Esistono due tipi di studenti in questo periodo. Da una parte ci sono quelli con il sorriso stampato sulle labbra, pronti a godersi tre lunghissimi mesi di vacanza tra relax, sole, tintarella, serate con gli amici in discoteca o giornate in riva al mare senza pensieri. Sono il ritratto della felicità: addio libri, interrogazioni, compiti in classe, sveglia presto la mattina, stress, nervosismo: tutto è rimandato a settembre. Dall’altro ci sono loro, gli studenti con lo sguardo un po’ perso, sempre basso, quelli che sorridono poco, visibilmente stressati, preoccupati, con le spalle curve e l’aria corrucciata. Sono quelli che in testa hanno un solo pensiero: uscirne vivi e soprattutto indenni: è l’esercito degli studenti dell’ultimo anno alle prese con gli esami di maturità, il passaggio simbolico che segna la fine di un percorso e l’inizio di una nuova avventura.
È il loro momento, davanti hanno giorni di fuoco che sembrano non passare mai e che, allo stesso tempo, scorrono troppo velocemente. Notti insonni, caffè a volontà e “confrort food” senza paura di ingrassare fanno parte del gioco. E tutti, ma proprio, tutti vorrebbero semplicemente svegliarsi a luglio «a giochi fatti», quando la maturità sarà finita o sarà solo un semplice ricordo. Ed invece no, non funziona così. E forse è meglio non credere a chi sostiene che sarà una passeggiata. Perché cambiano le epoche, cambiano i linguaggi, cambiano i social network e le tecnologie, ma certe tradizioni quelle no, restano sempre le stesse, oggi come ieri.
Così mentre il countdown scorre veloce, troppo veloce per lamentarsi o pentirsi. E il 18 giugno, data in cui si svolgerà la prima prova scritta, forse una delle più temute, sembra ormai dietro l’angolo, ecco che “puntualmente” si ripresentano insieme all’ansia i consueti riti scaramantici per la maturità: Santi a cui votarsi, rimedi dell’ultimo minuto, leggende metropolitane a cui fare appello, consigli utili da seguire scrupolosamente.
La caccia alle possibili tracce della prima prova
Tra le tradizioni che accompagnano l’esame ce n’è una che non passa mai di moda: la caccia alle possibili tracce della prima prova.È il celebre toto-tema. Una vera e propria corsa contro il tempo alla ricerca dell’indizio decisivo, della previsione perfetta, della soffiata capace di anticipare gli argomenti della prima prova che compariranno sui fogli ministeriali. Parola di chi ha già affrontato gli scritti: cercare soffiate su internet è praticamente inutile. Corsi e ricorsi, storici lo dimostrano. Numeri alla mano, infatti, sfuggono alla memoria umana i casi in cui sia realmente uscito l’argomento tanto atteso o su cui ci si era preparati a menadito.
È così. Perdere tempo prezioso cercando indiscrezioni o temi già svolti da cui prendere spunto può essere “giustificabile” solo se serve allo studente ormai in crisi per stare più tranquillo. In fondo, è «meglio fare e poi pentirsi che pentirsi di non aver fatto…» e non lasciare nulla al caso, anche in quest’occasione. Perché, quando l’ansia aumenta, qualsiasi appiglio sembra prezioso. Anche una semplice ipotesi può regalare l’illusione di avere tutto sotto controllo.
I riti scaramantici più diffusi tra i maturandi
Quando l’ansia cresce e lo studio matto e disperatissimo non basta, anche la scaramanzia trova spazio tra libri e appunti. Molti studenti, infatti, seguono piccoli rituali che negli anni sono diventati delle vere e proprie tradizioni.C’è chi entrerà in aula con la stessa penna utilizzata durante tutto l’anno scolastico, ormai scarica ma considerata intoccabile. Chi indosserà la maglietta della fortuna, rigorosamente non lavata dopo l’ultimo compito andato bene. Chi eviterà accuratamente il viola, colore che per molti studenti porta ancora sfortuna. E chi porterà in tasca o nello zaino un cornetto rosso. Superstizioni che resistono al tempo e che, nell’era dell’intelligenza artificiale e dei social network, continuano a sopravvivere tra i banchi come accadeva decenni fa.
Per gli scaramantici che decidono di raccomandarsi al cielo, perché esistono anche loro e non sono pochi, è bene far sapere che sono ben quattro i santi che si possono «invocare» in questi casi. A proteggere, archeologi, bibliotecari, studiosi e, quindi, anche studenti maturandi sono, San Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa, San Luigi Gonzaga, Sant’Espedito di Melitene, invocato nelle situazioni urgenti e nelle prove difficili e San Giuseppe da Copertino, che conosciamo bene.
Oltre a quelli già citati, sempre per rimanere nell’ambito “miracolistico” c’è chi si rivolge a Santa Rita, invocata in quanto “specializzata” nelle cause impossibili.
In fondo la maturità è anche questo. È fatta di libri aperti fino a tarda notte e di caffè bevuti quando il sonno diventa insopportabile. Di paure che sembrano enormi e che, qualche settimana dopo, fanno quasi sorridere. Di amicizie che si rafforzano condividendo la stessa tensione. Di sogni, aspettative e incertezze sul futuro. Di promese solenni e riti scaramantici che si tramandano di generazione in generazione.
Poi arriva finalmente il giorno della prima prova. Ci si siede al banco, si apre il foglio e, quasi all’improvviso, tutta quella paura accumulata per mesi lascia spazio a un pensiero molto più semplice: “Ormai siamo qui. Andiamo a prendercela, questa maturità”.






