Operazione “Ghost Wine”, il Riesame dice sì al carcere per l’imprenditore Antonello Calò

È stato invece rigettato l’Appello della Procura per Antonio Domenico Barletta, funzionario dell’Icqrf e i due enologi Giuseppe Caragnulo e Vincenzo Laera che restano ai domiciliari.

Il Riesame dice sì al carcere per l’imprenditore vinicolo Antonello Calò, finito in manette l’11 luglio scorso, nell’ambito dell’Operazione “Ghost Wine”.

Il collegio (Presidente e relatore Stefano Sernia, a latere Francesca Mariano e Bianca Todaro) ha accolto l’Appello del pm Donatina Buffelli, dopo l’udienza camerale di ieri mattina.

La Procura aveva, infatti, impugnato l’ordinanza del gip Michele Toriello, con cui venivano concessi i domiciliari in favore del 64enne di Copertino, a seguito dell’interrogatorio di garanzia.

Stesso discorso per Antonio Domenico Barletta, funzionario dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari di Lecce ed i due enologi Giuseppe Caragnulo, 58 anni, di San Donaci e Vincenzo Laera, 38 anni, di Mesagne. In questo caso, però, il Riesame ha rigettato l’Appello della Procura e i tre arrestati restano dunque ai domiciliari.

La decisione di disporre il carcere per Calò è motivata “per la posizione di direzione e guida che ha nell’associazione”. Inoltre, l’imprenditore si trova ai domiciliari nell’abitazione ove ha sede l’Agrisalento e secondo il giudice Sernia “ciò gli offre la possibilità di intervenire direttamente nelle attività che in azienda si compiono”.

Invece, gli altri indagati “non sarebbero in possesso delle capacità che consentirebbero loro di superare gli ostacoli posti dalla custodia cautelare alla riorganizzazione delle attività illecite “. Riguardo il funzionario Barletta, aggiunge il relatore, “non ha più accesso al suo ufficio e alle informazioni che questo gli consentiva di procurarsi”.

Gli indagati sono assistiti dagli avvocati: Marco Castelluzzo, Stefano Chiriatti, Francesco Vergine, Massimo Manfreda.

Nelle settimane scorse, occorre ricordare, il gip Toriello ha concesso la riapertura di quattro aziende vinicole, per le quali era stato disposto il sequestro preventivo. Si tratta di: Agrisalento srl. di Copertino; Enosystem Srl sempre a Copertino; Megale Hellas srl di San Pietro Vernotico e C.C.I.B. Food Industry con sede a Roma. Il giudice ha nominato, per loro, un amministratore giudiziario e hanno ripreso a produrre vino.

Le accuse

I 41 indagati (molti a piede libero) dell’Operazione “Ghost Wine” rispondono a vario titolo ed in diversa misura dei reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e in registri informatizzati; frode nell’esercizio del commercio; vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine; contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari; riciclaggio e auto riciclaggio; attività di gestione dei rifiuti non autorizzata.

Le attività investigative hanno permesso di sgominare tre associazioni a delinquere in provincia di Lecce, che avevano messo in atto un sistema commerciale che permetteva di ottenere prodotto vinoso a basto costo, commercializzato successivamente come di qualità o addirittura biologico, Doc e Igt. Il tutto ha preso il via da un controllo a un’azienda all’interno della quale sono state trovate dai Carabinieri enormi sacche di zucchero.



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