Dramma di Restinco, gli Avvocati Immigrazionisti Pugliesi non hanno dubbi: ‘Gli effetti del Decreto Salvini sono allarmanti’

All’indomani della notizia del suicidio di un giovane immigrato presso il Cas brindisino, dura è la presa di posizione dei legali della costituenda Camera.

Ancora non si è spenta la triste eco per la morte del giovane ragazzo nigeriano nel CPR di Restinco, in provincia di Brindisi. Il ragazzo nella notte tra sabato è domenica ha deciso di porre fine alla sua esistenza impiccandosi. A ritrovarlo nella sua camera i compagni della struttura che hanno potuto però, dopo aver dato l’allarme, soltanto constatare il decesso.

Sulla vicenda, con una nota inviata alla nostra redazione, vuole far sentire la sua voce la Camera degli Avvocati Immigrazionisti Pugliesi: ‘Avvertiamo l’urgenza di esprimerci sulla notizia del ventenne nigeriano morto suicida nel Cas di Restinco, poiché consideriamo allarmanti gli effetti del decreto Salvini’.

Dura la presa di posizione dei legali che entrano nel merito delle contestazioni al provvedimento del Ministro dell’Interno: ‘Seppur ancora in fase costituenda, la Camera considera allarmanti gli effetti del decreto sull’immigrazione e la sicurezza (D.L. n. 113 del 2018), che pone evidenti problemi di incostituzionalità e che indebolisce il livello generale di tutela con particolare riferimento alle persone vulnerabili e con esigenze specifiche’.

Gli avvocati Immigrazionisti Pugliesi fanno proprio il monito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che ha espresso “preoccupazione per alcune norme del Decreto Legge del governo italiano, norme che appaiono in palese contrasto con la normativa internazionale sui rifugiati e sui diritti umani in maniera precipua su due punti:

  1.  il prolungamento a 180 giorni del trattenimento presso i CPR che pone interrogativi di compatibilità con l’articolo 13 della Costituzione che recita testualmente: ‘La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
  2. la violazione degli artt. 24 e 27, co. 2, della carta Costituzionale per via della compressione del diritto di difesa e della presunzione di innocenza conseguente all’obbligo di lasciare il territorio nazionale in caso di diniego di asilo per sottoposizione a procedimento penale o condanna non definitiva, anche in pendenza di ricorso.

Sul primo punto, tra l’altro, forti perplessità sono state espresse anche dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, secondo cui l’estensione della durata massima del trattenimento non sembra trovare una giustificazione in un’esigenza effettiva del sistema, né sembra essere idonea al raggiungimento dello scopo che vuole ottenere.

Insomma sullo sfondo, tante questioni serie sulle quali ancora discutere, al netto della tristezza infinita per una giovane vita spezzata.



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