‘Diarchia’, confermate in Appello sei condanne. Pena ridotta per il pentito Montedoro

Inoltre, i giudici hanno ridotto la pena per altri quattro imputati. Invece, Ivan Caraccio, 31enne di Casarano, è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa

Si conclude con la conferma di sette condanne, un’assoluzione e la riduzione delle pena per quattro imputati, il processo di secondo grado con rito abbreviato “Diarchia”. La sentenza è stata emessa dalla Corte di Appello (Presidente Vincenzo Scardia).

I giudici hanno inflitto: 11 anni, 10 mesi e 20 giorni per Tommaso Montedoro, 42enne di Casarano, assistito dall’avvocato Sergio Luceri, considerando l’attenuante della collaborazione ed eliminando la misura di sicurezza della libertà vigilata di 2 anni (condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi e assolto per il tentato omicidio Spennato, nel ruolo di mandante). E poi, 12 anni per Damiano Cosimo Autunno, 52enne di Matino e Giuseppe Corrado, 46enne di Ruffano (12 anni e 8 mesi); 6 anni ed 8 mesi anni per Maurizio Provenzano, 47enne di Lecce (7 anni); 5 anni e 8 mesi per Domiria Lucia Marsano, 41enne di Lecce (7 anni e 4 mesi). Al termine dell’udienza, è caduta una delle aggravanti contestate, per cui in base alla sentenza, l’associazione finalizzata allo spaccio non sarebbe stata “organica” all’associazione mafiosa.

Invece, Ivan Caraccio, 31enne di Casarano, difeso dall’avvocato Antonio Venneri, è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa e condannato per un residuo di pena a 4 anni e 6 mesi ed al pagamento di una multa di 16mila euro (10 anni).
Invece, è stata confermata la condanna a 20 anni per Luca Del Genio, 27enne di Casarano e Antonio Andrea Del Genio, 32enne di Casarano, entrambi accusati anche del tentato omicidio di Luigi Spennato; 2 anni ed 8 mesi per Sabin Braho, 35enne nato a Durazzo, ma residente a Brindisi; 1 anno, 1 mese e 10 giorni per Salvatore Carmelo Crusafio, 43enne nato in Svizzera, ma residente a Matino; 8 anni per Marco Petracca, 42enne di Casarano e 8 anni e 8 mesi per Lucio Sarcinella, 22enne di Casarano.

La Corte di Appello ha inoltre confermato il risarcimento del danno da quantificarsi in separata sede in favore del Comune di Casarano che attraverso il legale Francesco Vergine, si era costituito parte civile.

Ricordiamo che già in una precedente udienza, il sostituto procuratore generale Salvatore Cosentino ha chiesto una riduzione della pena in favore del pentito Tommaso Montedoro. Invece, era stata chiesta la conferma della condanna per tutti gli altri.
Gli imputati rispondono, a vario titolo ed in diversa misura, di “associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “detenzione di armi”, “ricettazione”e “furto aggravato”.

Il collegio difensivo è composto, dagli avvocati: Simone Viva, Attilio De Marco, Giuseppe Bonsegna, Giuseppe Corleto, Mario Coppola, Luigi Covella, Elvia Belmonte, Antonio Venneri, Antonio Piccolo del Foro di Bologna. Il collegio difensivo potrà proporre il ricorso in Cassazione una volta depositate le motivazioni della sentenza, entro il termine di 90 giorni.

L’ascolto di Montedoro

Il gup Cinzia Vergine, al termine del rito abbreviato, ha inflitto oltre 120 anni di carcere. Occore ricordare che il neo collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, durante le deposizioni in aula e nel corso degli incontri con gli inquirenti, ha sempre negato di aver fatto parte, così come Augustino Potenza, della Sacra Corona Unita.

Il pentito, ribadendo in buona parte quanto dichiarato nei verbali di collaborazione, si è soffermato sul traffico di droga. Non solo, anche sull’investimento in quattro società ed in attività imprenditoriali nel settore calzaturiero e nei parcheggi.

Riguardo i suoi rapporti con la scena politica cittadina, ha tenuto a precisare di essersi sempre tenuto lontano da quel mondo. Ad ogni modo, ha riferito un particolare episodio. Nel 2012, una persona legata ad un boss, gli avrebbe chiesto di intervenire per sbloccare la pratica amministrativa di una “cosa di riciclaggio di spazzatura”, Montedoro avrebbe però rifiutato, perché Potenza, suo ex socio in affari, era contrario per motivi ecologici.

I fatti di sangue

Tommaso Montedoro avrebbe confermato gli attriti sopraggiunti con l’ex socio in affari Augustino Potenza; dall’altra, avrebbe sostenuto, però, di non avere mai avuto interesse ad eliminarlo. Il pentito avrebbe indicato i nomi delle persone presumibilmente coinvolte nell’omicidio Potenza.

Riguardo Luigi Spennato, gli autori materiali del tentato omicidio, come sostenuto da Montedoro, sarebbero stati Andrea Del Genio ed una terza persona. Montedoro nei verbali di collaborazione, ha anche confermato la sua volontà di eliminare Caraccio, poiché quest’ultimo, a sua volta, voleva ammazzarlo. Avrebbe anche individuato il comando per eseguire il piano.

Gli arresti

Ricordiamo che nel maggio del 2017, venne eseguita l’operazione “Diarchia” a opera dei Carabinieri del Comando provinciale di Lecce e venne emesso un provvedimento di fermo per 14 persone, su richiesta della Dda del capoluogo. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci hanno evidenziato un processo di riorganizzazione del clan Montedoro che operava nel territorio di Casarano.



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