Un traffico di droga tra Sud America, Olanda e Salento. I dettagli dell’Operazione “Skipper”

Lo stupefacente giungeva dall’America Meridionale in Olanda dove veniva stoccato, poi, veniva trasportato in Campania per essere smistato nel Salento.

Dopo una intensa attività di investigazione, durata oltre 2 anni,  coordinata  dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce, nella giornata di oggi, gli Agenti della Polizia di Stato, in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di Lecce, diretta dal Vicequestore Alessandro Albini, hanno eseguito 23 misure cautelari, insieme alla Direzione Investigativa Antimafia che si è interessata dell’attività di natura patrimoniale con  sequestri preventivi per un valore complessivo di oltre 4milioni di euro.

Sono attualmente in corso le attività di polizia giudiziaria che riguardano l’esecuzione delle restanti 3 misure delle 26 previste.

Sequestro di droga e armi

L’Operazione denominata “Skiper“, protrattasi per circa due anni, grazie all’impiego di intercettazioni ambientali e telefoniche, acquisizione dei tabulati, dispositivi di localizzazione e gps e anche attività di osservazione, controllo e pedinamento, ha permesso di rilevare, nonostante gli abili tentativi di eludere i controlli degli indagati, l’esistenza di una consolidata e capillare rete criminale locale dedita stabilmente al commercio transazionale di cocaina. A seguito dei rilievi emersi dall’attività, nel corso delle indagini, sono stati eseguiti inoltre cinque arresti in flagranza di reato e il sequestro di circa 25 kg di cocaina, diverse armi e circa 90mila euro in contanti  rinvenuti in possesso degli indagati.

Il costante monitoraggio operato dagli uomini della Squadra Mobile ha consentito di individuare le personalità di spicco dell’organizzazione criminale, le modalità di comunicazione adottate, i mezzi impiegati, l’iter di importazione della sostanza ed i precisi ruoli rivestiti da ciascun partecipe.

Mezzi modificati per il trasporto della droga

Gli investigatori hanno accertato come l’associazione disponesse di numerosi mezzi di trasporto modificati allo scopo di occultarvi all’interno la droga, mediante la creazione di sottovani nella cabina di guida e nello specifico nell’area sottostante i sedili posteriori o il vano portabagagli.

Contati criptati

I contatti fra i sodali avvenivano rigorosamente mediante l’utilizzo di un sistema di telefonia e messaggistica criptata di difficile e complessa decifrazione con lo scopo di eludere i controlli e utile ad impedire che l’attività illecita potesse essere direttamente riconducibile a loro.

Numerose, poi, erano le armi nella disponibilità del sodalizio criminoso, occultate all’interno di fabbricati o proprietà immobiliari, come pure molteplici erano gli edifici adibiti a locali di stoccaggio dello stupefacente presenti, oltreché nel sito di importazione olandese, anche sul territorio salentino.

L’organigramma dell’associazione

L’organizzazione presentava un organigramma ben definito e collaudato: Aldo Giannotta, 59enne salentino, era il promotore, organizzatore, dirigente e finanziatore, dedito all’approvvigionamento della cocaina dall’Olanda ed ai contatti con i fornitori internazionali; Paolo Pizzolate, 30enne di Acquarica del Capo, organizzatore, uomo di fiducia di Giannotta, preposto alla direzione delle importazioni dall’Olanda e alla successiva distribuzione del narcotico in territorio salentino; Giovanni Rizzo, 53enne di Taviano, che acquisita la sostanza da Giannotta, la redistribuiva sulle principali piazze della provincia leccese; Nicolò Urso, 32enne di Presicce e Donato Angelo Rainò, cinquantatreenne di Taviano, partecipi, uomini di fiducia rispettivamente di Pizzolante e Giovanni Rizzo, dediti all’attività di trasporto, acquisto e vendita della cocaina nei territori di competenza e delle connesse operazioni di consegna e ritiro dei corrispettivi in denaro; Luigi Basilicata, 53enne campano, partecipe, dipendente di una ditta di autotrasporti con sede a Villa Literno, in provincia di Caserta i cui mezzi venivano impiegati per il trasporto e la consegna di  armi e narcotico, il quale curava direttamente – e con l’ausilio di Giuseppe Ascione e Silvestre Attianese entrambi campani e dipendenti della stessa ditta – il trasporto dello stupefacente da Amsterdam fino al luogo di stoccaggio napoletano e da qui, nel territorio salentino, curandosi inoltre, del trasferimento di denaro dalla provincia leccese in Olanda.

La rimanente struttura criminale

Attorno alla struttura centrale si snodava, poi, l’apporto criminoso di numerose e ulteriori persone, anche loro gravitanti stabilmente attorno al consolidato circuito di illiceità del sodalizio, dediti, a vario titolo, all’acquisizione dello stupefacente ed alla successiva e finale immissione sul mercato.

La struttura criminale, distintasi per la evidente professionalità nel delinquere di ciascuno e tutti i compartecipi, presentava un modus operandi minuziosamente approntato: il narcotico, originariamente prodotto in Sud America, giungeva in Olanda, precisamente ad Amsterdam, luogo questo in cui venivano adibiti appartamenti ad hoc per i corrieri, decine di magazzini atti allo stoccaggio oltre a vari locali-garage per la custodia di autoarticolati e i mezzi necessari al carico e trasporto. Ingenti quantitativi di cocaina venivano poi importati periodicamente dall’Olanda, sotto la supervisione della figura apicale, Aldo Giannotta, il quale, curati prima gli approvvigionamenti dello stupefacente intrattenendo i contatti con i fornitori internazionali e finanziandoli, dirigeva poi i successivi trasporti e le consegne nel Salento, effettuate con sistematica periodicità dai suoi uomini di fiducia. Questi ultimi, avvalendosi di mezzi di trasporto facenti capo a una ditta napoletana, dove Luigi Basilicata, prestava la propria attività lavorativa, acquisito il narcotico di provenienza sudamericana dall’Olanda, effettuavano una sosta presso il luogo di stoccaggio campano per poi provvedere a consegnarlo nel Salento.

Della distribuzione sul territorio salentino si occupava invece, in qualità di organizzatore, Pizzolante che, giunta la sostanza stupefacente, gestiva, per il tramite di alcuni suoi gregari, la successiva consegna agli altri componenti del sodalizio criminoso. Questi ultimi avrebbero poi provveduto alla cessione dello stupefacente sulle principali piazze di Nardò, Ruffano, Scorrano, Acquarica del Capo, Lecce, Taviano, Taranto.

Sequestri per oltre 4 milioni

Con la stessa ordinanza applicativa di misura cautelare personale, per le risultanze delle attività di captazione dei beni eseguite dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia, interessati e coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce nel corso delle  indagini sul traffico di stupefacenti,  è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca dei beni costituenti provento e profitto di reato – perlopiù di proprietà immobiliari site nell’ambito della provincia di Lecce e di quella di Salerno e conti correnti bancari – per un valore di oltre 4 milioni euro,  a carico di quattro degli indagati: Giannotta, Pizzolante, Basilicata  e Rizzo. L’esecuzione dei sequestri preventivi da parte degli Agenti della DIA è avvenuta contestualmente alla cattura delle persone destinatarie di custodia in carcere.

Inoltre, in collaborazione con la polizia Olandese, si stanno eseguendo perquisizioni, nella città di Amsterdam, le operazioni riguardano magazzini siti nell’area portuale dove veniva stoccata la sostanza in arrivo dal sud America prima di essere inviata in Italia, oltre che delle abitazioni poste nell’immediata periferia extraurbana dove soggiornavano i corrieri li giunti dall’Italia per caricare la sostanza da trasportare.

Per l’arresto di alcuni dei sodali, destinatari di misura cautelare, localizzati fuori dalla provincia leccese, si è proceduto congiuntamente con le Squadre Mobili di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Taranto, competenti per territorio.

L’esecuzione di almeno tre delle misure emesse ha invece richiesto l’internazionalizzazione del provvedimento restrittivo dell’Autorità Giudiziaria e la stretta collaborazione con le Autorità di polizia estere, attesa la presenza in altri Stati, in particolare Germania e Brasile, di alcuni degli indagati. La localizzazione e cattura di questi ultimi, cosi come tutte le varie attività eseguite in territorio estero, è infatti avvenuta grazie all’attività di intelligence svolta in raccordo con le articolazioni estere della Direzione Centrale Antidroga e della Direzione Centrale Polizia Criminale.

Nelle fasi esecutive degli arresti ci si è avvalsi della collaborazione del personale dei Reparti Prevenzione Crimine di Lecce e Bari nonché di unità cinofile antidroga e antiesplosivi effettive presso gli uffici aereoportuali di Brindisi e Bari.



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