Adulteravano il vino e lo rivendevano come prodotto Doc, Igt o biologico. I particolari dell’Operazione “Ghost Wine”

Sgominate dai Carabinieri tre associazioni a delinquere che avevano dato vita a un sistema commerciale che permetteva di ottenere vino a basto costo, commercializzato come un prodotto di qualità.

Alla “festa” partecipava anche un funzionario dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari di Lecce, che avvisava i destinatari delle attività ispettive e accedeva abusivamente ai documenti fornendo anche numerose informazioni.

Alle prime luci dell’alba della mattinata di oggi, i Carabinieri del Nas di Lecce e dell’Unità investigativa centrale di Roma, insieme ai colleghi del Comando Provinciale della “Capitale del Barocco”, di Brindisi e degli altri comandi competenti per territorio (Salerno, Napoli, Roma, Caserta e Chieti), supportati dagli ispettori degli uffici territoriali dell’Icqrf e da un elicottero del 6° Nucleo di Bari, hanno dato esecuzione a un’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto l’applicazione di 11 misure cautelari (sei in carcere e cinque ai domiciliari), oltre al sequestro di quattro aziende. Insieme a questi provvedimenti si sono svolte anche 62 perquisizioni locali e domiciliari nei confronti di imprenditori, operatori del settore vitivinicolo e aziende attive in Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. Infine 30 persone hanno ricevuto un avviso di garanzia in quanto indagate a vario titolo

Gli arrestati

A essere destinatari del provvedimento in carcere: Antonello Calò, 64 anni, di Copertino; Giuseppe Caragnulo, 58 anni, di San Donaci; Vincenzo Laera, 38 anni, di Mesagne; Rocco Antonio Chetta, 65 anni, di Lequile; Antonio Domenico Barletta, 56 anni, residente a Lecce, Luigi Ricco, 55 anni, di San Ferdinando di Puglia.

A finire ai domiciliari, invece: Pietro Calò, 26 anni; Giovanni Luca Calò, 50enne e Cristina Calò, 55 anni, tutti di Copertino; Simone Caragnulo, 23 anni, di San Donaci; Antonio Ilario De Pirro, 51 anni, di Nardò.

Disposto invece il sequestro preventivo di: Agrisalento srl. di Copertino; Enosystem Srl sempre a Copertino; Megale Hellas srl di San Pietro Vernotico e C.C.I.B. Food Industry con sede a Roma.

L’indagine

Le attività investigative hanno permesso di sgominare tre associazioni a delinquere in provincia di Lecce, per certi versi complementari tra loro,  che avevano messo in atto un sistema commerciale che permetteva di ottenere prodotto vinoso a basto costo, commercializzato successivamente come di qualità o addirittura biologico, Doc e Igt.

Il tutto ha preso il via da un controllo a un’azienda all’interno della quale sono state trovate dai Carabinieri enormi sacche di zucchero.

Veri e propri professionisti

Nello specifico attraverso la pratica della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute dalla canna da zucchero e della barbabietola, si aumentava il volume del mosto. Non solo perché gli investigatori si sono trovati di fronte a veri e propri professionisti, in quanto le miscele erano talmente ben combinate da fare sì che le strumentazioni per il controllo della qualità avessero difficoltà nell’attestare la non genuinità del prodotto.

Nel corso delle verifiche, infatti, i militari hanno acquisito vere e proprie “formule” per l’utilizzo dello zucchero che, insieme ad altre sostanze, attraverso l’utilizzo di processi enologici illegali, rendevano nuovamente idoneo il vino che stava iniziando ad acetificare o quello di cattiva qualità, grazie a una nuova fermentazione, oppure per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato utilizzati nella produzione di aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo dello zucchero miscelato ad altre sostanze chimiche.

I fatti contestati

Al termine delle indagini e della disamina degli elementi raccolti gli inquirenti hanno evidenziato l’esistenza di vari reati tra i quali: falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e in registri informatizzati; frode nell’esercizio del commercio; vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine; contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari; riciclaggio e auto riciclaggio; attività di gestione dei rifiuti non autorizzata. Tutti commessi in Puglia e altre regioni italiane.

Gli strumenti di indagine

L’indagine, svolte dai Carabinieri del Nas di Lecce e dal personale dell’Icqrf della Capitale ha utilizzato numerosi strumenti investigativi tra cui: intercettazioni telefoniche e riprese video; servizi di osservazione, controllo e pedinamento con rilievi fotografici degli incontri più significativi tra le persone di interesse investigativo; sequestri di sostanze di prodotti sofisticati e di prodotti atti o idonei a sofisticare e l’acquisizione e l’esame della documentazione relativa a documenti di trasporto del vino.