Vicini di casa molesti? Una incredibile sentenza li giustifica. La triste storia di Livia

Il racconto di Livia a Leccenews24. Una ‘strana’ sentenza della Cassazione ritiene che la vicina, malgrado le sue azioni, non possa essere accusata di molestie.

“Altro che non abbiate paura di denunciare i comportamenti molesti dei vicini di casa perché c’è una Giustizia che vi tutela…Io ho denunciato e ne sono uscita con le ossa rotte a causa di una sentenza che se non fosse stata messa nero su bianco e se non l’avessi letta con i miei occhi…mi sarebbe sembrata pura fantascienza o una gag di Scherzi a parte… Adesso invece ho paura, temo per me e per i miei bambini e non mi sento assolutamente difesa dalla Giustizia Italiana’.

Chi scrive a Leccenews24 è Livia. All’ indomani di un nostro articolo in cui raccontavamo la storia di Andreina, una donna di un paese del Basso Salento la cui vita è diventata un inferno dopo che ha denunciato i vicini che si erano indebitamente appropriati di luce e acqua di un confinante, abbiamo ricevuto la lettera di Livia.

La sua è una situazione molto simile. Anche la sua vita e quella della sua famiglia e soprattutto dei suoi bambini sono diventate un inferno da quando sono andati ad abitare a Lecce, in una zona poco distante dal centro storico, in un appartamento al pian terreno ed hanno avuto la sventura di incontrare al piano di sopra colei che sarebbe diventata la causa della loro agitazione continua.

Ha perso serenità, Livia. Ha perso tranquillità. Ha perso il gusto di godersi la propria casa, il luogo in cui ciascuno di noi si rifugia dopo una giornata di lavoro per condividere con i propri cari un clima di familiarità in cui ritemprarsi. Teme che i suoi bambini possano alzare la voce mentre giocano o mentre si rincorrono, come fanno tutti i ragazzini. Teme che quel piccolo rumore possa scatenare l’ira della donna che abita al piano superiore. Sa per certo che ne deriverebbero offese urlate, gridati improperi, il tutto condito dal turpiloquio e dalle minacce per i suoi cuccioli.

Non le è bastato chiamare il 112, non le è servito denunciare, non è stato sufficiente affrontare un percorso legale con tutti i suoi costi e tutte le sue lungaggini burocratiche.

Ha dovuto sostenere tre gradi di giudizio, con spese annesse e connesse, per sentirsi dire queste cose:

La fattispecie di reato di cui all’art. 660 del Codice Penale è integrata da molestie o disturbi che avvengano “in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono”. Si tratta di reato a forma vincolata. Ebbene, gli atti emulativi di causa pacificamente non sono stati compiuti tramite telefono, né sono stati usati strumenti parificabili di comunicazione; mentre le abitazioni dell’ imputata e delle persone offese (per integrare il quesito ulteriore è necessario e sufficiente che, indifferentemente, il soggetto attivo o quello passivo, almeno uno di loro, si trovi in luogo pubblico o aperto al pubblico) sono luoghi privati. Possono infatti considerarsi aperti al pubblico l’androne o le scale condominiali, ma non le singole unità immobiliari.

Cioè, avete compreso? Poiché Livia non è offesa e minacciate nelle scale o nell’ androne del palazzo o magari in una pubblica piazza…non può essere considerata parte offesa. Che volete che sia? La sua vicina di casa la offende ‘soltanto’ dal suo appartamento, a voce alta, non usa il telefono…quindi poca roba per le leggi dello Stato Italiano…niente che possa giustificare una multa, un’ ammenda, almeno un risarcimento danni a cui appigliarsi per fare valere le proprie ragioni…

Eppure una sentenza di primo grado aveva dato ragione a Livia, condannando la signora che abita nell’ appartamento soprastante al pagamento di 500 euro, che non sono nulla rispetto allo stato di ansia in cui si vive nella propria casa acquistata con tanti sacrifici…ma almeno sono un punto fermo da cui partire, almeno sono un riconoscimento di ragione.

(La condomina è) colpevole della contravvenzione di cui all’art. 660 del Codice Penale e la condannava alla pena, condizionalmente sospesa, di € 500,00 di ammenda oltre che al risarcimento dei danni, in forma generica, in favore della parte civile per avere l’imputata dalla propria soprastante abitazione, per biasimevoli motivi, recato molestia e disturbo agli occupanti l’abitazione sita al piano inferiore dello stabile (anche di notte, con rumori persistenti e continui, indossando zoccoli, colpendo il pavimento con attrezzi vari, tenendo accesa la televisione ad alto volume, urlando improperi, spegnendo l’interruttore dell’ antenna centralizzata sita nel proprio appartamento).

La Cassazione, dopo un travagliato iter, fatto di spese legali e disillusioni, ha ribaltato tutto. Non c’è molestia, bisogna rassegnarsi a vivere in quel clima. Non c’è possibilità di vedersi riconosciuto il proprio diritto alla serenità tra i muri domestici.

I rapporti di vicinato sono importanti, spesso sono responsabili della qualità della nostra vita. Avere qualcuno a cui rivolgersi in caso di bisogno a portata…di casa è fondamentale. Non è facile vivere con il nemico al di là del muro. Come si fa a non capirlo? Come si fa a giustificarlo?

‘Non voglio lanciare messaggi negativi – chiude così la sua telefonata Livia con la nostra redazione – ma non raccontate la storia di una Giustizia che ci protegge. Non sempre è così. A me non è successo. A tanti non succede. E siamo costretti a vivere male a casa nostra. Anche nel periodo di Natale… quando avremmo diritto a quella serenità che l’ atmosfera favorisce. Per noi no, a noi resta un freddo clima di tensione, per noi la Giustizia italiana ha disposto questo”.



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