È passato più di un anno da quanto il virus silenzioso e letale ha portato via le persone care in totale solitudine, senza la possibilità di un ultimo saluto o di un’ultima parola. Non era consentito ai parenti di una persona ricoverata di fare visita al proprio caro in terapia intensiva, troppo alti i rischi di contagio e troppo incerti gli effetti. A distanza di più di un anno, però, la situazione è cambiata. Nella serata di ieri, infatti, per la prima volta la figlia di un paziente ricoverato in Terapia intensiva Covid del Dea Vito Fazzi di Lecce è entrata in reparto.
È stato l’ultimo saluto prima di separarsi, un ultimo momento di vicinanza prima della morte del padre che sfugge al destino di una dipartita solitaria. È toccata anche a lei la stessa preparazione del personale sanitario che ogni giorno combatte per la vita dei malati: la figlia del paziente in condizioni critiche, infatti, ha ricevuto le indicazioni sulla vestizione e svestizione, oltre ad indossare gli stessi dispositivi di protezione individuale degli operatori sanitari. Prima della visita, inoltre, la donna ha firmato una liberatoria.
Grazie alla legge regionale del 4 maggio, la Asl di Lecce ha potuto avviare percorsi per rispondere alle richieste di incontro tra familiari e pazienti Covid positivi in gravi condizioni. “Abbiamo avuto modo di constatare l’utilità e la bontà di questa scelta, quella del saluto estremo tra padre e figlia. È stato un atto di estrema umanizzazione di un percorso di cura che alcune volte ha esito infausto ma che non può fare a meno dell’amore dei propri cari. Ieri è stato l’inizio, proseguiremo su questa strada” ha dichiarato il Direttore generale Rodolfo Rollo.