenze in lettura.

In Puglia, in particolare, più di 1 ragazzo su 2 (il 67%) tra i 6 e i 17 anni non arriva a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attività culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet, contro una media nazionale del 59,9%.

E ancora. In Puglia la presenza di bambini di origine straniera è al di sotto della media nazionale, ma, di fronte alla sfida dell’inclusione, solo nell’1% delle scuole pugliesi del primo ciclo gli insegnanti ricevono formazione specifica, contro una media nazionale del 2,2%.

Dai dati diffusi, inoltre, emerge che il 17% dei ragazzi ha lasciato precocemente la scuola e si va da un minimo di un 25% a un massimo del 50% di scuole su base provinciale che lamentano una scarsa dotazione di laboratori.

Nella nostra regione l’incidenza di alunni non ammessi al successivo anno delle scuole medie va dal 1,2% di Lecce (ben al di sotto della media nazionale di 2,8%) al 5,4% di Foggia, quarta provincia in Italia per numero di bocciati nelle scuole secondarie di I grado.

Per quanto riguarda le scuole superiori, le province pugliesi si allineano alla media nazionale (9,15%) anche se i dati mostrano delle differenze tra licei, istituti tecnici o professionali.

Rivedere le politiche scolastiche

L’obiettivo comune emerso dai partecipanti è quello di cambiare le politiche scolastiche, partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie, così come detta del resto il Patto di corresponsabilità Scuola-Famiglia.

In quest’ottica va il progetto di alternanza scuola-lavoro che può rappresentare davvero uno strumento importantissimo per arginare la piaga della dispersione scolastica, fenomeno a dir poco drammatico. L’alternanza scuola-lavoro, che oggi riguarda quasi 100 mila studenti e 146 imprese, intende alternare la fase di studio a quella del lavoro all’interno di un’Istituzione o di una realtà imprenditoriale.

La Camera di Commercio di Lecce, ad esempio, nell’ambito delle nuove competenze che la legge di riforma del sistema camerale ha attribuito agli enti camerali stessi, intende promuovere l’iscrizione delle imprese al Registro Nazionale per l’ Alternanza Scuola – Lavoro e incentivare così l’inserimento di giovani studenti in percorsi di alternanza.

L’Ente camerale assume, pertanto – afferma la Consigliera D’Antini – un ruolo attivo nella promozione delle attività di alternanza, avvicinando le imprese ai percorsi scolastici, anche mediante la concessione di voucher. È stato, infatti, pubblicato un primo bando da 70mila euro, per il quale entro fine febbraio si prevede l’erogazione di un contributo che deve intendersi a fondo perduto in misura pari ad euro 600,00 per uno studente normodotato e ad euro 800,00 per uno studente con disabilità. Ogni impresa ha diritto, va specificato, ad un solo voucher di importo pari ad euro 600,00 ovvero 800,00 (in caso di diversa abilità), indipendentemente dal numero di studenti ospitati in alternanza.

Tanti i dirigenti scolastici presenti

Tra i protagonisti dell’incontro, che sedevano in platea i numerosi dirigenti scolastici di molti istituti della provincia di Lecce, hanno chiesto di rafforzare il patto scuola-famiglia- istituzioni. Tra le osservazioni, sono state lamentate delle criticità: la riduzione delle risorse per l’alternanza, la difformità degli orari tra scuola e aziende, I costi dei servizi di trasporto che rappresentano un costo in più per le famiglie.

Andrebbero incentivate anche le attività pomeridiane extracurriculari, strumento importante per fare sì che il tempo libero venga trascorso dai ragazzi in modo produttivo e non dispersivo. È stata, inoltre, evidenziata l’importanza di fare rete attraverso protocolli d’intesa tra studenti-scuola- impresa e istituzioni. È evidente che nelle zone più svantaggiate c’è più dispersione scolastica e questo comporta dei costi economici oltre che umani: penso ai costi della Sanità per chi intraprende la strada del traffico di droga o i costi della Giustizia per chi entra nella criminalità.

È indubbio – conclude la Consigliera D’Antini – che le imprese vadano aiutate perché le aziende devono affrontare costi spesso insostenibili e, quindi, occorre pensare a manovre di politica economica attiva soprattutto nel Mezzogiorno dove le realtà imprenditoriali devono essere viste come una risorsa: se le imprese ripartono, il sistema economico e sociale del Sud riparte con esse, anche attraverso interventi come quelli volti alla riduzione del costo del lavoro, le imprese torneranno ad essere competitive e produttive. Interventi come il jobs act hanno dimostrato tutta la loro inefficacia e lo dicono i dati sull’occupazione.

La priorità, quindi, è quella di investire per la piccola e media impresa, puntando ad una riforma del lavoro concreta che riparta, ad esempio, dalla contrattualistica, riproponendo tra le altre cose, il contratto di apprendistato.

Ultima modifica: 12 gennaio 2018 14:47

In questo articolo