I pontili del Porto non devono essere smantellati, il Tar dà ragione al Comune di Otranto

Il TAR di Lecce ha accolto il ricorso del Comune di Otranto contro il provvedimento della Soprintendenza che imponeva l’immediato “smontaggio” dei pontili del Porto.

Smontare sì o no? La risposta alla domanda è arrivata dal TAR di Lecce che, nelle scorse ore, ha pubblicato la Sentenza con la quale accoglie il ricorso del Comune di Otranto, difeso dagli avvocati Federico Massa e Mauro Finocchito, contro il provvedimento della Soprintendenza secondo cui i pontili del punto di approdo, realizzato nell’area portuale, dovevano essere “smantellati” subito. Entro trenta giorni, per la precisione.

«Esprimiamo grande soddisfazione – hanno dichiarato i due legali – perché il TAR ha riconosciuto la piena legittimità dell’azione amministrativa posta in essere dal Comune dopo che il Consiglio di Stato aveva pronunciato una sentenza che, con riferimento all’attuale struttura dei pontili, affermava la legittimità di un precedente ordine di smontaggio».

Lo ‘scontro’ durava da tempo. Secondo la Soprintendenza le strutture nello specchio d’acqua su cui si affacciano le mura antiche della città dei Martiri devono essere rimosse durante il periodo invernale, mentre per il Comune montare e smontare l’opera per tenerla in vita solo sei mesi comportava delle spese insostenibili per l’ente, vicine agli 800mila euro. Per evitarlo, si era pensato ad un ‘abbassamento’ da 60 a 40 centimetri. Progetto approvato durante una conferenza dei servizi

Il Tar – che ha riconosciuto che la presentazione e approvazione di un progetto di modifica dei pontili galleggianti – non solo non costituisce una “elusione” della sentenza del Consiglio di Stato, ma, al contrario, rappresenta il legittimo esercizio delle competenze comunali per la ricerca di una soluzione che rendesse l’opera compatibile con il vincolo. Del resto, il nuovo progetto è ora all’attenzione del Consiglio dei Ministri.

«In tale ultima prospettiva – concludono Finocchito e Massa –  non può che ritenersi veramente fuori luogo la pretesa della Soprintendenza, di imporre in termini ultimativi lo smontaggio di un’opera la cui modifica e l’idoneità della modifica a superare il ritenuto contrasto con il vincolo, è all’esame del Consiglio dei Ministri. La Sentenza del TAR, questo in conclusione va assolutamente riconosciuto, riporta nell’alveo della naturale collaborazione istituzionale una vicenda che, per troppo tempo, è stata negativamente segnata da una innaturale ed esasperata conflittualità».



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