“Donne, è arrivato l’arrotino! Storie di strade, tradizioni e mestieri perduti


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C’era una frase che bastava da sola a riempire una strada, un cortile, un’intera mattina: “Donne, è arrivato l’arrotino!”. Era un richiamo semplice, una cantilena che agiva come un segnale convenuto. Bastava sentirlo per aprire una finestra, affacciarsi dal balcone, rovistare nei cassetti in cerca di coltelli, forbici, lame consumate dal tempo e dalla vita da affidare a quell’artigiano itinerante che, con la sua mola a pedali, era capace di ridare vita ad un oggetto danneggiato che sembrava perduto.

C’era un tempo in cui le cose si riparavano. Non per povertà, ma per rispetto. L’arrotino con qualche attrezzo essenziale e una sapienza antica, tramandata di padre in figlio, era un custode dei gesti quotidiani: sapeva che una forbice ben affilata avrebbe permesso a una sarta di creare un abito perfetto, che un coltello curato avrebbe onorato il cibo in tavola.

Non aveva un negozio, ma la strada era la sua bottega, una bottega a cielo aperto dove il lavoro era fatto di fatica e pazienza, una sapienza antica tramandata come un segreto di famiglia. Era un mestiere umile, ma dignitoso. Un lavoro fatto di mani, di rumore, di pazienza, di conoscenza. L’arrotino conosceva i quartieri, le persone, le abitudini. Spesso tornava negli stessi luoghi, anno dopo anno. Era parte del paesaggio umano, una presenza familiare che dava sicurezza con una semplice mola, una pietra rotante che un tempo veniva azionata a pedale e che, con un sapiente gioco di scintille e acqua, restituiva l’anima all’acciaio.

Oggi quel grido non si sente più. Come tanti mestieri di una volta, anche quello dell’arrotino è stato travolto dalla modernità. È rimasto sospeso nella memoria collettiva, come il suono lontano di una campana che nessuno suona più. Ricordare l’arrotino significa ricordare un’Italia diversa. Un’Italia fatta di voci nelle strade, di mestieri ambulanti, di rapporti umani diretti. Un’Italia che sapeva aspettare che una mola finisse di girare, che un lavoro fosse fatto bene, non in fretta.

“Donne, è arrivato l’arrotino!”. Non è solo un grido: è un invito a non dimenticare. Affilate i vostri ricordi, prima che si spuntino per sempre. Forse l’arrotino non tornerà più a percorrere le nostre strade. Ma può continuare a vivere nei racconti, nei ricordi, nelle parole. E ogni volta che affiliamo un coltello, o pensiamo di buttare via qualcosa di rotto, potremmo fermarci un attimo e ricordare quel grido.

“Donne, è arrivato l’arrotino.”