Una sirena spiegata risuona nei corridoi del “San Giuseppe”, lettini con pazienti parcheggiati nei corridoi, stanze sovraffollate, turni di ore infinite per un personale esausto.
Questa è la fotografia drammatica scattata all’interno dell’Ospedale di Copertino, un tempo fiore all’occhiello della sanità salentina, dalla Fp Sanità Cisl Lecce, che lancia l’ennesimo sos: una struttura classificata come “di base” ma che opera, nei fatti, come un ospedale di prima linea. Il tutto senza però averne le risorse né le tutele, a partire dalla mancanza di una Terapia Intensiva.
Il paradosso: Codici Rossi senza rete di protezione
Il cuore della denuncia risiede in una domanda tanto semplice quanto sottovalutata: come si possono gestire urgenze da codice rosso in un ospedale privo di Rianimazione?
Il presidio, infatti, è diventato un punto di riferimento per l’ortopedia e la chirurgia generale, attirando pazienti da tutta la provincia. Eppure, questa “vocazione chirurgica” si scontra con l’assenza di un reparto TIPO o di Rianimazione, costringendo il personale a un rischio clinico esponenziale.
«Affidare la vita di pazienti critici a una struttura priva di queste unità – afferma Antonio Piccinno, Segretario Fp Sanità Cisl Lecce – significa caricare operatori e medici di una responsabilità che va oltre l’umano».
La nota odierna del sindacato si inserisce in una scia di criticità che, nell’ultimo anno, hanno portato Copertino sulle pagine della cronaca locale, regionale e talvolta nazionale più di una volta. Solo pochi mesi fa, faceva discutere il caso del medico in servizio al Pronto Soccorso costretto a lavorare con una flebo al braccio per non lasciare sguarnito il turno, simbolo di un’abnegazione che confina con il martirio professionale.
A questo si sono aggiunte le polemiche estive sui guasti alla TAC mobile, che hanno paralizzato la diagnostica nel momento di massimo afflusso turistico, e le ispezioni regionali che, pur confermando gli standard qualitativi, hanno certificato la carenza cronica di organico.
Reparti in sofferenza e personale assente
La Cisl entra nel dettaglio dei numeri, svelando una gestione dei posti letto che grava interamente sulle spalle degli infermieri:
• Ortopedia: a fronte di un aumento dei posti letto (da 16 a 21) per far fronte alle richieste, il personale è rimasto invariato. Si registrano turni stravolti (da H24 a H12) per “tappare i buchi”, con due soli infermieri a gestire ali opposte del reparto.
• Cardiologia: la situazione è ancora più critica. Un solo infermiere per 15 pazienti, che spesso rimane completamente solo in reparto quando il collega deve accompagnare un paziente trasferito altrove.
Pronto Soccorso: la trincea dell’ospedale
È qui che il sistema mostra le crepe più evidenti. Il Pronto Soccorso di Copertino è descritto come un “parcheggio” dove i pazienti, prevalentemente anziani, restano in barella fino a 5 giorni in attesa di ricovero.
I numeri del personale sono impietosi: 3 infermieri e 1 OSS per turno. Basta un trasferimento (che impegna un infermiere) per lasciare l’intera emergenza nelle mani di due sole persone. Una situazione che costringe il personale a vagare per i reparti alla ricerca di barelle, in una logistica di fortuna che mortifica tanto i lavoratori quanto l’utenza.
La richiesta: “Il Fosan intervenga”
La replica della Direzione Aziendale, che secondo il sindacato si basa su “dati catastali” e grafici che non rispecchiano la realtà operativa, non basta più. Antonio Piccinno è categorico sulla necessità di un cambio di metodo: «Non abbiamo bisogno di proiezioni teoriche o statistiche da ufficio; servono dati reali, quelli che si leggono negli occhi del personale e nelle barelle sature dei reparti».
La Cisl chiede quindi un cambio di passo:
• Un monitoraggio reale, con il coinvolgimento diretto delle Funzioni di Coordinamento;
• Un ruolo attivo del Fosan a cui viene chiesto di diventare il ponte operativo tra reparti e Dirigenza per risolvere le criticità in tempo reale;
• Il ripristino immediato di turni regolari e ferie, oggi diventati un miraggio, per ristabilire i diritti umani dei lavoratori.
Copertino regge ancora, ma solo grazie allo spirito di sacrificio di chi ci lavora. Ma come ricorda la nota sindacale, la resilienza dei singoli non può, e non deve, sostituire l’organizzazione pubblica.