Giornata del Personale Civile della Difesa: la celebrazione che sa di beffa. La denuncia della Cisl Fp: “Basta con i soliti rituali vuoti”


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Oggi, venerdì 22 maggio 2026, l’Italia celebra la “Giornata del personale civile della Difesa“. Una ricorrenza nata per riconoscere e valorizzare il contributo fondamentale di migliaia di professionisti – tecnici, amministrativi, contabili, logistici – che, senza indossare una divisa, garantiscono quotidianamente il funzionamento della macchina del Ministero della Difesa e la sicurezza del Paese. Eppure, quest’anno la celebrazione rischia di consumarsi tra l’indifferenza generale e il profondo malumore di chi quel comparto lo vive dall’interno, tra mille difficoltà.

A farsi portavoce di questo velo di delusione e rabbia sono Gianni Pagano e Gianni Farchi della Cisl Fp Difesa di Lecce, che commentano con estrema amarezza le iniziative previste sul territorio salentino e nazionale: “Assisteremo al solito rituale che si prende gioco dei lavoratori e del Paese”.

I rappresentanti leccesi sposano appieno la durissima nota stampa nazionale della sigla sindacale – firmata da Alessandro Ansuisi, Massimo Ferri e Franco Volpi – e puntano il dito contro quella che definiscono una vera e propria “passerella di retorica”. «L’annuale celebrazione di oggi — si legge nella nota — rappresenta il solito rituale in cui dirigenti civili e militari, come sempre da anni, reciteranno in tutti gli enti le stesse parole vuote, smentite poi dai loro stessi comportamenti nei restanti giorni dell’anno».

I nodi della protesta: organici dimezzati e il gap con l’Europa

Al centro della mobilitazione sindacale c’è una crisi strutturale che sta trascinando il sistema Difesa verso il collasso: lo svuotamento progressivo degli organici. La Cisl Fp ricorda che da tempo si attendono risposte concrete su un piano di assunzioni mirato a raggiungere la quota minima di 30.000 unità. La realtà attuale racconta invece una storia ben diversa, con una forza lavoro ridotta a meno di 20.000 dipendenti. Un taglio drastico e lineare, figlio degli effetti della legge 244/12 (la riforma dello strumento militare), oggi da tutti criticata a parole ma ancora drammaticamente devastante nei fatti.

Il confronto con il resto del continente fotografa l’anomalia e l’arretratezza della situazione italiana:

Il dato europeo: nel resto d’Europa, la media dei dipendenti civili impiegati nella Difesa è quattro volte superiore a quella italiana.

Le mansioni: all’estero la componente civile assolve a funzioni logistiche, tecniche e amministrative strategiche, permettendo ai militari di concentrarsi esclusivamente sui compiti operativi.

Il paradosso italiano: in Italia, a causa della carenza di civili, tali mansioni vengono spesso affidate a personale in divisa (sottratto così alle proprie funzioni d’istituto) o, in alternativa, vengono esternalizzate e privatizzate, provocando un inevitabile aumento dei costi a carico della collettività.

Il grido d’allarme da Lecce: «Ospiti di un sistema che non ci accetta»

Il quadro delineato da Farchi e Pagano per il territorio salentino riflette perfettamente l’emergenza nazionale: un elenco di promesse non mantenute che alimentano l’indignazione dei lavoratori. Tra le criticità più urgenti vengono denunciate:

Emarginazione e isolamento: personale civile ridotto ai minimi termini e progressivamente escluso.

Riforme al palo: la tanto sbandierata riforma dei transiti dai ruoli militari a quelli civili è ormai diventata una chimera burocratica.

Mancati pagamenti: straordinari non remunerati nell’indifferenza generale e risorse economiche bloccate da mesi per prestazioni che i lavoratori hanno già ampiamente reso.

Burocrazia e concorsi lumaca: procedure concorsuali farraginose affidate a soggetti terzi, che si dimostrano incapaci di reclutare le figure tecniche necessarie in tempi rapidi.

Sindacati esclusi: le rappresentanze dei lavoratori denunciano di non essere state nemmeno ascoltate durante la stesura della proposta di Riforma delle Forze Armate.

“Siamo ospiti di un sistema che non ci accetta, salvo lodarne le virtù una volta l’anno” incalzano con forza i sindacalisti leccesi.

L’Italia, ricorda la Cisl Fp, è ormai il fanalino di coda d’Europa in questo settore. Per questo motivo, l’appello finale della sigla sindacale è un ultimatum che si rivolge direttamente alla politica: “È ora che il vertice politico e le forze parlamentari intervengano seriamente, avvertendo il dovere istituzionale di rispondere, finalmente, ai lavoratori della Difesa”. I tempi dei discorsi di circostanza sono scaduti: senza investimenti sul personale civile, a crollare sarà l’intero sistema della sicurezza nazionale.

In foto da sn. Gianni Farchi e Gianni Pagano della Cisl Fp Difesa di Lecce