Per un giorno Tito Schipa cede il posto alla Marsigliese. L’inno francese risuona in piazza Sant’Oronzo

La tradizione cede il posto al dolore. A mezzogiorno in Piazza Sant’Oronzo a risuonare non è come di consueto l’inconfondibile voce del tenore salentino, Tito Schipa, ma le parole dell’inno nazionale Francese.

In piazza Sant’Oronzo, a mezzogiorno in punto, Tito Schipa – l’usignolo d’Italia come venne definito da critici e melomani – ricorda ai leccesi il rintocco dell’ora centrale della giornata. Ogni giorno, la sua inconfondibile voce riecheggia dagli altoparlanti tra lo stupore dei tanti turisti, meravigliati e sorpresi di ascoltare al posto dei ‘tradizionali’ rintocchi delle campane, le canzoni dialettali e non del tenore salentino. Ogni giorno, tranne oggi. L’amministrazione comunale, infatti, dopo aver colorato la facciata del sedile di blu, bianco e rosso, nella sera tra sabato e domenica ha deciso di dedicare al popolo francese un altro pensiero.
 
Alle 12.00 in punto, questa volta, a risuonare sono le parole della Marsigliese nello stesso momento in cui la Francia si fermava per ricordare le vittime degli attentati di venerdì scorso osservando un minuto di silenzio. L’inno francese è diventato ancor di più il simbolo di un Paese colpito e ferito al cuore da alcuni terroristi. Mentre venivano evacuati dallo Stade de France, dove si stava giocando l’amichevole con la Germania alla presenza del presidente Francois Hollande, alcuni tifosi francesi erano usciti intonando proprio la Marsigliese.
 
L’iniziativa, però, ha superato i confini della nazione d’oltralpe ed è arrivata in Italia, anche nelle Università dove per 60 lunghi secondi si è fermato tutto in segno di lutto.
 
«Lo sdegno e la rabbia per l’attentato di Parigi, che tutti proviamo in queste ore –  ha detto il Rettore Vincenzo Zara dell’Università del Salento che ha aderito questa mattina all’iniziativa della CRUI  –  non devono farci dimenticare l’importanza del dialogo tra i popoli: i principi fondamentali del rispetto della vita, della dignità e della libertà di ciascuno sono e restano universali e non conoscono barriere. ‘L’arma della cultura’ è lo strumento principale per riaffermare con forza e senza paura questi principi fondamentali. Mi auguro che si possa, come Ateneo, promuovere ulteriori iniziative per tenere alta l’attenzione su questi temi, iniziative che vedano coinvolti la nostra comunità accademica, numerosi studenti e i cittadini che volessero condividere esperienze e riflessioni utili a una comune crescita nel segno della pace e della tolleranza».  



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