«Sono venuti a prendermi da lontano, vengo dalla fine del mondo…». Oggi non esiste angolo della terra che non conosca Papa Francesco. Eppure la sera del 13 marzo 2013, quando dalla loggia di Piazza San Pietro venne annunciato che Jorge Maria Bergoglio sarebbe stato il 265esimo successore di Pietro la folla presente e i giornalisti accreditati da tutto il mondo, per un attimo, sono rimasti ammutoliti dinanzi a quella scelta quasi «inaspettata». Fino a quel momento, infatti, i nomi circolati dei cosiddetti «papabili» erano stati ben altri. Anche dopo la fumata bianca, la piazza era certa che avrebbe visto un altro “volto”, quasi certamente di un italiano.
Il Papa dei gesti semplici
Tutti si chiesero chi fosse quell’uomo semplice, come il nome che aveva scelto per il suo pontificato? Poi ha iniziato a parlare, rompendo quel silenzio quasi surreale che era calato sulla piazza: «Fratelli e sorelle, buonasera!».
Un Papa che si presenta alla gente, timido e umile, dicendo «buonasera», come un vicino di casa? Non era mai successo. Da allora, dal giorno della sua elezione, è stato un susseguirsi di «non era mai successo», di gesti unici ed eccezionali che hanno meravigliato, come se fosse ogni volta la prima volta.
Resterà impressa a tutti la lezione di umiltà, semplicità, eccezionalità ribadita anche in una intervista rilasciata al Corriere della Sera poco dopo la sua elezione: «Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale». Un persona normale che telefona, come tutti! Chiamate – a malati, detenuti, famiglie in lutto – che resteranno nella storia e che danno la misura della persona che era salita al soglio pontificio, un uomo che ha faticato a prendere dimestichezza con l’altissimo ruolo che ha rivestito.
Bergoglio si è fatto conoscere pagando il conto dell’albergo che lo ha ospitato nei giorni del conclave, intrattenendosi a parlare con i fedeli, firmando il gesso di una bambina con una gamba fratturata, addirittura accettando le richieste di alcuni giovani di farsi immortalare con gli smartphone in un selfie unico nella Chiesa.
Sono solo alcuni esempi che raccontano un’altra faccia della “religione”, quella che soffia come una ventata di novità, grazie ad un Papa che ha rinunciato ad ogni sontuosità, che usa linguaggio colloquiale, che ha l’abitudine a parlare con chiunque, che si presenta in modo semplice, come un “uomo venuto da lontano”.
Non dimentichiamoci che il vescovo di Roma doveva colmare quel senso di paura e smarrimento che aveva invaso la Chiesa dopo le dimissioni, lungamente meditate e minuziosamente progettate dall’ex custode della dottrina della fede, Benedetto XVI. Con lui è un po’ come essere passati dall’inverno (dopo il vuoto lasciato da Giovanni Paolo II e con gli ultimi anni segnati dalla stanchezza di Joseph Ratzinger) alla primavera.
Qualunque azione diventa immediatamente una notizia di rilievo globale se a compierla è il Pontefice della gente. Da quel semplice «buonasera» che commosse il mondo sono passati anni. Mesi di gesti forse “rivoluzionari”. Forse non lo avrebbe mai immaginato, papa Francesco che con il suo stile diretto e il linguaggio colloquiale, avrebbe dato alla Chiesa un volto nuovo. Forse nemmeno lui avrebbe immaginato che quel saluto, pronunciato con timidezza dalla loggia di Piazza San Pietro, sarebbe diventato l’inizio di uno dei pontificati più riconoscibili della storia contemporanea della Chiesa.
Il pontificato del Papa che disse di essere arrivato dalla fine del mondo — e che finì per parlare al mondo intero.