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Verso la Fase 2, professioni legali a basso rischio. Ristorazione e palestre in pericolo

by Redazione
21 Aprile 2020 17:27
in Cronaca
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La proroga delle misure restrittive è arrivata: lockdown in tutta Italia fino al 3 maggio. La curva epidemiologica del contagio da Covid-19 rallenta, ma ancora non si abbassa. Servono almeno altri 20 giorni di massimo sforzo, poi si potrà, lentamente, pensare alla Fase 2. Come ha spiegato in conferenza stampa il Premier Giuseppe Conte, da lontano si vede la luce in fondo al tunnel e così si inizia a pensare alla Fase 2.

L’idea del Governo è chiara: ora un altro periodo di restrizioni ferree, poi quello di convivenza con il virus. Fare previsioni oggi è francamente impossibile, (oltre che inutile), ma in molti si domandano come avverrà la graduale riapertura delle attività economiche.

La nuova fase dell’emergenza è affidata ad una task force di esperti che collaborerà costantemente con il comitato tecnico-scientifico. A capo della fase della ‘rinascita’ ci sarà Vittrio Colao, manager di fama internazionale, laurea alla Boccoli, master ad Harvard e fino al 2018 Amministratore Delegato di Vodafone.

Il compito principale dell’unità operativa sarà quella di studiare le mosse della ripartenza: chi, come e quando potrà, piano piano, tornare alla normalità. O quasi. Alcune attività potranno riaprire le serrande già martedì 14 aprile: cartolerie, librerie, negozi per neonati e le attività forestali. Ma il resto del mondo del lavoro attende di sapere la sua sorte.

C’è chi pensa ad una graduale ripresa diversa da regione a regione, a seconda delle statistiche sull’andamento dei contagi, ma c’è anche chi ritiene che la ripartenza debba avvenire per categorie professionali. In queste settimane ci siamo tutti abituali all’idea dello smart workig: il lavoro a distanza. Per alcuni si tratta dell’ordinario, per altri è qualcosa da sperimentare, per altri ancora è, invece, impensabile.

Uno studio dell’Inail, allora, presenta il grado di rischio delle varie categorie di lavoratori: c’è chi rischia meno e c’è chi rischia tantissimo.

Rischio alto

Come è logico, sono le professioni ad alto contatto sociale quelle più esposte. La prossimità fisica è agli antipodi del distanziamento sociale e così ristoranti, bar, discoteche, palestre e studi medici sono quelli che corrono il rischio maggiore.

Allo stesso modo, parrucchieri ed estetisti che fondano il loro mestiere proprio sul contatto fisico. Alto il pericolo anche nel modo della scuola.

Rischio medio

Da non sottovalutare, anche se meno esposte al contagio, anche molte altre categorie. Il rischio medio, infatti, è quello in capo ai commessi e agli esercenti al dettaglio, molti dei quali continuano a lavorare ininterrottamente anche ora (basti pensare ai supermercati).

Sullo stesso piano ci sono le fabbriche, nei vari settori industriali, meccanica, siderurgia, chimica e tessile. Qui a far abbassare il rischio dovranno essere le misure di distanziamento nei vari luoghi di lavoro. Idem, quindi, per gli uffici – pubblici o privati che siano – dove gran parte dell’attività, magari, potrebbe essere garantita da remoto in modalità smart.

Rischio basso

Infine, l’Inail considera a basso rischio agricoltori, avvocati e notai. Questi, infatti, sono quelli che, una volta varata la Fase 2 dell’emergenza, potrebbero ripartire per primi. Qui i contatti sono ridotti, così come lo sono nelle attività contabili, assicurative e immobiliari.

Rischio ridotto al minimo anche nel settore della fabbricazione di mobili e in quello di riparazione di materiale elettrico e/o elettronico e per la casa.

Resta inteso che quando si ripartirà, tutti i settori dovranno garantire tutte quelle misure idonee ad abbassare il rischio del contagio: sanificazione continua degli ambienti, limite di personale e clienti presenti nello stesso momento, uso di mascherine e guanti monouso e tutte le altre prevenzioni che potrebbero anche essere prescritte per legge quando porte e saracinesche torneranno ad aprirsi.

Tags: coronaviruscoronavirus-fase2
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