San Cesario ricorda Mario Catanzaro, prigioniero nei lager nazisti


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C’erano tutti, il sindaco e gli amministratori comunali, le insegnanti con i loro studenti, i parroci delle due parrocchie, tantissimi cittadini.

San Cesario ha celebrato la giornata della memoria con un raduno in Piazza Garibaldi e un corteo a piedi fino all’abitazione di Mario Catanzaro, scomparso qualche anno fa e che fu deportato nel 1944 nel campo di lavoro di Dachau nei pressi di Monaco di Baviera.

Una storia segnata dal dramma della deportazione, una memoria che avrebbe portato per sempre il dolore che nascondeva dentro di sé.

Perché la memoria se non è condivisa può fare male e in tanti hanno raccontato che Mario no fu più lo stesso di prima dopo l’esperienza drammatica del lager, esattamente come avvenuto per i tanti internati e torturati dal regime nazista.

È stato il sindaco di San Cesario di Lecce Giuseppe Distante a posare la pietra d’inciampo davanti al portone d’ingresso della casa di Mario Catanzaro, non prima di aver ascoltato le testimonianze commosse dell’assessore alla cultura Anna Luperto, della delegata del presidente della provincia, Loredana Tundo, del consigliere regionale Stefano Minerva e del senatore Alberto Maritati presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, alla presenza delle figlie di Mario.

Ma il momento più emozionante è stato quello dedicato agli studenti dell’istituto comprensivo di San Cesario, ragazzi animati da forti motivazioni, dalla passione e da una ricerca storica che li ha portati ad approfondire i temi legati allo sterminio degli ebrei, e al massacro di tanti innocenti nei campi di concentramento.

Guidati con cura e sapienza dai loro docenti i ragazzi di scuola media hanno messo in scena un’intervista impossibile (come si dice in gergo giornalistico) a Mario Catanzaro, una loro libera interpretazione del pensiero del loro concittadino, testimone di tanti orrori.

Questa pietra d’inciampo restituisce un nome, una storia, una dignità e tutto ciò che il campo di Dachau aveva tolto a Mario Catanzaro.

La memoria della comunità di San Cesario vive.