Laboratorio di banconote false. Studente patteggia la pena a 4 anni e 2 mesi


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Patteggia la pena a 4 anni e 2 mesi di reclusion il 26enne di Alessano, studente di Scienze infermieristiche, accusato di gestire un laboratorio clandestino per la produzione di banconote false a Lido Marini. Ieri, il gup Stefano Sala ha accolto l’istanza dell’avvocato Marco Ruta, legale di M. M. La difesa aveva già concordato la pena con l’accusa, rappresentata dal pm Maria Grazia Anastasia.

Anche gli altri due imputati hanno patteggiato la pena. I tre vennero arrestati lo scorso aprile.

Nello specifico: patteggiamento a 3 anni e 11 mesi per A. B., 44 anni, residente a Codogno (Lodi), ritenuto dagli inquirenti il “capo banda”, e 3 anni e 6 mesi per N. P., 28 anni, di Colleferro (Roma) ma residente a Padova. Sono difesi dagli avvocati Angelo Milito e Claudio Guazzaloni. Tutti e tre si trovano attualmente agli arresti domiciliari. M.M. ha nel frattempo ottenuto il permesso di lavorare.

I tre furono raggiunti da un decreto di giudizio immediato, a firma del gip Anna Paola Capano, ma optarono per il patteggiamento.

In base a quanto ricostruito durante le indagini, coordinate dal pm Maria Anastasia e condotte dai carabinieri con il supporto di specialisti dell’Europol, i tre avrebbero costituito un’associazione per la produzione e distribuzione di banconote false da 20, 50 e 100 euro.

Secondo l’accusa, M.M, soprannominato “Produzione”, avrebbe rivestito il ruolo di produttore materiale delle banconote false, con il compito di curare l’approvvigionamento dei materiali pregiati idonei a ingannare anche le macchinette in uso negli esercizi commerciali.

Secondo l’inchiesta, inoltre, il giovane studente avrebbe gestito vari wallet di cripto valute. A suo carico anche l’accusa di autoriciclaggio: fino al 2 novembre 2024, avrebbe effettuato 14 operazioni di conversione tra blockchain, per un controvalore di circa 5.700 dollari, reinvestendo i proventi illeciti ricevuti in Litecoin in altre criptovalute

Le spedizioni accertate ammontano ad almeno 188, destinate ad acquirenti in Italia e all’estero, in particolare in Spagna, Francia, Germania e Belgio.

I pagamenti venivano accettati tramite bonifici bancari e, prevalentemente, in criptovalute.

A.B., avrebbe avuto il ruolo di organizzatore all’interno dell’associazione, finanziando la produzione, gestendo gli ordinativi con i clienti e curando le fasi di progettazione. Bianchi era inoltre accusato di aver agevolato altri soggetti non identificati, permettendo l’uso degli stessi canali Telegram per l’offerta in vendita di stupefacenti, armi da fuoco e documenti identificativi falsificati.

N.P. si sarebbe occupato della gestione dei canali e gruppi Telegram.