Ci sono libri che arrivano in silenzio e, pagina dopo pagina, iniziano a fare rumore. La ricreazione è finita di Dario Ferrari è uno di questi, è un romanzo nel romanzo che cattura con la sua ironia tagliente e una struttura narrativa a scatole cinesi, perfetto per chi cerca una storia di crescita personale intrecciata alla Storia con la S maiuscola.
La ricreazione è finita è una storia che si legge con il sorriso sulle labbra e qualche pensiero pesante nella testa, che fa ridere (molto) e riflettere (ancora di più). Perché dietro l’ironia, dietro i dialoghi brillanti e le situazioni quasi grottesche, si nasconde una riflessione lucida e spietata sul mondo del lavoro, sull’università e su una generazione che fatica a trovare il proprio posto.
Marcello: Il ritratto di una generazione “fuori corso”
Immaginate Marcello, un trentenne viareggino con poche ambizioni, eternamente sospeso tra università e vita adulta, che sfugge al destino del bar di famiglia e ai tentativi della fidanzata storica Letizia di ancorarlo alla realtà. Nei primi capitoli, la sua voce, scanzonata e autoironica, racconta del percorso di dottorato, connquistato con un concorso vinto quasi per caso. Entrato nel mondo accademico che aveva sempre rifiutato, Marcello accetta la sfida del professor Sacrosanti, che gli affida la tesi su Tito Sella, uno scrittore-terrorista negli anni di piombo, condannato e morto in carcere. La ricerca della Fantasima, l’opera incompiuta e mai trovata, nascosta in misterioso archivio a Parigi, si trasforma in un pretesto per mettere ordine nel suo ‘caos’ interiore attraverso una ricostruzione storica mozzafiato .
Alla fine del libro “La ricreazione è finita” tutto si ricompone. Marcello non è un eroe, non è un ribelle romantico, ma una persona normale, piena di dubbi, ambizioni e paure. Ed è proprio questa normalità a renderlo così reale.
Struttura geniale e toni cangianti
La scrittura di Dario Ferrari è curatissima: frasi colte poggiate con scioltezza, ironia feroce sul mondo universitario e alternanza magistrale tra momenti leggeri e tragedie storiche, culminando in un finale inaspettato e potente. Ogni parola sembra essere al posto giusto, per strappare un sorriso come per smascherare le contraddizioni del mondo accademico e, più in generale, di una società che chiede entusiasmo, ma offre precarietà. E poi c’è il ritratto di Tito Sella, scritto con una tale forza narrativa che ci si ritrova a googlare il suo nome, convinti che sia esistito davvero.
Non è solo una recensione positiva a rendere giustizia al romanzo, ma la sensazione, una volta chiuso il libro, di aver letto qualcosa di bello. Ti è venuta voglia di scoprire cosa nasconde l’archivio di Tito Sella a Parigi?
Voto: 9/10
La ricreazione è finita è un libro colto ma accessibile, divertente ma malinconico. È la dimostrazione che si può fare letteratura di alto livello parlando di precariato, sogni infranti e vecchi archivi polverosi. Se hai amato i romanzi di formazione che non si prendono troppo sul serio, questo è il titolo che fa per te.