Sassuolo e Genoa, le ultime due frontiere: cosa serve al Lecce per chiudere i conti


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Due partite. Due finali. E un solo punto da difendere sulla Cremonese, che nel frattempo ha smesso di perdere nel momento peggiore possibile per i giallorossi.

La stagione del Lecce si è ridotta a questo: novanta minuti a Reggio Emilia contro un Sassuolo retrocesso sulla carta ma ancora in campo, e poi l’ultima al Via del Mare contro il Genoa. Il tutto con la consapevolezza che basta un passo falso — uno solo — per riaprire una voragine che sembrava chiusa.

Dopo la sconfitta casalinga contro la Juventus, arrivata per via di un gol di Vlahovic dopo soli 13 secondi, i salentini si trovano a quota 32 punti. La Cremonese è a 31, ma sta crescendo. Il margine è sottile, il calendario non è banale, e la pressione psicologica di chi insegue — senza più niente da perdere — è un fattore che non si può ignorare.

Perché le ultime giornate sono le più difficili da leggere

Chi segue il calcio da anni lo sa: le ultime settimane di campionato sono le più imprevedibili. Le motivazioni si livellano in modo strano. I retrocessi possono fare risultato contro chiunque — e lo fanno spesso — semplicemente perché escono dalla morsa dell’ansia e giocano con una certa libertà. Le squadre in lotta salvezza, al contrario, tendono a irrigidirsi esattamente nel momento in cui dovrebbero essere più lucide.

Il Sassuolo ha già fatto i conti con la retrocessione. Ma questo non significa che sarà una passeggiata: i neroverdi hanno perso poco nelle ultime uscite, e un ambiente che non ha più niente da perdere è spesso il più pericoloso da affrontare.

Per questo molti tifosi e appassionati, nelle settimane decisive, cercano di farsi un’idea più strutturata di cosa aspettarsi — non per affidarsi alla statistica come se fosse un oracolo, ma per capire i valori in campo, le forme recenti, i precedenti. Chi vuole approfondire l’analisi tattica e i valori numerici delle partite in programma può trovare utile consultare i pronostici calcio di oggi aggiornati giornata per giornata: non sostituiscono l’occhio del tifoso, ma aiutano a inquadrare le probabilità con un po’ più di metodo.

Il Lecce di Di Francesco: i meriti e i limiti di una stagione ondivaga

Eusebio Di Francesco ha costruito una squadra che difende con ordine e che nei momenti di difficoltà non crolla. È un merito reale, non banale. Il Lecce ha subito pochi gol negli scontri con le grandi — la gara contro la Juventus è stata decisa da un episodio, non da un dominio —, e in più occasioni ha tenuto il campo contro avversari superiori sulla carta.

Il problema è l’altro lato della medaglia: la sterilità offensiva. Con 24 gol segnati in 36 giornate, i giallorossi sono tra le squadre meno prolifiche della Serie A. Cheddira ha risposto quando chiamato in causa, Banda ha avuto sprazzi di qualità, ma la manovra raramente riesce a costruire occasioni in serie. Contro il Sassuolo — squadra che concede molto — questo potrebbe essere meno penalizzante. Contro il Genoa, invece, dipenderà molto dall’approccio mentale.

Secondo i dati della Lega Serie A, il Lecce ha vinto solo una volta due partite consecutive nell’arco di questa stagione: a febbraio, contro Udinese e Cagliari. Riuscirci adesso, in piena volata finale, sarebbe il risultato più importante dell’intera annata.

La Cremonese e l’effetto rimonta

Chi pensa che la Cremonese si sia già arresa sbaglia. I grigiorossi sanno fare calcio, hanno un allenatore capace di motivare il gruppo anche in situazioni disperate, e il calendario residuo non è impossibile: Udinese in casa e poi Como in trasferta, squadre che non hanno più niente da chiedere alla stagione.

Il punto è questo: se la Cremonese vince entrambe e il Lecce inciampa anche una sola volta, si va allo spareggio. E lo spareggio è una partita secca, dove tutto può succedere.

Non è catastrofismo, è aritmetica. Per questo il Lecce non può permettersi di aspettare, di gestire, di calcolare. Deve vincere almeno una delle due. Preferibilmente la prima, per arrivare all’ultima già in porto.

Cosa si porta dietro questa stagione

Al di là del risultato finale, questa squadra ha dimostrato una cosa che non era scontata: sa soffrire. Non sempre sa costruire, non sempre riesce a fare la partita, ma nei momenti difficili trova compattezza. La difesa ha tenuto anche contro le squadre più forti, e Di Francesco ha gestito un gruppo non ricchissimo di alternative con una certa coerenza.

Se la salvezza arriverà — e ci sono buone probabilità che arrivi — sarà una salvezza sudata, strappata con le unghie, non certo frutto di un campionato brillante. Ma nel calcio, e soprattutto in Serie A, restare è già un risultato. Per una piazza come Lecce, che ha ritrovato il palcoscenico della massima serie dopo anni di Serie B, sarebbe l’ennesima conferma che questo progetto ha radici più solide di quanto sembri nei momenti di crisi.

Le prossime due domeniche diranno molto. Il Salento aspetta, e sa come si fa.