Fondi comunitari 2014-2020, Anci Puglia risponde al documento del Ministro Barca

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Fondi Comunitari. Si trasmette per intero il comunicato inerente la posizione di Anci Puglia, inviata al Ministro Fabrizio Barca, in risposta all'invito rivolto dallo stesso ministro per un confronto pubblico sul documento “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi comunitari 2014-2020” 

 

Osservazioni di ANCI PUGLIA sulla nuova programmazione dei Fondi Comunitari 2014-2020

 

Preliminarmente si intende evidenziare il ruolo che Anci Puglia svolge attivamente nelle fasi di avvio del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020, facendosi interprete del grande ruolo di responsabilità che le Città svolgeranno per un corretto ed efficace utilizzo delle risorse europee, da pochi giorni definite con l’accordo sul bilancio della UE a Bruxelles.

Difatti, Anci Puglia ha partecipato attivamente con i propri rappresentanti ai seguenti incontri:

-       24 gennaio 2013 incontro del Partenariato promosso dalla Regione Puglia per l’avvio del confronto sulla programmazione 2014-2020;

-       4 febbraio 2013 incontro del Partenariato Economico Sociale promosso da Confindustria Puglia;

-       8 febbraio 2013 incontro promosso da Anci Basilicata per uno scambio di idee sul ruolo del Comuni nella nuova politica di Coesione 2014-2020.

 

Inoltre, proprio per affermare l’importanza del ruolo dei singoli Comuni sul tema, in data 31 gennaio u.s. ha invitato tutti i Sindaci pugliesi a far pervenire all’associazione eventuali pareri e suggerimenti sui seguenti documenti:

  1. documento del 27/12/12 – metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi Comunitari 2014 – 2020 elaborato dal Ministro per la Coesione Territoriale – Prof. Fabrizio Barca;
  2. documento del 9/11/12 “Position Paper” dei servizi della Commissione sulla preparazione dell’Accordo di Partenariato e dei Programmi in Italia per il periodo 2014 – 2020 elaborato dalla Commissione Europea.

Breve analisi di contesto

La grave situazione di crisi dell’economia italiana, con ricadute ancora più gravi nelle Regioni del Mezzogiorno provoca effetti allarmanti sulla tenuta dell’occupazione e di conseguenza sul reddito delle famiglie, che anche a livello pugliese genera l’impoverimento dei ceti più deboli e che si traduce in una vera e propria emergenza.

E’ oramai acclarato che anche il 2013 sarà un anno di recessione, con la possibilità che nel corso del secondo semestre alcuni degli indicatori economici inizino a far segnare l’inversione di tendenza verso campi positivi; in ogni caso la ripresa, ove si concretizzi, resterà debole e discontinua.

In questo scenario gli ultimi provvedimenti di finanza pubblica riducono drasticamente le risorse per la spesa corrente degli Enti Locali e mettono fortemente a rischio il livello dei servizi alla popolazione e gli interventi per il sostegno sociale, con l’aggravante di un costante incremento della pressione fiscale locale, in aggiunta a quella erariale. Allo stesso modo sul versante degli investimenti vengono quasi azzerate le possibilità di realizzare gli interventi programmati o addirittura già finanziati, mettendo in discussione anche quelli per la ordinaria manutenzione di strade, scuole, edifici pubblici, impianti sportivi e beni di notevole valore storico/culturale.

I Comuni rischiano così di precipitare in una spirale che vede la costante riduzione delle entrate, derivante da un lato dai tagli ai trasferimenti per la riduzione del debito pubblico della nazione, dall’altro per il minor gettito dei tributi locali (con sempre più cittadini in difficoltà a pagare), mentre crescono le necessità e le richieste per maggiori servizi a minori costi, sia per il sostegno sociale, sia in termini di investimenti.

La qualità della vita nelle nostre Città viene messa sempre più in discussione e, di contro, avanzano processi di degrado.

La qualità dell’ambiente urbano, delle infrastrutture e quindi della vita nel suo complesso, che insieme alle più generali condizioni di insediamento costituisce un fattore chiave per l’attrattività e lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali, viene così messa drasticamente in discussione.

Occorre quindi, con tempi e strumenti straordinari, affiancare al rigore sulla spesa pubblica e sui bilanci una mirata politica di sviluppo, che contrasti i fenomeni in atto, allarghi la base produttiva e quindi il Prodotto Interno Lordo, aumenti l’occupazione e i redditi delle famiglie, rilanci la domanda interna e di contro riduca drasticamente il disagio sociale e i più gravi fenomeni di degrado.

Queste sono di base le condizioni per un sviluppo duraturo del Paese e della nostra Regione.

Osservazioni

In questa sede deve essere sottolineato che il ruolo dei Comuni non può e non deve essere considerato marginale in nessuna delle 3 opzioni strategiche (Mezzogiorno, Città e Aree Interne), né tantomeno, all’interno delle 11 aree tematiche. Pertanto, in linea con la Piattaforma ANCI per la politica di Coesione territoriale in Italia 2014-2020 si propongono alcuni spunti di riflessione e osservazioni sui vari temi proposti.

Anci Puglia non accetta la linea dura che è stata tracciata nel documento “Barca” che attesta la quasi totale incapacità della classe dirigente di spendere efficacemente i fondi europei nei precedenti cicli di programmazione, proponendo così una nuova centralizzazione delle scelte e strategie. Resta, quindi, non ben definito nel documento il tema della “governance” e che anzi sulla base delle linee contenute potrebbe far scaturire ampi conflitti e ritardi nell’attuazione. Non si è compresa ad esempio se potranno essere riproposte, magari con le dovute correzioni, esperienze come quelle condotte in Puglia con le “aree vaste” e quale di preciso sarà il ruolo che la stessa Regione dovrà svolgere sia nella programmazione, che nella gestione delle risorse.

Di contro, va detto di positivo che rispetto al passato si sta aprendo la discussione sulla nuova programmazione ancor prima che inizi il ciclo 2014-2020 (i documenti di programmazione 2007-2013 furono approvati nel 2009 ad esempio). Come anche positivo è il giudizio sulla determinazione ex-ante dei flussi di pagamento ai fini della finanza pubblica, ma nel seguito della presente si forniranno precise osservazioni in merito alle distorsioni create dal Patto di Stabilità in capo ai Comuni, Province e Regioni.

Per fornire una completa informativa a chi legge, però va anche sottolineato, che sulla sola programmazione in corso 2007-2013, restano da spendere ancora circa 30 miliardi di Euro sulle Politiche di Coesione, quindi circa 10 miliardi all’anno. Sono, pertanto, queste le riflessioni che ci devono spingere ad agire per il meglio e nell’interesse delle nostre comunità per attivare e spendere le ultime importanti risorse del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020, che nei fatti potrebbero rappresentare le uniche e sole risorse a disposizione per lo sviluppo.

Il documento elaborato dal Ministero della Coesione Sociale introduce molti elementi di novità rispetto al presente ciclo 2007-2013, che possono essere così sintetizzati:

Ø  7 innovazioni di metodo;

Ø  3 opzioni strategiche;

Ø  11 aree tematiche.

 

Appare quindi evidente dall’impostazione del “Position Paper” della Commissione Europea e dal documento “Barca”, come l’Europa con il ciclo di programmazione 2014-2020 punta sulle Città per lo sviluppo continentale.

 

Il documento “Barca”, che detta tempi serratissimi per addivenire alla “Proposta di Accordo di Partenariato 2014-2020”, fissa almeno come prima indicazione, quali saranno i soggetti da coinvolgere nel lavoro dei Tavoli di confronto partenariale.

Ed è per questo che i territori, rappresentati dai Comuni, devono essere sin da subito maggiormente coinvolti nella programmazione. A tal proposito si rappresenta che in merito alle 11 aree tematiche, nella individuazione del partenariato, le amministrazioni locali e l’Anci vengo citate solo con riguardo ai temi:

4.6 Tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali;

4.7 Mobilità sostenibile di persone e merci;

4.9 Inclusione sociale e lotta alla povertà;

4.11 Capacità istituzionale e amministrativa.

Anci Puglia nel sostenere che nella nuova programmazione è fondamentale il patto di partenariato e le valutazioni ex-ante delle programmazioni, con all'interno una precisa griglia di indicatori di valutazione anche ex-post, afferma che è prioritario investire in cultura, turismo, istruzione, ricerca e aggiornamento trasparente, sanità e servizi ai cittadini.

E’ altrettanto strategico ritornare a investire sull’economia reale e manifatturiera, promuovendo la competitività delle PMI, con particolare riferimento ai settori agricolo e alimentare, nel rispetto dell'ambiente e sviluppo di fonti energetiche e trasporti a basse emissioni di carbonio, nel miglioramento dell’efficienza delle pubbliche amministrazioni, la loro trasparenza e innovazione, quali presidio di sicurezza e legalità.

Pertanto, invitiamo il Ministero a ripensare il ruolo dei Comuni sin dalle fasi della programmazione in quanto non si può prescindere dal contributo che i Comuni devono dare su tutte le 11 aree tematiche individuate. Difatti, risulta anche carente il ruolo dei comuni nella programmazione e realizzazione nell'ambito della innovazione tecnologica, come sulla energia e qualità della vita, mentre il documento Barca individua beneficiari di questo settore esclusivamente le imprese/operatori economici.

Come si può non pensare al ruolo trainante dei Comuni, ad esempio, su temi come la riqualificazione di spazi urbani, periferie e qualità della vita dei cittadini, la sicurezza, le reti di trasporto urbano, l’efficientamento energetico e messa in sicurezza degli immobili pubblici (scuole), la gestione dei rifiuti?

Visto che la “Proposta di Accordo di partenariato 2014-2020” sarà, entro la primavera 2013, portata all’attenzione della Conferenza Unificata per l’intesa e, successivamente, all’approvazione del CIPE per i profili di competenza e la formalizzazione del mandato per l’interlocuzione formale con la Commissione Europea, per il vero e proprio riparto delle risorse assegnate dal Bilancio Europeo alle Politiche di Coesione, per questo Anci chiede il fondamentale coinvolgimento dei Comuni sin da questa fase della programmazione.

Per ognuna delle 11 aree tematiche si forniscono di seguito alcuni spunti di riflessione aperti all’ulteriore prezioso contributo di tutti gli altri attori pubblici e privati.

4.1 Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione

La Strategia UE 2020 sostiene che almeno il 3% del P.I.L. della UE deve essere investito in ricerca e sviluppo.

I Sindaci devono occuparsi di questo vettore essenziale dello sviluppo con riguardo alle caratteristiche delle singole comunità, perché incidendo potranno dare possibilità di crescita e frenare la “fuga dei cervelli”. L’innovazione è la prima risposta per affrontare la sfida che proviene dalla globalizzazione dei mercati, quindi l’innovazione deve essere necessariamente declinata anche a livello di territorio, investendo le formazioni sociali, i servizi, l’amministrazione; solo attraverso un generale innalzamento di efficienza dei sistemi le imprese potranno vedere valorizzati i loro investimenti in questo ambito.

Il contesto urbano è il più favorevole alle politiche di innovazione: politiche innovative per lo sviluppo delle infrastrutture e servizi digitali, come le reti wireless, politiche e tecnologie per la mobilità sostenibile e per la sicurezza; politiche innovative legate alle reti tecnologiche intelligenti (smart grids) funzionali al risparmio e ottimizzazione energetica; politiche innovative di edilizia sostenibile su edifici già esistenti; politiche e tecnologie innovative per la fruizione dei beni culturali e del turismo regionale.

Ammodernamento ed efficientamento dei territori significa anche aumentare la capacità di attrarre investimenti e turisti di fuori regione.  

Pertanto, deve essere rivista la posizione nell’ambito di questa area tematica che non prevede i Comuni né tra i beneficiari, né tra i centri di competenza.

4.2 Agenda digitale

In relazione a tale area tematica valgono le medesime osservazioni di cui al punto precedente. Difatti, per le ovvie ripercussioni su tutte le altre aree tematiche i Comuni devono essere coinvolti sin da subito nelle scelte, anche in continuità con le innovazioni già introdotte sia per obbligo di legge (Codice dell’Amministrazione Digitale, norme sulla trasparenza amministrativa), sia in continuità con i programmi finanziati dai precedenti cicli di programmazione.

4.3 Competitività dei sistemi produttivi

Nella attuale fase di crisi economica internazionale, con la contemporanea esplosione di crisi aziendali a livello regionale che riguardano grandi gruppi industriali come l’Ilva di Taranto e le PMI nel loro complesso, o la crisi di interi comparti come l’edilizia, il manifatturiero, i servizi, si rende necessario il riposizionamento competitivo  dei sistemi produttivi territoriali. Pertanto le scelte di programmazione in tal senso non potranno che essere su scala regionale e d’intesa con i Comuni, trovando in essa la dimensione ottimale e l’integrazione con gli altri interventi previsti dalle altre aree tematiche.

La nostra regione è caratterizzata dalla contemporanea presenza e importanza di imprese operanti nella manifattura, nell’agroalimentare, nella meccanica, nell’aerospaziale e automotive, con insediamenti produttivi di tutto rispetto che nel prolungato periodo di crisi potrebbero trasformarsi in “deserti industriali”. Si tratta di prendere atto della debolezza strutturale dell’imprenditoria pugliese e delle sue difficoltà ad affrontare le sfide della globalizzazione dei mercati; si rende pertanto necessario continuare negli interventi a difesa del nostro tessuto produttivo, ma occorrerà pensare a nuove modalità di cooperazione tra le imprese, soprattutto sul versante della ricerca e innovazione, ma anche in termini di capitalizzazione (fondamentale sarà il ruolo nel partenariato dell’ABI), di maggiore strutturazione organizzativa, ammodernamento degli impianti produttivi, credito, internazionalizzazione e semplificazione amministrativa.

Dovranno essere ulteriormente incentivate tutte quelle iniziative in tema di sostegno all’accesso al credito delle nostre imprese con particolare riferimento alle esperienze ottimamente collaudate in Puglia per il sostegno ai fondi finanziari, inclusi i fondi di garanzia a mezzo dei Consorzi di garanzia collettiva fidi (Confidi).

Considerata l’importanza assegnata dai regolamenti comunitari alle energie rinnovabili e considerata la “splendida” posizione geografica della nostra regione, anche l’industria locale (grande, media e piccola) potrebbe diventare protagonista anche di un impegno nel campo della costruzione di macchinari e impianti per la loro produzione.

Così come si tratterà di armonizzare le scelte di sviluppo in campo agricolo e alimentare nei territori rurali senza stravolgerne il proprio pregio paesaggistico: per la scelta delle relative azioni non si potrà prescindere dal ruolo dei Comuni, delle Province, della Regione, dei G.A.L. e di altri attori pubblici e privati attivi in tal senso.

4.4 Energia sostenibile e qualità della vita

Il ruolo che possono svolgere i Comuni è fondamentale. Spetta a loro la redazione dei regolamenti edilizi, attraverso i quali stimolare la riduzione di dispersioni di calore e l’autoproduzione di energia, introducendo ad esempio nuovi criteri di progettazione e l’obbligo della certificazione energetica delle nuove costruzioni. Spettano agli Enti Locali le funzioni relative alla realizzazione di programmi per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico, al controllo di rendimento sugli impianti termici, all’autorizzazione all’installazione e all’esercizio di impianti di produzione energetica.

Il Comune può favorire l’adozione da parte dei cittadini di comportamenti virtuosi (anche in prospettiva dell’adozione dei regolamenti sulla TARES), sia per il corretto conferimento dei rifiuti, sia per il consumo energetico.

Gli edifici pubblici, che costituiscono una parte consistente del patrimonio edilizio, possono, salvo ovvie eccezioni di edifici storici e di particolare pregio, essere utilizzati direttamente per la realizzazione di impianti di produzione di energie rinnovabili, proseguendo quindi sulla scia di quanto già realizzato dalla Regione e dalle Aree Vaste sulla programmazione in corso 2007-2013.

L’installazione di impianti su coperture di edifici o strutture pubbliche porterebbe il duplice risultato di aumentare in modo consistente la produzione di energia a basso impatto di CO2 e di contribuire ai bilanci pubblici, anche in ossequio alle linee di “spending review”. La regia regionale permetterebbe di raggiungere soglie finanziarie ragguardevoli e sollevare, magari, le amministrazioni minori da procedure complesse e difficilmente affrontabili singolarmente.

4.5 Clima e rischi ambientali

Su questi temi il ruolo dei Comuni è fondamentale data la loro competenza amministrativa e urbanistica sugli stessi. Il territorio in generale è una risorsa preziosa e che scarseggia sempre di più, quindi da mettere a frutto per difendere e garantire uno sviluppo sostenibile. Occorre un coinvolgimento responsabile di imprese e cittadini, con l’impegno delle amministrazioni locali, per uscire dalla emergenza e un corretto uso del territorio, anche in termini di paesaggio, con una particolare attenzione alla manutenzione e difesa continua in relazione all’erosione e al rischio idrico, sia per quanto riguarda le aree interne, sia per quanto riguarda le coste.

4.6 Tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali

Nel documento Barca appare non bene evidenziata la strategia e le risorse da destinare poi al settore della cultura, che anche a detta di Anci risulta sottovalutato tra le priorità di sviluppo del Paese.

Non può il documento, nel caso della Puglia, ridurre la strategia sulla valorizzazione delle risorse culturali, storiche, archeologiche alla metodologia e finalità del “progetto Pompei” contenuto nel Piano di Azione e Coesione del Ministero.

Troppe energie, troppi investimenti, troppe idee si sono consolidate in questi anni e che hanno caratterizzato le comunità pugliesi sulla base della politica di promozione turistica messa in campo dalla Regione; né può valere per la nostra regione l’assimilazione a iniziative poco efficaci realizzate in altre regioni e per le quali il Ministero intende attuare una indistinta svolta all’utilizzo dei fondi comunitari sulla promozione e valorizzazione dei territori. 

Oramai si sono consolidate tante iniziative di promozione, lungo tutto il territorio pugliese, e sui diversi attrattori (turismo, spettacolo, enogastronomia, promozione di prodotti e manufatti tipici) e per questo in relazione a tale area tematica, si chiede una maggiore attenzione per la nostra regione, proprio in vista dell’apertura della fase negoziale sulle attribuzione delle risorse. Oltretutto tra i beneficiari non risulterebbero presenti proprio gli Enti Locali e la Regione.

4.7 Mobilità sostenibile di persone e merci

Si condivide del documento, oltre all’impostazione generale sull’area tematica, in particolare la realizzazione di “grandi progetti ferroviari”, tra cui spicca la direttrice Alta Velocità/Capacita Napoli-Bari per la connessione ai corridoi TEN-T che interessano l’Italia.

A questo proposito ci si potrebbe attivare, d’intesa con la Regione Basilicata, per individuare quale ulteriore asse strategico della connettività ferroviaria meridionale, la direttrice Bari-Matera per proseguire verso la costa tirrenica. Servendo così la Basilicata e sfruttando meglio strutture come il porto e l'aeroporto di Bari a vantaggio di almeno due regioni quali appunto la Puglia e la Basilicata; potrebbero così svilupparsi nuove direttrici di traffico ferroviario tra capoluoghi di regioni e province  contigue, e questo appunto darebbe la possibilità di indicare tra le priorità il collegamento Bari-Matera-Tirreno (Calabria).

Seppure il potenziamento delle infrastrutture e ammodernamento delle modalità di trasporto con mezzi a minore impatto ambientale sono quindi una priorità che interessa le imprese, i cittadini, l’abbattimento della CO2 e il miglioramento delle condizioni di operatività dei territori e delle aree urbane, si invita il Governo a una riflessione rispetto alla decisione di ridimensionare fortemente gli interventi sul settore viario. Ciò pregiudicherebbe la possibilità di rafforzare la dotazione infrastrutturale di base di alcune aree (aree interne della Puglia, Gargano e Sub Appennino Dauno, area salentina) dove tale aspetto continua a rivestire un’importanza elevata anche dal punto di vista della mobilità delle produzioni.

Si tratta di portare a completamento la rete viaria e la sua messa in sicurezza.

Potenziare e connettere le diverse tipologie di trasporto, comprese quella marittima e aeroportuale comporterebbe l’innesco di un fattore di sviluppo per l’intero territorio regionale.

4.8 Occupazione

Uno dei principali obiettivi della Strategia UE 2020 è che il 75% dei cittadini dell’Unione di età compresa tra i 20 e 64 deve avere un lavoro.

L’occupazione, pertanto, rappresenta in questo particolare momento storico la vera emergenza per il Paese e per il Mezzogiorno ancora di più; su questa area tematica in occasione del negoziato per l’allocazione delle risorse della Coesione dovranno essere “straordinariamente” riservate risorse necessarie a una terapia-choc per invertire nel brevissimo termine gli indici sulla disoccupazione.

Il rilancio dell’economia e quindi dell’occupazione passa anche attraverso uno sviluppo urbano sostenibile. La maggiore responsabilizzazione degli Enti Locali nell’attuazione non può prescindere dalla misurazione della capacità amministrativa dei Comuni, che devono favorire le condizioni di insediamento, e a cui affidare la realizzazione di interventi integrati urbani, attraverso la verifica della sussistenza delle condizioni organizzative, strutturali ed operative necessarie per l’attuazione efficiente ed efficace degli interventi.

Per questi motivi si valuta positivamente l’opportunità di perseguire tali obiettivi anche attraverso la promozione di iniziative di sviluppo locale, finalizzate a valorizzare alcune specificità territoriali e di distretto. Iniziative che possono riguardare anche il rilancio o l’attivazione di Patti Territoriali per l’occupazione (anche di “origine” europea presenti sul territorio pugliese), l’istruzione e l’inclusione sociale. Questa impostazione potrebbe anche risultare utile sul versante della cooperazione transnazionale e interregionale.

Si ribadisce quindi il ruolo propulsore che i Comuni devono avere sul tema; fondamentale sarà, pertanto, l’attivazione di tavoli sempre operativi e non solo sporadici (come accaduto per le Aree Vaste), tra la Regione, gli Enti Locali e altri attori pubblici, con il Partenariato Economico Sociale, proprio per percepire le necessità del mondo del lavoro ed economico che cambia e attuare, così, quelle scelte strategiche su specifiche necessità territoriali.

4.9 Inclusione sociale e lotta alla povertà

Tra gli obiettivi prioritari della Strategia UE 2020 sono stati individuati:

a)    il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani dovrà essere laureato;

b)    almeno 20 milioni di persone in difficoltà dovranno essere salvate dal rischio di povertà.

Si evidenzia sin da subito che uno degli elementi fondamentali di questa area tematica è la sanità. Gli interventi in ambito sanitario introdotti con il ciclo di programmazione 2007-2013 hanno rappresentato un volano di innovazione in un settore fondamentale per la qualità della vita dei cittadini pugliesi. Gli interventi promossi nell’attuale ciclo di programmazione, seppure tra le difficoltà di natura finanziaria e territoriale legate alla presenza dei presidi ospedalieri,  hanno infatti contribuito a rendere più efficienti settori della sanità ospedaliera e territoriale relativamente all’innovazione tecnologica, nella diagnostica, nella prevenzione e nelle prestazioni sanitarie specialistiche.

Considerato che una sanità adeguata rafforza il diritto di cittadinanza e di lotta alla povertà, si osserva che deve essere, pertanto, confermato l’ambito di intervento in questione in un’ottica di servizi sia sanitari, che socio-sanitari di prossimità. 

Sostenere la ripresa economica e garantire la tenuta della rete di rapporti e relazioni sociali, implica un’attenzione verso tutte le diverse componenti sociali, a cominciare da quelle più esposte: disoccupati (con particolare riguardo all’emergenza lavoro per donne, giovani, over 50), licenziati, in cerca di occupazione, giovani precari, famiglie in difficoltà, anziani. E’ tutto il sistema del welfare locale da rafforzare, riconsiderare le forme di sostegno avendo ben a riguardo il perdurare della crisi economica, sia per le famiglie colpite dalla perdita del lavoro, che per quelle con reddito inadeguato; non si dovrà oltretutto perdere di vista anche il tema dell’edilizia pubblica.

 

Per la Puglia un tema anche scottante e quindi da sostenere adeguatamente, è il fenomeno dell’immigrazione sia stanziale, che di prima accoglienza, che impone un’attenta considerazione sulle condizioni e qualità della vita di questi cittadini particolarmente esposti e il conseguenziale impatto sulle Città.

4.10 Istruzione e formazione

Scuola, formazione e giovani, sono altri elementi in sofferenza sui quali i Comuni hanno l’obbligo di concentrarsi e adottare scelte strategiche anche di lungo periodo; per questo già nell’attuale fase di programmazione i Comuni devono essere coinvolti a pieno titolo.

L’edilizia scolastica è oramai una vera e propria emergenza, sia per la messa in sicurezza, che per la costruzione di nuovi edifici (tenendo anche conto dei rischi sismici diversificati per territori); ANCI da sempre chiede al Governo di svincolare le spese di investimento sull’edilizia scolastica dai vincoli del Patto di Stabilità.

La formazione e l’avviamento al lavoro richiedono un continuo adeguamento a professionalità e sbocchi estremamente mutevoli e per questo il confronto con il mondo della scuola, gli operatori economi, con il PES e gli Enti Locali dovrà essere costante e serrato, tenendo conto delle diverse caratteristiche territoriali.

4.11 Capacità istituzionale e amministrativa

Una amministrazione che sia di sostegno ad imprese e cittadini è fattore fondamentale per lo sviluppo del Paese. In Italia viviamo una situazione di complessità burocratica, sia dal punto di vista amministrativo, che fiscale, negativamente avvertita dagli operatori economici e dai cittadini.

Questo, difatti, condiziona la capacità competitiva delle attività già presenti, come la possibilità di incentivare ed attrarre nuovi investimenti, capaci di creare posti di lavoro durevoli e qualificati, nonché imprese innovative. Si tratta di obiettivi che non possono essere affidati solo ad incentivi economici o strumenti finanziari, che richiedono quindi una “governance” di prossimità efficace.

Gli investitori devono poter operare in un clima favorevole, con procedure semplici e veloci, attori istituzionali attenti, servizi e collegamenti adeguati, lavoratori qualificati. Organicamente con le altre aree tematiche, anche con questi elementi sarà possibile accelerare la ripresa e recuperare l’occupazione drasticamente ridotta dalla crisi, oltre che rafforzare e consolidare il tessuto imprenditoriale regionale.

Nell’ambito della nuova programmazione comunitaria devono essere sostenute quelle buone iniziative già in corso (con il ciclo 2007-2013) e come l’Agenda Digitale, la sburocratizzazione e il rafforzamento dei SUAP.

Anche la messa a sistema delle competenze professionali presenti nella pubblica amministrazione e nel settore privato: a questo scopo potrebbero essere avviate iniziative promosse dalla Regione in sinergia con gli Enti Locali per la formazione continua dei funzionari pubblici, d’intesa con le associazioni di categoria e gli ordini professionali.

L’attuale processo di revisione istituzionale, con il riassetto delle province, ma anche con il sostanziale ridimensionamento delle società pubbliche locali e la privatizzazione di alcuni servizi pubblici tradizionali, insieme ai continui e sempre maggiori tagli ai bilanci comunali, sono destinati a modificare in modo sostanziale il ruolo e la natura dei Comuni. Si dovrà riflettere attentamente sia sulle strategie in tal senso a livello nazionale, che nell’ambito della redazione dei Programmi Operativi Regionali.

Conclusioni

Considerato che nel nuovo ciclo di programmazione verrà richiesta una valutazione ex-ante dal punto di vista della spesa in coerenza con gli obiettivi di Finanza Pubblica, bisognerà tenere adeguatamente conto che i vincoli del Patto di stabilità interno, oltre a determinare una riduzione degli investimenti “ordinari” da parte degli Enti Locali, stanno producendo ritardi nella realizzazione degli interventi cofinanziati dai fondi strutturali.

I vincoli del Patto limitano la capacità di erogazione dell’amministrazione regionale delle risorse già assegnate dai POR e determinano, in capo agli Enti Locali beneficiari, gravi difficoltà a pagare  i fornitori (in pratica il blocco dei pagamenti per spese di investimento impegnate in anni precedenti).

Il Patto di stabilità interno prevede infatti la “nettizzazione” della sola quota comunitaria, includendo invece nei vincoli del Patto le spese effettuate da regioni ed Enti Locali a valere sulle quote di cofinanziamento nazionale e regionale, con un effetto negativo sulla capacità di spesa delle P.A. regionali e locali italiane.

Con  il decreto cd “Salva Italia, il problema dei vincoli del Patto è stato parzialmente superato per effetto di una norma, che autorizza l’esclusione (ai fini del computo sottoposto ai vincoli di patto) delle spese effettuate a valere sulle risorse di co-finanziamento nazionale dei fondi strutturali comunitari, fino alla concorrenza di un importo di 1 miliardo di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014

ANCI Puglia condivide con  Governo e le parti economiche e sociali la necessità di:

·         potenziare nel Mezzogiorno il servizio scolastico, attraverso la riduzione degli abbandoni l’aumento del livello di apprendimento degli studenti;

·         operare per la riduzione dei tempi di giustizia civile;

·         lavorare per il superamento definitivo delle condizioni di insicurezza dei cittadini con una inflessibile lotta alla criminalità organizzata;

·         assicurare una migliore qualità del servizio sanitario;

·         ridurre lo storico deficit infrastrutturale, anche nel settore dei servizi idrici integrati;

·         diminuire il digital divide della popolazione (attraverso l’attuazione dell’agenda digitale e il sostegno alle smart cities).

ANCI Puglia ritiene essenziale mettere i Comuni nelle condizioni di intervenire sull’edilizia scolastica; potenziare il sistema di offerta di servizi sociali alle famiglie; incrementare l’assistenza domiciliare per la disabilità e gli anziani; aumentare la dotazione di asili nido (anche per consentire una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro).

I Comuni, inoltre, devono essere sostenuti nell’impegno di aumentare il valore della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani che, salvo importanti eccezioni, si attesta ancora su livelli insoddisfacenti nonché ad operare per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare adibito ad usi istituzionali, da perseguire anche attraverso azioni di risparmio energetico.

Il patrimonio pubblico (immobili e terreni) di proprietà dei Comuni eo da acquisire in attuazione delle procedure di trasferimento dei beni statali (federalismo demaniale), costituisce un asset rilevante per  programmare azioni di valorizzazione, finalizzate a migliorare l’attrattività turistica e culturale delle Città del  Mezzogiorno.

E’ necessario intervenire, fornendo ai Comuni interessati il know how tecnico e organizzativo, anche per attrarre i necessari investimenti privati degli operatori del settore o del mondo del credito (banche, fondazioni, ecc.).

Comuni, Province e Regione, insieme alle parti sociali devono essere costantemente al lavoro sulla programmazione e gestione dei nuovi fondi, senza affermare maggiori o minori pesi dal punto di vista istituzionale perché la responsabilità è grandissima.

I Sindaci con grande impegno e senso di responsabilità daranno attuazione a queste nuove risorse per portare la nostra regione fuori dalle aree meno sviluppare dell’Unione Europea, da cui sinora non si è elevata, nonostante la immensa disponibilità di risorse fino ad oggi messe a disposizione con i precedenti cicli di programmazione.

 



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