Il tema della tutela delle vittime di violenza di genere rappresenta, per l’Arma dei Carabinieri, un ambito strategico attraverso un quotidiano impegno in attività di prevenzione e contrasto con l’adozione di specifici protocolli istituzionali e strutture dedicate, come la Sezione Atti Persecutori del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche, che contribuisce alla formazione del personale nella gestione di tali delicati fenomeni.
È stato proprio in tale contesto che, nella giornata di ieri, i militari della Tenenza di Copertino hanno arrestato in flagranza di reato un 50enne del posto. Per l’uomo l’ipotesi accusatoria dalla quale si dovrà difendere è quella di maltrattamenti contro familiari e lesioni personali aggravate.
Allertati dalla stessa vittima, i militari sono intervenuti presso l’abitazione della donna, una 43enne del posto, dove era insorta una lite tra lei e l’ex compagno. Dissidio scaturito da futili motivi riconducibili alla gestione dei figli minori.
Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, l’uomo avrebbe aggredito la vittima prima verbalmente e poi fisicamente sino a colpirla al volto con un pugno tanto da rendere necessario l’intervento dei sanitari del 118.
Soccorsa e trasportata presso il locale ospedale “San Giuseppe da Copertino”, è stata medicata dai sanitari e dimessa con una prognosi di 30 giorni a causa delle lesioni riportate.
La tempestiva attività investigativa condotta dai Carabinieri nell’immediatezza dei fatti ha consentito di delineare un quadro indiziario che evidenzierebbe come l’episodio rappresenti solo l’ultimo atto di una condotta reiterata nel tempo da parte dell’ex compagno che, sebbene non convivente, persisteva in atteggiamenti minacciosi, psicologicamente vessatori e comportamenti persecutori di varia natura, tali da ingenerare nella vittima un concreto e perdurante stato di timore per la propria incolumità.
Nei confronti della donna i militari hanno attivato tutte le procedure previste a tutela delle cosiddette “fasce deboli”, avviando altresì le misure contemplate dalla normativa del cosiddetto “Codice Rosso” finalizzate ad assicurare alla vittima assistenza, protezione e rapido supporto investigativo e giudiziario.
Al termine delle operazioni l’uomo, come disposto dal Pubblico Ministero di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce che conduce le indagini, è stato arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari.
Naturalmente, il procedimento si trova nella fase preliminare e che le eventuali colpevolezze in ordine ai fatti contestati dovranno essere accertate in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.