Parere sfavorevole dal Comune di Lecce: “TAP incompatibile con il territorio”

Parere urbanistico sfavorevole espresso nella proposta di delibera relativa alla compatibilità del metanodotto “Interconnessione TAP” che interessa il territorio del Comune di Lecce.


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Un secco “no” al progetto TAP è venuto dalla commissione urbanistica del Comune di Lecce, riunitasi nei giorni scorsi. L’amministrazione comunale di Lecce si è espressa, così, sul nodo TAP. Il 10 ottobre è stato, infatti, votato a maggioranza e confermato il parere urbanistico sfavorevole espresso nella proposta di delibera relativa alla compatibilità del metanodotto “Interconnessione TAP” che interessa il territorio del Comune di Lecce.

La stessa delibera che approderà in consiglio comunale venerdì prossimo, per esprimere il parere alla Conferenza di Servizi promossa nei prossimi giorni a Roma dal Ministero dello Sviluppo Economico.

TAP e il territorio

Non si poteva trascendere dalla considerazione che proprio il territorio di Lecce venisse ferito dall’attraversamento del metanodotto. Il gasdotto TAP attraverserà, com’è noto, oltre al territorio di Melendugno, anche i comuni di Vernole, Castrì, Lizzanello, Surbo, San Pietro Vernotico e Torchiarolo.

Sugli oltre 55 chilometri di tracciato necessari a collegare l’approdo del metanodotto a San Foca con Brindisi, circa 22 chilometri saranno, dunque,  sul territorio di Lecce. Rispetto ai circa 2.200.000 metri quadri di suolo interessato dal circa 900 mila interesseranno Lecce.

Parere sfavorevole 

Così, una nota, l’assessore all’Urbanistica Rita Miglietta:

L’Amministrazione con questa delibera ricostruisce un iter lungo e complesso che riguarda un’opera che agisce in modo rilevante sul nostro territorio coinvolgendolo in tutto il suo versante orientale e incidendo nelle relazioni tra la città e la sua costa. In un lungo arco temporale che a partire dal 2015 ha riguardato l’iter procedimentale del metanodotto, mai l’Amministrazione fino ad oggi ha ritenuto di dover esprimere osservazioni e pareri, nonostante ripetute trasmissioni del progetto. Una rinuncia grave al dovere che un’Amministrazione ha di esprimersi in merito ad un’opera di rilevante importanza e impatto.

Poi, prosegue:

La parte del nostro territorio interessata dall’attraversamento del metanodotto SNAM è caratterizzata da un contesto ad alta valenza ambientale e paesaggistica. Nel nostro territorio è previsto l’espianto e reimpianto di 3.200 alberi d’ulivo nella fascia di 40 mt necessaria a realizzare il metanodotto. Come riscontrato dal parere contrario del MIBACT, il rischio, reale, di mancato attecchimento degli alberi reimpiantati inciderebbe con un forte depauperamento dell’identità consolidata del nostro paesaggio, in larga misura tipizzato a parco agricolo, mettendo a rischio l’equilibrio tra le numerose aree naturali presenti e le aree rurali olivetate.

Gli fa eco il presidente della Commissione Urbanistica, Massimo Fragola:

Non possiamo accettare che un territorio già martoriato come il nostro venga vessato da ulteriori opere a forte impatto ambientale, soprattutto se imposte alla cittadinanza senza dialogo e confronto. Oggi ci troviamo a pagare le conseguenze dell’ignavia della precedente amministrazione comunale che ha agito da Ponzio Pilato rispetto alle richieste di parere giunte dal Ministero e al tempo stesso della giunta regionale Vendola che ha voluto fortemente l’opera: entrambe non sono state in grado di intervenire sulla vicenda quando lo stato di avanzamento ancora lo consentiva.

 

Conferenza di Servizi

Qualora il Ministero decidesse di procedere comunque alla realizzazione dell’opera, nella proposta di delibera l’Amministrazione chiede l’istituzione di specifiche misure di ristoro ambientale e paesaggistico e l’istituzione di un tavolo tecnico collegiale, coordinato dalla Regione Puglia, con funzioni di controllo e monitoraggio di tutte le fasi successive alla Conferenza di Servizi che si terrà a Roma il prossimo 23 ottobre.

 

La decisione della Corte Costituzionale

Nel frattempo, la Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il conflitto sollevato dalla Puglia contro lo Stato in relazione al procedimento di autorizzazione del Tap. Confermata, quindi, la validità del provvedimento che ha dato il via libera alla costruzione del gasdotto che partendo dalla Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline, attraverserà Grecia, Albania e quindi l’Adriatico, per portare gas in Italia.

Al centro della controversia c’era il procedimento con cui il Ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la costruzione dell’opera: la contestazione nasceva dal fatto che per la Regione non era stata intrapresa alcuna trattativa per trovare una soluzione condivisa, in particolare sul punto di approdo della pipeline a San Foca, nel leccese. A favore del Tap, si era espresso nei mesi scorsi anche il Consiglio di Stato. Ma tutto l’iter per realizzare l’infrastruttura, è stata accompagnate da dure proteste della popolazione locale.

Ultima modifica: 12 ottobre 2017 14:49

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