Addio a Antonino Zichichi, l’ultimo viaggio del fisico che cercava Dio tra le stelle


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Il 9 febbraio 2026 il mondo della scienza e della cultura si è fermato di fronte alla notizia della scomparsa di Antonino Zichichi, fisico di fama internazionale che ha saputo unire ricerca, fede e divulgazione in un dialogo ricco di umanità e passione. Con la morte del professore, non perdiamo solo un grande fisico, ma un uomo che ha vissuto sul confine sottile tra ragione e fede, convinto che dietro ogni particella subatomica non ci fosse il caos, ma un disegno di infinita bellezza. Uno studioso che ha passato l’intera esistenza a cercare il punto di contatto tra l’infinitamente piccolo delle particelle e l’infinitamente grande del Creato.

Se c’è un’immagine che riassume l’eredità di Zichichi, è quella di un ponte. er lui la scienza e la fede non erano in contraddizione, ma campi che potevano dialogare in un cammino comune verso la conoscenza del reale e dell’ordine dell’universo. “La scienza non ha mai scoperto nulla che fosse in contrasto con l’esistenza di Dio“, amava ripetere, sfidando il materialismo più rigido con la grazia di chi vede nelle leggi della fisica una partitura scritta da un Autore supremo.

Un uomo, più di uno scienziato

Nato a Trapani nel 1929, il “professore” non ha mai dimenticato le sue radici siciliane. Sebbene la sua carriera lo abbia portato ai vertici di molti rinomati istituti internazionali, il suo cuore batteva per la sua terra. La fondazione del Centro Ettore Majorana di Erice ha trasformato un borgo medievale nella “capitale mondiale della scienza”. Lì, tra le pietre antiche e il vento che profuma di sale, Zichichi ha riunito i premi Nobel di tutto il mondo, sognando una scienza che fosse strumento di pace e dialogo tra i popoli. Per lui, la fisica non era un freddo esercizio di calcolo, ma una forma di poesia universale.

Come professore di Fisica Superiore all’Università di Bologna, ha formato generazioni di studenti con gusto, rigore e quella scintilla di meraviglia che solo i grandi insegnanti possiedono.

La scienza come ponte, non come barriera

Zichichi credeva fermamente che la scienza non fosse un artefatto freddo, ma una storia umana: fatta di dubbi, domande e, soprattutto, sogni. La sua visione non fu mai confinata al laboratorio, ma protesa verso la società, la cultura e la fede. Per il professore scienza e fede non si escludevano a vicenda, ma potevano dialogare, illuminandosi a vicenda nel grande mosaico dell’esperienza umana. Sosteneva con forza che la Scienza fosse nata per leggere il libro della Natura, scritto da Dio.

Ma oltre alle formule e ai teoremi, resta il ricordo di un uomo capace di incantare le persone “comuni”. Con il suo linguaggio semplice ma mai banale, ha portato i misteri della scienza nelle case di milioni di italiani, rendendo la fisica una materia quasi poetica. Chi ha ascoltato le sue conferenze, letto i suoi articoli o seguito i suoi dibattiti sa quanto fosse capace di accendere il cuore oltre alla mente.

La sua voce continuerà a risuonare, nei corridoi delle università, nelle pagine dei libri e, soprattutto, nel cuore di chi, come lui, crede che la scienza sia una delle più grandi avventure umane.

La scomparsa di Zichichi ci lascia un po’ più soli davanti all’immensità del cosmo, ma con gli strumenti giusti per continuare a interrogarlo.

Un ultimo saluto tra le stelle

Forse ora, lontano dal rumore del mondo e dalle polemiche accademiche, Antonino ha finalmente trovato la risposta a quell’equazione perfetta che ha inseguito per tutta la vita. Ci piace immaginarlo così: finalmente immerso in quella luce che ha tanto studiato, pronto a scoprire cosa c’è davvero oltre l’orizzonte degli eventi.

Riposa in pace, Professore. La terra ti sia lieve, e il cielo finalmente chiaro.