Un’altra aggressione nel Carcere di Lecce. E una donna cerca di ‘nascondere’ la droga per il convivente detenuto

Pasquale Montesano, segretario generale aggiunto dell’Osapp denuncia altri casi spiacevoli casi verificatisi negli ultimi due giorni nelle strutture penitenziare pugliesi.

Gli istituti penitenziari della Puglia continuano ad essere triste teatro di aggressioni e spiacevoli episodi. A confermarlo gli avvenimenti che – denunciati dall’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria – si sono verificati negli ultimi due giorni presso il carcere di Lecce.

Nel corso della serata di martedì 9 luglio, una guardia della Polizia Penitenziaria è stata aggredita. Autore della violenza, un detenuto extracomunitario affetto da disturbi psichici, già in passato responsabile di simili azioni. Nella mattinata di ieri, inoltre, nel corso delle operazioni di ammissione ai colloqui, – con brillante prontezza della Polizia Penitenziaria – è stata trattenuta una visitatrice che tentava di introdurre sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto, perché fossero consegnate al suo convivente, un detenuto di origini tarantine.

Non si tratta, purtroppo di casi isolati: secondo il Segretario Generale Aggiunto dell’O.s.a.p.p., Pasquale Montesano, le aggressioni, le risse, le rivolte non sono certo rare e le cause sono diverse.

Il comparto sicurezza denuncia la gravissima carenza di organico e il sovraffollamento di detenuti. Le carceri versano in condizioni disastrose che mettono a rischio l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria, nonché la sicurezza interna delle strutture.

Tuttavia, carenza di personale e sovraffollamento di detenuti non sono le uniche cause del disagio: gioca un ruolo importante anche la tipologia di popolazione detenuta nelle strutture Pugliesi, composta in gran parte da soggetti appartenenti a famiglie associate ad una criminalità organizzata particolarmente attiva nella regione. Il fatto che i soggetti provengano da famiglie, tra loro rivali, rende la convivenza all’interno della stessa struttura molto difficile se non impossibile. I loro comportamenti risultano, spesso, insofferenti al rispetto del regime penitenziario.

“In tali condizioni”, continua Montesano, “non si vuole come O.S. nazionale del Personale di Polizia Penitenziaria né svolgere il ruolo di facile “Cassandra” rispetto a situazioni che potrebbero rendersi del tutto irreparabili, né assolvere – attraverso il silenzio – chi, pur conoscendo il problema, i fatti e i comportamenti che ne sono concausa, non ha adottato, ad oggi, alcun correttivo. Si spera che Amministrazione Penitenziaria Centrale, Ministro della Giustizia e organi politici agiscano tempestivamente per adottare misure lavorative adeguate”.

La situazione attuale delle carceri pugliesi è un’emergenza da non sottovalutare. Da anni, i sindacati conducono la propria lotta per combattere i turni massacranti di lavoro del personale della Polizia penitenziaria, le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui versano le strutture, la gravissima carenza di organico e il 70% di detenuti in eccesso rispetto alla capienza regolare delle strutture. I dipendenti vedono, cosi, lesi i loro diritti fondamentali.

“Tuttavia – sottolinea Montesano – la Polizia Penitenziaria continua a svolgere il proprio lavoro egregiamente, compiendo brillanti operazioni come quella conclusasi nella mattinata di ieri. Seppur in un clima drammaticamente al limite di ogni sorta di tollerabilità, con dedizione e professionalità gli operatori penitenziari continuano, quotidianamente, a garantire un eccellente standard di ordine e sicurezza delle carceri, frutto di un lavoro scrupoloso e di un senso del dovere che supera il semplice limite delle ore lavorative”.



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