Percosse, minacce di morte e pedinamenti verso la ex compagna. Condannato a 2 anni ed 8 mesi

Il 38enne mosso da un’irrefrenabile gelosia verso la compagna e il figlio di quest’ultima avrebbe provocato ad entrambi una serie di indicibili sofferenze

Si conclude con la condanna il processo a carico di un 38enne accusato di una lunga serie di minacce, offese e percosse verso la compagna, anche in presenza del figlio di lei. Non solo, poiché l’uomo non accettando la fine della relazione avrebbe perseguitato la ex con pedinamenti e appostamenti.

Nei giorni scorsi, il gup Sergio Tosi, al termine del rito abbreviato, ha inflitto la pena di 2 anni ed 8 mesi di reclusione nei confronti dell’imputato, originario del brindisino. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 10mila euro ed il risarcimento del danno in separata sede, in favore della vittima, assistita dall’avvocato Antonio Degli Atti. L’imputato risponde dei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.

L’inchiesta

I fatti si sono verificati in un paese a nord di Lecce, da giugno del 2021 fino a gennaio del 2022 ed hanno preso il via dalle numerose denunce della vittima.

In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Luigi Mastroniani nel corso delle indagini, il 38enne mosso da un’irrefrenabile gelosia verso la compagna e il figlio di quest’ultima avrebbe provocato ad entrambi una serie di indicibili sofferenze. È accusato di avere messo a soqquadro la casa e di essersi introdotto nell’abitazione, arrampicandosi sul palo della luce ed entrando attraverso il balcone.

E poi vengono contestate una serie di percosse, come quando il 36enne le strappava i capelli e le torceva il braccio, trascinandola per le scale o le puntava un coltello alla gola.  L’uomo l’avrebbe anche ripetutamente minacciata. In una circostanza, nell’ottobre del 2021, raggiungeva l’abitazione della donna e dopo averla sputata le diceva che le avrebbe “reso la vita difficile”.  Invece, 19 marzo del 2022, la minacciava, mentre la vittima cercava di chiamare i carabinieri, dicendole: “se mi fai danno ti taglio la gola”.

La Procura contesta all’uomo anche una lunga serie di atti persecutori, il quale arrivava a pedinarla fino a Lecce.  In una circostanza, dopo aver suonato insistentemente al citofono, sferrava colpi contro il portone dell’abitazione. E in un’occasione, alla presenza del cognato, la prendeva a calci e pugni e minacciava entrambi dicendo che “non sarebbe finita qui”.

Altre volte la seguiva fino al supermercato, le lasciava biglietti e lettere sotto il portone di casa e la chiamava per quasi cento volte.

L’uomo venne anche arrestato e condotto ai domiciliari con braccialetto elettronico.

 

 

 

 



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