John Fitzgerald Kennedy. Cinquant’anni dopo​

Sono passati 50 anni da quel 22 novembre del 1963, quando John Fitzgerald Kennedy venne assassinato a Dallas, in Texas, durante una visita ufficiale. Mezzo secolo dopo restano ancora molte ombre sulla sua morte.

Mezzo secolo. Cinquanta anni non sono bastati all’America e al mondo intero per dimenticare John Fitzgerald Kennedy. Nessun leader al mondo può vantare la popolarità conquistata da JFK dopo la sua morte: basta citare i 40 mila libri scritti (di cui cento solo in occasione dell'anniversario dell'assassinio), i 2.500 tra film e documentari realizzati e le 60 mila vie, piazze, viali e parchi a lui intestati nel mondo intero, secondo un calcolo solo approssimativo. Senza contare la lunga serie di teorie, cospirazioni, sospetti, alimentate anno dopo anno, rivelazione dopo rivelazione.
Certo è che il 22 novembre 1963 è una data che in pochi scorderanno. A Dallas, dove vennero esplosi quei tre colpi di arma da fuoco che cambiarono drasticamente la storia non solo politica. Negli Stati Uniti, apparsi per la prima volta improvvisamente «fragili». Nel mondo intero su cui è calato il silenzio davanti a quelle immagini trasmesse in diretta in bianco e nero. Nella memoria di chi era abbastanza “grande” per rendersi conto di cosa stesse accedendo e nel ricordo di chi, invece, era troppo piccolo ma ha comunque pianto per quella morte improvvisa di un uomo, di un Presidente. Prima di lui, Lincoln, Garfield e McKinley furono uccisi durante il loro mandato. Ma con Kennedy è diverso. Uno shock dal quale l'America – forse – non si è mai ripresa. Un dramma, il primo di una serie che hanno colpito una delle famiglie più potenti del mondo. 

Anche i mass-media da quel giorno segnarono un primato: la diretta televisiva fu no-stop, durò quattro giorni, durante i quali nessuna emittente trasmise programmi di intrattenimento. La più lunga sequenza di notizie di sempre, imbattuta nonostante gli attentati alle Torri Gemelle e a Washington dell’11 settembre del 2001.

Nemmeno il mondo della moda restò indifferente: il tailleur rosa confetto modello Chanel indossato da Jackie Kennedy il giorno dell'assassinio del marito ebbe un impatto enorme sulle tendenze dell'epoca. «Lasciate che tutti vedano cosa hanno fatto» rispose lapidaria la first lady a chi, sull’air force, le suggeriva di cambiarsi d’abito.  Eppure, studiosi e ricercatori hanno potuto studiare i vestiti indossati dallo stesso Kennedy e l’arma usata dall’assassino, ma non il tailleur di Jaqueline, conservato negli Archivi nazionali, in un caveau a clima controllato fuori Washington. Protetto fino al 2063 o forse più.

Da quell’assolata mattinata di fine novembre, sono passati cinquant’anni. E sebbene molte domande siano rimaste ancora senza risposta per la «storia» l’assassino ha un nome e cognome: si tratta di Lee Oswald.
Subito o poco dopo l’attentato sembrava quasi impossibile «ricostruire i fatti». I 26 secondi, i 486 silenziosi fotogrammi a colori, girati in 8mm con una telecamera portatile Bell + Howell, compongono uno dei film più visti nella storia. Tutti i fotogrammi, a parte il 313, quello in cui il proiettile aveva colpito la testa di JFK, vennero pubblicati una settimana dopo l'assassinio su Life. Tuttavia quei frame non hanno mai sciolto i dubbi. Nel corso degli anni, nonostante le  milioni di pagine scritte non è stata scritta ancora la parola fine.