Olio d’oliva elisir di lunga vita. Tutti lo vogliono e tutti lo regalano a Natale e Capodanno

L’agricoltura del Salento, è percepita principalmente come olivicoltura. L’olivo, rimane, a tutt’oggi, la coltura più importante e più rappresentativa dell’area territoriale di riferimento.


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Il bilancio di fine anno si può definire agrodolce. La stagione agricola salentina ha posto sui piatti della bilancia, situazioni in perfetto equilibrio, da un lato difficoltà legate alle note criticità che il territorio affronta da tempo (xylella, siccità ecc.), dall’altro una maggiore attenzione al prodotto di qualità.

Inutile nascondersi dietro la facciata di un falso buonismo: l’olivo, rimane, a tutt’oggi, la coltura più importante e più rappresentativa dell’area territoriale di riferimento.

Nove milioni di piante sono un patrimonio di inestimabile valore, a cui nessuno può e vuole rinunciare, anche in un tempo in cui le avversità climatiche e non solo mettono a dura prova la pazienza e la tenacia degli imprenditori olivicoli.

Una stagione, quella del 2017, povera sotto il profilo quantitativo, ma ricca dal punto di vista qualitativo induce a ben sperare. E infatti, mentre cresce la domanda e il consumo di olio extravergine del Salento, di pari passo si va affermando l’idea che il prodotto “oro verde” sia veramente un elisir di lunga vita.

Non esiste infatti alcuna classifica di gradimento, pubblicazione di settore o dieta suggerita da medici e nutrizionisti che non indichino, o non raccomandino, l’utilizzo a tavola dell’olio d’oliva salentino, considerato un grasso vegetale straordinariamente efficace per un buon equilibro salutistico e per la prevenzione di innumerevoli patologie.

Nella dieta mediterranea è fortemente consigliato il condimento, specie a crudo, di molti alimenti con olio extravergine d’oliva a testimonianza di una indubbia rilevanza organolettica che ne fa una delle bandiere del segmento agroalimentare Made in Italy.

A conforto di questa tesi si aggiunga il fatto che tradizionali eventi fieristici che avevano per protagonista il vino, recentemente hanno aperto le loro porte anche all’olio (vedasi Vinitaly di Verona).

I regali di Natale, i cesti da mettere sotto l’albero e tutto il corredo alimentare delle feste di fine anno prevede rigorosamente la presenza dell’olio d’oliva.

Anzi, olio e vino del Salento ormai viaggiano in un connubio indissolubile, perché è impossibile immaginare il territorio della vecchia Terra d’Otranto così fortemente ricercato al livello turistico senza le sue produzioni autoctone di qualità e di eccellenza.

Anche l’intervento politico a livello europeo, grazie all’apporto degli Europarlamentari salentini Paolo De Castro e Raffaele Fitto, è riuscito a evidenziare lo stretto legame che intercorre tra territorio, geograficamente e culturalmente inteso e produzione agroalimentare. Quasi a dire che la Puglia e il Salento appartengono a quella cosiddetta civiltà dell’olivo che da più di mille anni fonda le basi dell’economia locale in virtù di un dato incontrovertibile e al tempo stesso affascinante. Una famiglia su tre vive di olivicoltura o è legata, più o meno direttamente, a essa.

Ultima modifica: 29 dicembre 2017 11:03

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