Finanziamento destinato all’attività d’impresa, usato per spese personali? Condannato a 2 anni


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Termina con la condanna alla pena di due anni di reclusione, il processo a carico di un 26enne di Roma, accusato di avere  utilizzato somme di denaro per finalità estranee all’attività d’impresa, dopo avere ottenuto un finanziamento garantito dallo Stato. I giudici in composizione collegiale (presidente Pietro Baffa) hanno emesso oggi, un verdetto di colpevolezza nei confronti di un imprenditore romano attivo nel commercio al dettaglio di prodotti via internet, con sede dichiarata dell’attività ad Otranto, per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. Inoltre, hanno disposto la confisca della somma di 30mila euro.

La difesa potrà presentare ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza.

L’inchiesta della Procura di Lecce ha fatto luce su un prestito di 30mila euro concesso dalla banca nel marzo 2021, attraverso il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Il finanziamento era stato, secondo l’accusa, formalmente richiesto per sostenere l’attività commerciale  e per spese come il pagamento delle materie prime, ma anche dei fornitori e dei dipendenti. Non solo, anche per la gestione delle spese a fronte dei danni subiti per l’emergenza covid. Dagli accertamenti investigativi sull’estratto conto sarebbe emerso come il finanziamento venisse invece dirottato, subito dopo l’accredito, su un altro conto corrente e impiegato per spese personali non riconducibili all’esercizio dell’impresa.

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato l’assenza di un’effettiva operatività commerciale nella sede dichiarata ad Otranto.