Può accadere, durante un’indagine, che ci sia bisogno di silenzio. È necessario per mettere insieme i tasselli e ricostruire un quadro che richiede la massima delicatezza e protezione. La massima riservatezza è stata il filo conduttore dell’attività dei Carabinieri della Stazione di Taviano che, coordinati dalla Procura della Repubblica di Lecce, hanno raccolto tutte le testimonianze neccessarie per chiudere un capitolo doloroso quanto fragile. Gli uomini in divisa, con l’aiuto dei colleghi i delle Stazioni di Taurisano, Supersano e della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Casarano, hanno bussato alla porta di due persone, ritenute responsabili di violenza sessuale aggravata, produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Tra le mani, una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. Anna Paola Capano — nei confronti di un uomo di 71 anni ed una donna di 53 anni, entrambi residenti nel basso Salento, ma non conviventi. Le accuse da confermare, come detto, sono di violenza sessuale aggravata e pornografia minorile.
Una ricostruzione dolorosa
Le indagini, condotte dai militari della Stazione di Taviano, nell’ambito del procedimento penale coordinato dalla Pm Rosaria Petrolo hanno permesso di ricostruire un anno doloroso. Stando a quanto documentato, tra l’agosto 2024 e l’agosto 2025, i due indagati avrebbero costretto una minore — figlia della donna arrestata — a subire gravi abusi sessuali da parte dell’uomo, ai quali la madre partecipava attivamente. La donna avrebbe ripreso le violenze. Foto e video poi trasmessi all’uomo insieme ad altro materiale pedopornografico riguardante la bambina, aggravando il quadro delle condotte contestate.
Durante l’operazione, i Carabinieri hanno sequestrato smartphone e computer. Questi dispositivi saranno ora oggetto di analisi tecniche per determinare l’entità del materiale prodotto e verificare eventuali altre ramificazioni.
Mentre le porte del carcere si chiudevano alle spalle dei due indagati, per la bambina si è aperta una porta diversa: quella della protezione. È stata affidata a una comunità protetta, dove potrà iniziare un delicato percorso di recupero psicologico, lontana da chi avrebbe dovuto proteggerla e invece ha tradito la sua innocenza.
Al termine delle formalità di rito, entrambi gli arrestati sono stati condotti a “Borgo San Nicola”, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase preliminare e che eventuali colpevolezze in ordine alle violazioni contestate dovranno essere accertate in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.
Gli indagati, assistiti dagli avvocati Roberto Bray e Giuseppe Castelluzzo, potranno difendersi dalle accuse nel corso dell’interrogatorio di garanzia.