Maxi serra di marijuana per favorire l’associazione, condanna per padre e figlio


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Termina con la condanna il processo su padre e figlio, i quali secondo l’accusa, gestivano  una maxi serra di marijuana ed erano partecipi di un’associazione a delinquere. I giudici in composizione collegiale (presidente Fabrizio Malagnino, a latere Maddalena Torelli e Andrea Giannone), nella serata di ieri, hanno inflitto la pena di 14 anni ciascuno per Antonio Ezio Vitale, detto “Saracino”, 66 anni, e Daniele Vitale, 41 anni, residenti a Novoli. Rispondevano di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio.

Invece, al termine della requisitoria, il pm Alessandro Prontera aveva invocato la pena di 13 anni ciascuno.

Secondo l’accusa, i due Vitale erano “dediti alla coltivazione di canapa indiana presso le loro serre nel territorio di Novoli, in modo da assicurare soddisfacimento di una parte del fabbisogno del sodalizio di stupefacente di tipo c.d. leggero”. La piantagione era composta da 550 arbusti e 75 piante. La serra sarebbe stata curata dai due fino all’arresto del più giovane, avvenuto nel settembre 2021, quando i carabinieri misero a segno il sequestro di 17 chili di marijuana già essiccata.

Nel novembre del 2023, nell’ambito della maxi inchiesta Stealth, furono eseguiti 37 arresti, richiesti dalla Dda e anche il padre finì in manette.

Stando alle indagini svolte dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Campi Salentina, sotto la direzione della Dda, dal dicembre 2020 al giugno del 2023, Fernando Nocera (già condannato) sarebbe stato a capo di una frangia del clan della Scu di Monteroni, attiva a Lecce, Carmiano, Magliano, Arnesano, Veglie, Porto Cesareo, Copertino, e nei paesi vicini.