Commessa Inps, contro il rischio esuberi i lavoratori di Comdata in sciopero

Oggetto del contendere l’internalizzazione del servizio clienti. L’istituto non intende applicare la clausola sociale, mettendo a rischio centinaia di posti. Lunedì 27 settembre lo sciopero dei lavoratori del call center impiegati sulla commessa Inps.

È al massimo della tensione la vicenda inerente all’internalizzazione del servizio clienti Inps. Lunedì 27 settembre – giorno di paga per il reddito di cittadinanza e altri bonus e ristori – Sic Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno indetto lo sciopero nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center impiegati sulla commessa Inps.

Troppa l’incertezza che aleggia sui 3300 dipendenti sul territorio nazionale, alcune centinaia dei quali operano in Salento, di Comdata e Network, le aziende che sinora hanno garantito il servizio.

In buona sostanza, con il dl 101 del 2019 si è prevista l’internalizzazione del servizio clienti Inps. Ma a non convincere i sindacati sono le modalità con cui avverrà il trasferimento dei lavoratori da Comdata e Network alla partecipata Inps Servizi spa – con il 100 per cento di capitale pubblico in mano alla stessa Inps – che si occuperà del servizio. Il direttore dell’istituto, Pasquale Tridico, ha infatti dichiarato che la selezione pubblica prevederà il reclutamento di circa 3mila persone. Ma i lavoratori del call center sono 3309. E il rischio di esuberi appare concreto. Sul lastrico andrebbero sicuramente 309 lavoratori, senza contare i rischi per i dipendenti attualmente impiegati sulla commessa, per i quali – denunciano i sindacati – non è stata fornita alcuna solida garanzia.

“Appaiono del tutto elusive le risposte sulle garanzie delle condizioni economiche: a parte un generico impegno sui profili orari – è l’affondo dei sindacati – non una parola è stata proferita da Tridico su livelli e anzianità contrattuale. Per non parlare delle condizioni generiche dei contratti, in particolare sulle garanzie dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori“.

L’intenzione dell’impresa è infatti quella di portare a termine l’internalizzazione senza il rispetto della clausola sociale. E questo mette in allerta i sindacati, pronti a incrociare le braccia con i lavoratori. “È inammissibile – continuano – che proprio la committenza pubblica stia contribuendo ad affossare la clausola sociale. Non è più tollerabile barattare l’internalizzazione in quanto tale con la garanzia per le persone. La clausola sociale – concludono – ha già fatto alle lavoratrici e ai lavoratori uno strumento valido per sottrarsi alla precarietà.

L’internalizzazione deve essere una ulteriore opportunità di migliorare le loro condizioni, non può voler dire far rientrare dalla finestra quello che abbiamo sbattuto fuori dalla porta.



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