“Per la donna era normale fare carriera in questo modo”. Il gip sull’avvocato Benedetta Martina

L’avvocato Benedetta Martina è finita ai domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico nell’inchiesta che ha fatto tremare la Procura e la Asl di Lecce.

Benedetta Martina, avvocato del Foro di Lecce è finita nelle 70 pagine dell’ordinanza a firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Amerigo Palma, nel “capitolo” dedicato ai favori sessuali in cui è protagonista insieme al Pubblico Ministero, Emilio Arnesano finito a Borgo San Nicola per il “pericolo di reiterazione del reato”.

«Pericolo di recidiva – si legge – particolarmente evidente anche a carico dell’avvocato Martina», finita ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

“Per la donna è normale fare carriera in questo modo”

«Martina è protagonista insieme a Emilio Arnesano di un sistema di scambi di favori, in cui la donna offre puntualmente sesso al pubblico ministero in cambio della definizione di procedimenti penali in modo a lei favorevole. Mantiene tale condotta con grande disinvoltura, non mostrando alcuna remora etica».

Le “parole” più dure si leggono dopo: «Per la donna è normale fare carriera in questo modo. Si presenta impreparata sui procedimenti per i quali chiede aiuto, sapendo che la definizione dipende esclusivamente dagli incontri sessuali e dalle effusioni scambiate con lui».

In un caso, il legale ha chiesto consigli al dottor Arnesano su come ottenere qualche notizia di prima mano sulle modalità dell’arresto di un uomo di cui aveva assunto la difesa e sul rito che sarebbe stato adottato per la convalida e il processo. In un altro caso, ha chiesto al suo interlocutore la definizione urgente di due fascicoli di suo interesse.

«Martina non mostra alcun tipo di sentimento, di passione di desiderio nei confronti del Pubblico Ministero». Non sono amanti né sono legati da una relazione sentimentale, nemmeno clandestina: «si incontrano solo quando l’avvocato ha bisogno di qualcosa». Lo dimostrerebbero alcune conversazioni da cui emergerebbe l’avversione dell’avvocato nei confronti di Arnesano. In un’intercettazione, infatti, Martina racconta ad un’amica che il magistrato non si era presentato a casa sua (probabilmente per il timore che qualcuno potesse sapere che andava da lei). «Guarda che cazzo me ne fotto che viene a casa mia. Grazie a Dio non ci viene più, magari era buenu».

«È mossa – continua il Gip – solo dalla convenienza dello scambio tanto che al dottor Arnesano offre anche la sua amica (la praticante che aveva chiesto una mano per superare l’esame orale di abilitazione alla professione forense nel 2017), avviandola a sicure richieste di contro-favori sessuali e dispensando strategie di attesa per non concedersi subito, prima di aver ottenuto quanto promesso dal magistrato».

Il Pm soddisfa ogni richiesta dell’avvocato. In un caso si è prodigato per procurare alla donna una visita per la figlia con un chirurgo pediatrico in pensione all’Ospedale Vito Fazzi di Lecce.

«La mancanza di qualsiasi etica e la normalità con cui l’avvocato Martina adotta questo approccio è sintomatica del fatto che lo stesso schema potrebbe ripetersi con chiunque altro» dichiara il Gip.


In questo articolo: