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Confessò l’omicidio di un giovane scomparso quasi 30 anni fa. Chiesta condanna a 14 anni per un ergastolano

by Angelo Centonze
10 Marzo 2024 8:49
in Cronaca
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L'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola

L'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola

Chiesta la condanna alla pena di 14 anni di reclusione per l’omicida reo confesso di Claudio Giorgino, di cui si erano perse le tracce il 24 agosto del 1994.

La requisitoria del pm si è tenuta questa mattina presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, davanti al gup Giulia Proto, nel corso del processo con il rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo, in caso di condanna).

Angelo Salvatore Vacca, 53enne di Racale rispondeva di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili.

L’avvocato Francesco Fasano, legale di Vacca, ha chiesto l’attenuante della collaborazione.

Invece, i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Biagio Palamà, si sono costituiti parte civile per ottenere giustizia.

Il  procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi della Direzione Distrettuale Antimafia, come detto, al termine della requisitoria, ha invocato la condanna a 14 anni, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

La prossima udienza si svolgerà il 26 marzo, giorno in cui è prevista la sentenza del giudice, dopo eventuali repliche.

Occorre ricordare che cinque anni fa, Vacca volle parlare con il procuratore Cataldi, per confessare l’omicidio di Giorgino, ma come già specificato dal suo legale Francesco Fasano, non intraprese il percorso di collaboratore di giustizia.

E sulla base delle indicazioni di Vacca, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce ritrovarono nei pressi di un pozzo, nelle campagne di Matino in località “Lazzarello”, alcuni resti di ossa che secondo l’ergastolano appartenevano a Giorgino.

Il giovane, in base a quanto si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, venne freddato a colpi di pistola da Vacca che prima lo colpì a martellate, “per motivi abietti e futili, legati al mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti”.

Va detto inoltre che dopo l’incontro con il procuratore, l’ergastolano scrisse una lettera rivolta ai famigliari del giovane tavianese per ribadire il proprio pentimento e spiegare la dinamica ed il movente del fatto di sangue.

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